Un trombone per il teatro Verdi

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Questa sera alle ore 21, si esibirà il trombonista slavo Daniel Breszynsky, in duo con il pianista Nicolas Dessenne

 

 Di Olga Chieffi

 

Evento clou della stagione concertistica del teatro Verdi di Salerno, questa sera, alle ore 21, quando i riflettori del massimo cittadino si accenderanno su un duo, certamente inedito per la nostra ribalta, composto dal trombonista slavo Daniel Breszynsky e dal pianista Daniel Dessenne. Impegnativo e prestigioso il programma proposto dalla formazione che rappresenta un vero e proprio viaggio nella letteratura trombonistica dal XVII secolo ad oggi. Breszynsky principierà il suo rècital con la Sonata Prima per trombone e pianoforte di Dario Castello, musico veneziano. Lo stile di questa sonata presenta sezioni imitative, come nelle canzoni strumentali di Andrea e Giovanni Gabrieli e passaggi fortemente ornamentati come nei libri di diminuzioni di Girolamo dalla Casa e Giovanni Bassano, ricche cioè di tutti i mezzi tramite i quali all’epoca si cominciava a distinguere uno stile compositivo prettamente strumentale da quello vocale di mottetti e madrigali. In cui, però, agli strumentisti è richiesto di imitare quanto più possibile la voce umana. Seguirà una trascrizione del Concerto in Sol Maggiore di Johann Sebastian Bach , ma qui andiamo a lume di naso, poiché il programma non indica il numero di catalogo, e dovrebbe essere il BWV 592 a sua volta una trascrizione da un concerto di Ernst di Sassonia. Si continua con lo stile barocco di Giovanni Paolo Cima di una sonata per trombone e pianoforte, caratterizzata da quell’  evidente  tentativo di passare dalla polifonia alla monodia anche attraverso il maggior sfruttamento della parti strumentali e di timbri particolari. Nicolas Dessenne concederà un po’ di pausa al labbro del trombonista eseguendo il preludio e fuga in Sol minore di Johann Sebastian Bach, di un’impetuosità spavalda che l’apparenta, in modo meno arioso, al grande modello in Re minore. E siamo ancora al trombone che eseguirà il concerto n°3 in Mi bemolle maggiore, ancora una trascrizione, stavolta dalla splendida pagina per corno composta da Wolfgang Amadeus Mozart, nel 1783, caratterizzata da quella colorazione virtuosistica che tinge l’Allegro e il Finale, una vera e propria scena di caccia, e dalla seria profondità d’espressione della Romanza centrale. E siamo all’ Improvvisazione n°1 per trombone solo di Enrique Crespo, compositore uruguagio che ha portato in tempi contemporanei alla massima espressione il trombone. Ancora una pausa per Breszynsky con il pianista impegnato nella Sonata n°14 in Do diesis minore op.27, di Ludwig van Beethoven, il celebrato Chiaro di luna, la cui maggiore novità è rappresentata dalla sonorità pianistica, la ricerca della delicatezza del tocco, un suono in “sordino”, ma senza pedale. Breszynsky, regalerà al pubblico uno dei pezzi più ardui per trombone, il concerto di Henri Tomasi, una pagina che racchiude diversi stili diversi, da  Maurice Ravel a Claude Debussy sino Tommy Dorsey, del quale si intuisce nel tema d’apertura la suia “Getting Sentimental Over You”.  Il pezzo impegna molto anche il registro acuto  dello strumento, dove Tomasi si diverte a giocare, anche se è dura sulle labbra, accompagnadoci su di una specie di passeggiata sul filo del rasoio. Da Tomasi al Ravel de “La valse” , con il sussurrare misterioso dell’inizio, col suo fremito sordo che pulsa sotterraneo ma chiaramente avvertibile, che indica che sta per venire alla luce qualcosa di luminoso, ma allo stesso tempo,  un senso d’inquietudine, serpeggia l’ombra del dubbio. Ecco che, dopo parecchi tentativi d’emergere dalla bruma, il tema appare: è leggero, frivolo e frizzante e porta con sé un senso di felicità. Con movenze feline e voluttà cromatiche questo tema sale, scoppia e trionfa, poi cade, si dissolve, riappare ancora più esasperato, sale di nuovo in un frenetico crescendo fino al più parossistico fortissimo. Finale affidato al trombone ancora con una valse, ma stavolta di Arthur Pryor, dalla fresca e raffinata invenzione.