Gennaro Cardaropoli: Voce Sola

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Il giovanissimo violinista si esibirà questa sera alle ore 19,30 nella sala concerti dell’Associazione “Antonio Vivaldi” di Sapri

 

Di Olga Chieffi

Sarà il giovanissimo violinista  Gennaro Cardaropoli allievo del Maestro Stefano Pagliani presso il conservatorio di Musica “Santa Cecilia” di Roma, ad essere l’assoluto protagonista dell’appuntamento domenicale dell’Associazione “Antonio Vivaldi” di Sapri, guidata da Alessandra Maresca. L’appuntamento è alle ore 19,30, nell’abituale cornice dell’Auditorium di Via Kennedy, ove il solista proporrà musiche di Bach, Paganini, Kreisler, Wieniawski, Ysaye. Si comincerà con la prima sonata di Johann Sebastian Bach, BWV 1001 in sol minore. Bach trattò solisticamente il violino soltanto durante gli anni di Köthen, e proprio  in questo periodo compose una delle sue più importanti raccolte strumentali: la serie delle “Tre sonate e Tre partite per violino solo” (BWV 1001-1006). Questa raccolta si colloca al vertice assoluto della letteratura violinistica di tutti i tempi. L’impiego delle doppie corde, degli accordi, delle successioni ritmicamente uniformi, dei salti, delle arcate più varie, la melodia che si fonde con l’accompagnamento, sono delle vere e nuove conquiste tecniche legate all’elevazione artistica dello strumento, e quindi presuppone la presenza e la disponibilità, in quel periodo, di uno strumentista dalle straordinarie capacità esecutive. Le tre Sonate per violino solo rivelano una struttura formale molto simile. Tutte impiegano i quattro movimenti (lento-veloce-lento-veloce) della sonata da chiesa. Il secondo movimento è sempre una fuga; il primo, secondo e quarto movimento sono sempre nella stessa tonalità e il terzo in una molto vicina. Il finale abbandona il contrappunto per una sola e brillante linea melodica in stile da concerto. L’Adagio introduttivo della Sonata n. 1 in sol minore è caratterizzato da uno stile particolarmente fantasioso e rapsodico, con colossali accordi a quattro voci che abbracciano due ottave, e volatine e abbellimenti pieni di estro. Il terzo movimento è una tenera siciliana in si bemolle maggiore che sfrutta il lento ritmo ternario così spesso associato dai compositori del diciottesimo secolo a motivi pastorali e alla scena della natività. Il finale preferisce un andamento lineare vivacissimo, in stile riccamente ornato, contenuto dentro una forma di danza in due sezioni. Tre i capricci di Niccolò Paganini, scelti da Gennaro, il n°1 in Mi maggiore che ricorre ad ampi arpeggi balzati dell’archetto che ha da volteggiare elastico, sinuoso e senza sosta sulle corde, secondo un virtuosismo musicalissimo e di vorticosa leggerezza, il n°2, in si Minore, caratterizzato da sbalzi di registro continuo e allargamenti della mano sinistra, vede uniti una nota-pedale che si ripete uguale in continuazione ora al grave, ora all’acuto e una frase composta, dolente nei respiri semitonali e nel discendere per gradi congiunti, con un carattere malinconico e introverso, accentuato da lunghe e ardue escursioni cromatiche, e il n° 20  in Re Maggiore, ove in Allegretto ricorre un procedimento pastorale e imitativo (la terza corda fatta risuonare a vuoto con sopra un caratteristico disegno melodico il tutto a mo’ di zampogna natalizia) prima di un minore mediano di contrasto ritmico. Il portrait del genio genovese sarà sigillato dalle variazioni sull’aria paisielliana “Nel cor più non mi sento”, con il tema, già nello spirito della variazione notato su due pentagrammi esposto con accompagnamento più contorno e catene di pizzicati e trilli-pizzicati con la mano sinistra, per sottolineare le parole dell’aria “ Mi pizzichi, mi stuzzichi, Mi pungichi, mi mastichi”. A completare il prestigioso programma il Recitativo e Scherzo op.6 di Franz Kreisler dedicato nel 1911 al virtuoso belga Eugene Ysaÿe, “le maitre et l’ami,” il maestro e l’amico. La prima parte “Recitativo e Scherzo” è contrassegnata dalla indicazione “Lento con espressione” e vede susseguirsi brevi enunciati melodici, partendo dalle note più gravi per inerpicarsi sul registro acuto in un susseguirsi di suggerimenti sempre più fitti. Il “Capriccio” frenetico e brillante, è, invece, un pirotecnico trionfo di note. Ed ecco la dedica di Eugene Ysaye a Franz Kreisler, quella sonata n°4 in Mi minore che propone di nuovo l’antico modello della suite di danze. Nello specifico vi si possono cogliere richiami ai movimenti della Partita Prima BWV1002 di Bach. Se gli archetipi dei tempi di danza dei tre movimenti sono ben riconoscibili, Ysaye sa tuttavia reinterpretarne il carattere, specie metrico e ritmico, nella chiave di un mirabile pastiche neoclassico in cui ha un ruolo decisivo la scrittura contrappuntistica. Finale con il virtuosistico Capriccio op.18 n°4 in La Minore di Henryk Wieniawski, il Paganini polacco, con la sua pagina virtuositica ma galante e leziosa.