LE DEMOLIZIONI IN CAMPANIA, STORIA DI UNA COSCIENZA DEVIATA, DI UN GIUSTIZIALISMO TACIUTO.

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Pubblichiamo questo articolo di risposta in ordine a quanto apparso su “La Repubblica” in data 17/05/2012 dal titolo “nuovo blitz del Pdl” nel quale con atteggiamento del tutto pregiudiziale si tratta del “caso Campano” delle demolizioni di prime ed uniche case di necessità. Rileviamo una serie di gravi imprecisioni ma anche di informazioni falsate.

LE DEMOLIZIONI IN CAMPANIA, STORIA DI UNA COSCIENZA DEVIATA, DI UN GIUSTIZIALISMO TACIUTO.
COMITATI E ASSOCIAZIONI UNITE IN DIFESA DEL DIRITTO ALLA CASA MONTI LATTARI, AREA TORRESE- STABIESE, PENISOLA SORRENTINA, AREA FLEGREA, AREA VESUVIANA, CAVA DE’ TIRRENI, PROVINCIA DI NAPOLI, SALERNO, CASERTA, TRAMONTI, CORBARA S. EGIDIO DEL MONTE ALBINO-S.MARIA LA CARITA’-S.ANTONIO ABATE.

Pur certi che quanto di seguito, difficilmente possa essere oggetto di personale lettura, siamo in dovere di illustrare alcuni fondamentali aspetti, a nostro dire, di quello che è ormai diventato un vero e proprio “caso campano”, da più parti sottovalutato, da altre superficialmente ricondotto a luoghi comuni. Aspetti che tentiamo di illustrare se non altro perchè viviamo in prima persona un fenomeno che, per la particolarità e la complessità che lo caratterizza, sta finendo per assumere le forme di un dramma sociale senza precedenti.

E’ ormai noto che sono più di 70000 le demolizioni in via d’esecuzione di prime ed uniche case di necessità, stimate su tutto il territorio campano. A breve, come già vergognosamente accaduto per molte, saranno in migliaia le famiglie, a rimanere prive dell’ unica abitazione a loro disposizione, frutto di stenti e di sacrificio. Demolizioni che ad oggi hanno interessato uniche case di onesti lavoratori, costretti da un’Amministrazione inadempiente a costruirsi illecitamente un tetto per la propria famiglia, a causa di una secolare e ormai sedimentata situazione d’inerzia, che vede la stragrande maggioranza dei comuni Campani sprovvisti di un adeguato disegno urbanistico che possa disciplinare la necessità abitativa.

Ciò nondimeno, in via preliminare, è nostra premura ed interesse sottolineare che i Comitati e le Associazioni Unite in difesa del diritto alla casa, resisi protagonisti di non poche riuscite manifestazioni, raccolgono solo ed esclusivamente quelle migliaia ( 70000) di nuclei familiari provenienti da tutta la Regione Campania, sprovviste di ogni altra risorsa abitativa, e che hanno costruito in assenza di adeguati strumenti urbanistici, o in presenza di quadri normativi e pianificazioni del territorio obsoleti, per non dire, a volte, pianificazioni del tutto inesistenti. Nuclei familiari che soltanto una lunga attesa ( nostro malgrado anche da 30 – 35 anni), per l’assegnazione di una casa popolare approdano, costretti da tali circostanze, alla costruzione di una abitazione abusivamente realizzata. Raccolgono nuclei familiari che versano in una condizione economica talvolta di evidente disagio talaltra in una situazione dignitosa ma non sufficiente a sostenere l’acquisto a prezzo di mercato di una casa, né a sostenere alti canoni di locazione (in questo senso -“necessità”).
Nuclei familiari, che approdano dunque all’ abuso in sé, solo in ultima istanza, quale tentativo ultimo e disperato di risoluzione, dopo aver tentato, preventivamente, di percorrere tutte le strade della legalità, rivendicando un giusto diritto, quale quello ad una dignitosa abitazione, presentando regolare autorizzazione a costruire su suolo di proprietà, che si sono visti negata non perché quel suolo fosse qualificato come “zona a dissesto idrogeologico”, non perché vi gravasse un vincolo di natura archeologica, ma perché lo strumento urbanistico troppo risalente, non permetteva in alcun modo la costruzione di una abitazione regolare, (ma eventualmente di un’opera di pubblico interesse – caso Bacoli-).

Tale non è la situazione relativa ai profili speculativi della problematica, senz’altro di grande gravità, dai quali prendiamo le distanze. Ma siamo in dovere di dire che l’attività demolitoria delle Procure è apparsa dirigersi solo ed unicamente sulle case di onesti lavoratori, la cui demolizione non richiede costi eccessivi, rimanendo in piedi l’affarismo turistico-alberghiero ed il più forte abusivismo di speculazione.

Tanto premesso, chiediamo che le Istituzioni, di ogni ordine e grado, di qualsivoglia colore politico, possano muoversi nella direzione di una rivisitazione dei piani urbanistici, nella rivisitazione di un regime vincolistico ingiustificatamente ed eccessivamente impositivo ( che non ha sortito che l’ unico effetto di moltiplicare oltremisura il fenomeno dell’abusivismo speculativo e di necessità), affinché possa aversi uno sviluppo dell’urbanistica all’insegna della legalità e nel pieno rispetto dell’ambiente.

Rimettiamo alla discrezionalità del legislatore, una soluzione condivisa congrua ed idonea.

Aspetti, quelli rappresentati, che ci appare opportuno adeguatamente affrontare.