Terremoto in Penisola sorrentina dopo il 1980 troppi box e poca prevenzione REPORTAGE

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Il Terremoto in Emilia ci porta a fare una riflessione per la Penisola sorrentina sui rischi ed sugli interventi sbagliati, e speculativi, per il dopoterremoto dell’80 in Irpinia che ha fatto danni e mietuto vittime anche qui.

Non vogliamo creare allarmismo, ma il diritto-dovere della stampa locale è anche quello di contestualizzare una problematica a livello del territorio di cui si occupa e noi ci occupiamo delle coste di Amalfi e Sorrento .

La Campania è un territorio a rischio, come lo è il Giappone e come lo è la California, chi più chi meno, come mezzo mondo, e fra questi la penisola sorrentina è un territorio che ha già dato e per questo bisognerebbe pensare a cosa si fa per evitare tali rischi nel futuro

.  La prima riflessione da fare è sulla sicurezza, quanto si investe, anche in tempo ed energie, oltre che progettazione, sui box e quanta sulla prevenzione? Chiediamo a due esperti uno nella protezione civile e uno nel campo dell’urbanistica.

Per il dopo 80′ nella zona da Vico Equense a Massa Lubrense , ma in particolare l’area che va da Piano di Sorrento a Sant’Agnello,  che si sia fatto poco per prevenire il rischio e l’organizzazione non sia delle migliori , ce lo conferma Giuseppe Coppola Peppe 105, responsabile della protezione civile e impegnato nel volontariato da anni: “La penisola è a rischio, si pensa poco alla sicurezza anche nelle costruzioni degli immobili ed a volte negli interventi post terremoto si è fatto più un danno che altro. Basti pensare alle iniezioni di cemento”. Dunque verrebbe da pensare che in penisola sorrentina ci si concentra a fare parcheggi, la cosiddetta boxlandia, più che a pensare alla sicurezza? “Questo non lo so, ma di certo bisogna intervenire per la prevenzione, qui si è a rischio a causa del tufo, a differenza per esempio di Positano o della Costiera amalfitana i sussulti sismici possono provocare danni per il movimento maggiore del tufo, non siamo al fenomeno della liquefazione, ma il rischio, in caso di terremoto, è altissimo e abbiamo il precedente del 1980”. Che quello di Coppola non sia allarmismo lo dicono anche alcuni segnali di pericolo; nel corso di un mese abbiamo calcolato, solo come Positanonews, la caduta di tre o quattro cornicioni. “I cornicioni non c’entrano con il rischio sismico, c’entra con la non manutenzione. Certo se la casa trema anche di poco, cadranno pericolossisime patacche di cemento. Nel 1980 sono intervenuti male – dice il professor Giuseppe Guida dell’Università di Napoli facoltà di architettura – nel senso che ha prevalso l’esigenza di spendere a gogò più che fare interventi fatti bene e mirati, vedi ad esempio la chiesa di Massaquano: te la ricordi piena di iniezioni di cemento? Quelle non servivano, o almeno non ne servivano tante o comunque ci volevano anche altri interventi, oppure quasi niente viste le sue condizioni. Ci sono migliaia di cosiddetti piccoli interventi che sfuggono alle necessarie verifiche sismiche: ristrutturazioni che prevedeono abbattimenti di muri, rinforzi di solai, aperture di vani scala, piattabande di finestre, ma anche la realizzazione di una piccola cantina o di una vasca per la raccolta delle acque reflue…”.

In basso video del terremoto del 1980 che ha colpito Avellino e l’Irpinia in Campania, arrivato anche a Piano di Sorrento