LETTERA APERTA AI PRESBITERI DELLA CHIESA SORRENTO-C.MARE E AI MOVIMENTI ECCLESIALI

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Il neoVescovo don Franco, per il quale ho gridato: “evviva” in piazza Tasso nel giorno solenne del suo insediamento, ha deciso di seguire pedissequamente le abitudini del Vescovo Felice tanto da bistrattare come lui la sua chiesa che è la Cattedrale di Sorrento. In che modo mi direte? Lo dico subito. Come deciso dal Vescovo Felice, don Franco presiederà l’Eucaristia nella solennità di Pentecoste, non già in Cattedrale ma a Pompei in una chiesa parrocchiale di Sorrento-Castellammare. A me che gli dicevo per telefono (sapendo che si trova a Roma per la Conferenza episcopale) che mi sembrava necessario vegliare in preghiera in Cattedrale in quella solennità, come nella veglia pasquale, soprattutto con i Movimenti ecclesiali, vedi C.N.C. e R.nello Spirito, egli rispondeva che a ciò si poteva pensare per l’anno venturo quando ci sarebbe stata una consultazione più ampia in diocesi. A me che ribattevo che purtroppo dal suo ingresso in diocesi mai aveva celebrato l’Eucaristia o altre celebrazioni liturgiche nella chiesa Cattedrale, neppure nella solennità dei Santi Filippo e Giacomo, titolari della Cattedrale e nella solennità dell’Ascensione del Signore, egli rispondeva che difatto aveva celebrato l’Eucaristia in Cattedrale un venerdì con alcuni rappresentanti di congreghe di Sorrento. Di questo passo mi sapete dire dove può andare la nostra Chiesa diocesana? Secondo me lì dove l’ha portata il Vescovo Felice coi suoi più stretti collaboratori, alternatisi secondo il cambiamento della luna. La luna di miele, secondo me, il Vescovo Felice l’ha vissuta coi Vicari generali Scognamiglio e Starace e con il cancelliere Somma Antonino di prima e seconda nomina. Aggiungerei il Parroco della Cattedrale, don Carmine Giudici. Allora mi viene spontaneamente di privare (non in piazza Tasso ma nella chiesa di San Biagio questa volta): evviva il vescovo Felice coi suoi gioielli!

Post scriptum: sto meditando sull’eventualità di concludere la mia giornata terrena a Bose (TO) con il Monaco scrittore (anche lui attaccato ferocemente in questi ultimi mesi come fosse un eretico). In questo modo non darei più fastidio al Vescovo Felice e risparmierei a lui ed ai suoi Vicari generali nonché ai Parroci di Sant’Agnello e Santa Lucia i processi (quello canonico e quello civile) che non si sono potuti tenere durante il suo Episcopato per il mancato nullaosta. Manco la briga di rispondere all’avvocato da parte del Vescovo Felice e non una sola volta ma diverse volte a diversi avvocati. Ripeto la domanda postami sopra. Questa volta formulata così: dove siamo? Forse siamo caduti dalla brace (Vescovo Felice) nella padella (Vescovo Franco). Mi sto perciò rivolgendo nella preghiera soprattutto ai catechisti del Cammino Neocatecumenale Patrizio e Marisa di venerata memoria perché il nostro don Franco riceva l’abbondanza dei doni dello Spirito in occasione della Pentecoste prossima così come il Vescovo Tonino Bello, che lui, penso, voglia imitare, uscì trasformato dalle aule del Concilio Vaticano II insieme al Cardinale Lercaro e al Monaco Dossetti di cui desidererei rileggere quanto detto in occasione della Conferenza Pubblica tenuta a Sorrento per iniziativa dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, che volle celebrare così un anniversario del suo illustre rettore: il professor Lazzati. Proprio per rendere omaggio a tanto illustre personaggio, il Monaco Dossetti, che fu alla costituente uno degli artefici della nostra costituzione repubblicana, interruppe il suo lunghissimo silenzio della clausura monacale. Forse vi chiedete: perché proprio i Catechisti Patrizio e Marisa di f.m.? Lo dico subito: perché all’inizio del suo Episcopato, nella nostra diocesi, il Vescovo Felice, dopo averli ascoltati per la prima volta, li accompagnò in ascensore alla porta e poi si accommiatò da loro dicendo: “qui comando io”. Difatti egli ha comandato, come ha fatto egregiamente anche il Premier Berlusconi, per circa un ventennio. Perciò ci troviamo tutti con l’ossigeno, sia nell’ambito clericale che civile. Nell’ambito clericale, per fortuna, solo a Sorrento e Castellammare; nell’ambito civile, purtroppo, in tutta Italia. Tutto ciò anche per merito dei presidenti della CEI ultimi e di molti Cardinali, soprattutto quelli elevati ultimamente allo stato principesco. Dico ancora che alcuni italiani che forse gioirono tantissimo alla discesa in campo del Premier Berlusconi, vorrebbero non solo il suo ritorno ma anche quello dell’Onorevole Bossi. Se qualcuno volesse sapere da chi ho appreso del fattaccio riguardante i catechisti Patrizio e Marisa lo dico subito: dal Catechista del C.N.C. Gianni Parmentola di cui il Vescovo Felice si fidava tanto da affidargli tutte le borse diocesane. Un matrimonio perfetto quello tra Gianni Parmentola e il Vescovo Felice, forse dovuto alla volontà comune di punire lo sbarazzino fra’ Nicola. Permetterà il neoVescovo che fra’ Nicola ritorni nella sua piccola comunità del San Marco dovuto proprio al catechista Gianni Parmentola che mostrò a fra’ Nicola il corpo del reato quando lo licenziò. Qual era il corpo del reato? Il testo di un murales, per dirla come un giornalista, che fra’ Nicola aveva fatto affiggere sulle mura di Castellammare di Stabia; quel manifesto fu affisso dopo la sua itineranza in Argentina coi Catechisti del C.N.C.; allora la torta che fra’ Nicola voleva consumare coi suoi confratelli e col Vescovo Felice per dire qualcosa anche sulla sua itineranza, la potè consumare solo con i suoi familiari (non senza annacquarla con le lacrime) perché nessun confratello, eccetto don Pasquale Ercolano che accompagnò il Vescovo, si presentò all’appuntamento nella Casa dei salesiani di Pacognano in Vico Equense.  Abbracci fraterni in Cristo, fra’ Nicola de’ clochard

 

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