Napoli, biblioteca Girolamini, cinque arresti . Perquisita abitazione di collaboratrice di Dell´Utri

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 Cinque persone sono state arrestate dai carabinieri per la tutela del Patrimonio artistico per il furto di antichi volumi e manoscritti custoditi (257) nella Biblioteca dei Girolamini di Napoli. In carcere anche Massimo Marino De Caro, direttore della struttura fino al 19 aprile quando aveva annunciato la sua autosospensione dall’incarico.

Ordinanze di custodia cautelare, emesse dal Gip di Napoli, anche per l’argentino Eloy Alejandro Cabello, l’ucraino Viktoriya Pavlovskiy, l’argentina Paola Lorena Weigandt e Mirko Camuri.

Secondo il procuratore aggiunto, Giovanni Melillo, la biblioteca ”e’ stata mutilata” da un ”disegno criminoso”

  Già nei giorni scorsi era arrivata la notizia anche don Sandro Marsano, il conservatore della biblioteca dei Girolamini, è indagato nell’ambito dell’inchiesta sulla scomparsa di molti volumi antichi. Mercoledì 23 maggio, invece, i carabinieri hanno sequestrato sette stanze “segrete” su indicazione di un custode.

 La Procura di Napoli ha poi disposto diverse perquisizioni, tra cui quella dell’intero complesso monumentale. Un decreto di perquisizione è stato notificato anche a Maria Grazia Cerone, di 31 anni, collaboratrice del senatore del Pdl Marcello Dell’Utri. I magistrati fiorentini hanno trasmesso alcuni atti di indagine ai colleghi napoletani titolari dell’inchiesta sul furto. La procura di Firenze indaga per corruzione su De Caro e sul senatore del Pdl Marcello dell’Utri. L’indagine – coordinata dai pm Luca Turco e Giuseppina Mione e condotta dai carabinieri del Ros – nasce come costola di quella sui Grandi Eventi e sulla gestione del Credito Cooperativo Fiorentino, presieduto fino al 2010 dall’onorevole Denis Verdini. Secondo l’accusa, Dell’Utri «sfruttando il suo ruolo istituzionale» avrebbe «favorito, con la collaborazione di De Caro, gli interessi degli imprenditori russi Viktor Vekselberg e Igor Akhmerov, operanti in Italia nel settore delle risorse energetiche». Dell’Utri avrebbe ricevuto «da tali soggetti, per il tramite di De Caro, consistenti somme di denaro, solo apparentemente giustificate dall’acquisto di un documento antico». Secondo gli investigatori fiorentini, De Caro avrebbe interessi in comune con gli imprenditori russi, che stavano lavorando a un progetto, poi non realizzato, per la costruzione di un impianto fotovoltaico a Gela, in Sicilia. Spunto d’indagine è stato un versamento da 400 mila euro, fatto nel 2009 da De Caro sul conto di Dell’Utri al Credito Cooperativo Fiorentino: la causale era il pagamento di un incunabolo.

Ordinanze di custodia cautelare, emesse dal gip di Napoli, anche per l’argentino Eloy Alejandro Cabello, l’ucraino Viktoriya Pavlovskiy, l’argentina Paola Lorena Weigandt e Mirko Camuri. Le indagini sono state condotte dai carabinieri per la tutela del patrimonio artistico e coordinate dalla Procura di Napoli. Accertamenti in corso nei riguardi di un altro cittadino argentino, Cabello Cesar Abel, individuato e sottoposto a perquisizione poche ore prima di imbarcarsi su volo diretto a Buenos Aires. Secondo il pm con «più azioni esecutive anche in tempi diversi di un medesimo disegno criminoso, si appropriavano di manoscritti, volumi e beni costituenti il patrimonio librario» della biblioteca Girolamini: ben 257 volumi. È questa l’accusa della Procura di Napoli rivolta ai cinque arrestati.

– Una biblioteca, scrive il procuratore aggiunto, Giovanni Melillo, «gravemente e forse irrimediabilmente smembrata e mutilata». Per la Procura di Napoli, Massimo Marino De Caro, nella sua qualità di direttore della Biblioteca statale oratoriale annessa al Monumento nazionale dei Girolamini, Sandro Marsano, nella sua qualità di Conservatore della Biblioteca e sottoposto a indagini, Eloy Alejandro Cabello, Viktoriya Pavlovskiy, Abel Cesar Cabello e Paola Lorena Weigandt, «quali collaboratori personali di De Caro, si appropriavano di manoscritti e di altri beni, con l’aggravante di aver cagionato all’amministrazione dei beni culturali, con condotte realizzate dopo aver acquisito il sostanziale controllo dei luoghi adibiti alla custodia dei beni librari e una pressoché assoluta libertà di movimento all’interno dei medesimi in capo anche a soggetti estranei all’amministrazione pubblica e alla congregazione religiosa». Il tutto, scrive Melillo, determinando un «danno patrimoniale allo stato non ancora determinabile, ma di ingente quantità». Sono in corso accertamenti, anche mediante richieste di assistenza giudiziaria internazionale, «volti ad individuare le modalità operative, i canali di commercializzazione dei libri e dei manoscritti sottratti nonchè ad individuare i beni librari recuperabli». Inoltre, i carabinieri hanno esaminato alcuni filmati delle videocamere di sorveglianza nei quali si vedono Massimo Marino De Caro e altre persone portare fuori dalla biblioteca, nelle ore serali, scatoloni e borse, probabilmente pieni di libri.

 Giorni fa una prima svolta nell’inchiesta sul furto di migliaia di volumi dalla storica biblioteca dei Girolamini. In un deposito in provincia di Verona, già sequestrato nelle scorse settimane, i carabinieri del nucleo tutela beni ambientali trovarono un migliaio di libri antichi. Duecentoquaranta sono certamente trafugati dalla struttura di via Duomo, come si evince dai timbri; sugli altri sono in corso accertamenti. Proprio in provincia di Verona vive Marino Massimo De Caro, il direttore della biblioteca appena arrestato. Grazie ad alcuni documenti sequestrati, i carabinieri del nucleo tutela dei Beni culturali hanno accertato che molti testi trafugati dalla biblioteca sono già stati venduti anche all’estero, in particolare negli Stati Uniti, in Inghilterra e in Giappone.

Al direttore della Biblioteca, già commerciante di libri antichi e collaboratore dell’ex ministro Galan, oltre che con un passato di console onorario del Congo, responsabile delle pubbliche relazioni dell’Inpdap nel Nord-Est, di manager del gruppo Renova dell’oligarca russo Victor Vekselberg e una stretta amicizia con il senatore Marcello Dell’Utri, viene contestata un’inadeguata competenza per il ruolo che occupa. Contestazione che lui ha seccamente respinta. Nei giorni scorsi, con il Corriere del Mezzogiorno, de Caro aveva provato ad abbozzare una linea di difesa: «Mi sono laureato a Siena, ho insegnato Storia e tecnica dell’editoria nei master di specializzazione dell’Università di Verona. Sono stato consulente del cardinale Mejia, bibliotecario del Vaticano, ho pubblicato un libro su Galilei, sono stato direttore della Biblioteca del Duomo di Orvieto». Invece, oggi si scopre che l’unico titolo di studio certo, dopo che Gianantonio Stella, sul Corriere della Sera, ha verificato l’insussistenza di tutti gli altri, è quello ottenuto in Sudamerica, dall’Universidad Abierta Interamericana, grazie alla donazione di alcune opere di Galileo Galilei e di un pezzo di meteorite del deserto.

Era stato lo storico dell’arte, Tomaso Montanari, a denunciare i primi sospetti in un articolo su Il Fatto quotidiano, e sul Corriere del Mezzogiorno dopo aver dedicato una visita alla Biblioteca, ricca di oltre 150 mila manoscritti e volumi, e averla trovata in preda al disordine. Poi, una lunga petizione, firmata da centinaia di intellettuali, è stata spedita al ministro della cultura Ornaghi.

 Michele Pappacoda e Giovanni Farzati