L’ISTITUTO COMPRENSIVO STATALE DI META “Buonocore Fienga “ in visita al borgo marinaro del “Purgatorio"

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di lucio esposito

Zaino in spalla, cappellino giallo e tanta voglia di vedere, capire e incontrare, le professoresse accanto e in riga per due, in tasca il premio 2012 FARE IL GIORNALE NELLE SCUOLE IX EDIZIONE. Una escursione a metà tra Meta sotterranea e piccoli archeologi, alla ricerca di una chiesetta e industriosi luoghi di lavoro che hanno avuto il loro periodo vivo, attivo, d’oro oserei dire, nel 1700 e nel 1800.

Sui volti dei ragazzi la meraviglia di chi si accorge che a pochi metri dal centro super urbanizzato trova angoli di natura intatta o quasi, poesie di pietre e verde naturale.

L’artefice della nascita di questo luogo, ormai della memoria, è il vallone con il suo rivolo, in quanto producendo, con il trasporto di detriti, una spiaggia, ove i primi pescatori del seicento tiravano in secco le loro barche, poi la facile lavorabilità del tufo, e grotte già esistenti ha fatto sì che si sviluppasse un vero e proprio industrioso paese, con le sue attività, le sue strade, i suoi abitanti e la chiese, che raccoglieva preghiere, offerte e lacrime.

A quella dei pescatori, raccoglitori del mare, segue una seconda fase produttiva, favorita anche da Carlo III di Borbone, in cui ci si ingegna nella costruzione di barche, via via sempre più grandi, ma tutte categoricamente a vela, come raffigurate nelle stampe antiche, pubblicate recentemente in “Terra delle Sirene”.

La materia prima arrivava proprio attraverso il rivolo, infatti tronchi di quercia e pino giungevano dalle colline retrostanti.

Intorno a questo nuovo mondo abbiamo: armatori, capitani, marinai, scuola nautica e tutto uno stuolo di indotto che produce cordame, vele, forni per gallette, mastri calafatai e nostromi intraprendenti, che saranno poi la nostra eccellente tradizione marinara.

Nei grandi cortili interni dei palazzi di alcune case metesi le donne erano intente a cucine le vele e a preparare gli strapuntini per i loro uomini.

La giornata lavorativa si apriva e si chiudeva in chiesa, casa tra le case, a cui affidare le proprie speranze e le proprie attese. Ho risparmiato ai ragazzi il racconto delle lacrime, tante, versate in quella diruta chiesetta, che oggi si stenta a riconoscerla, quante madri e quante mogli, quanti figli non hanno visto ritornare la barca, piccola o grande che sia, del loro congiunto. La chiesa fu voluta dalle famiglie di Armatori Fienga e Cacace, attualmente il paliotto dell’altare è sistemato nella sagrestia della Chiesa di Santa Maria del Lauro, e il quadro pala d’altare, del pittore Giuseppe Mancinelli, è posto nel Cimitero di Meta e gli arredi argentei presso la curia di Sorrento.

 Il culto della vergine del purgatorio. Perché la chiesa è intitolata alle ANIME DEL PURGATORIO?

Perché non qualche altro santo, come santa Maria delle Grazie in Marina di Cassano, o Santa Maria della Lobra in Massa Lubrense? Come Santa Maria di Portosalvo alla Marinella (originaria di Marsala) di Sant’Agnello?

Sono affascinato da un parallelismo tra la Madonna venerata nella Chiesa e la formula in uso per il varo delle imbarcazioni, usata un pò in tutto il regno di Napoli e delle Due Sicilie. Le Anime del Purgatorio sono le prime ad essere ossequiate nella formula recitativa, poi Gesù e poi San Giuseppe, falegname e protettore dei maestri d’ascia, attività predominante, in quell’inizio ‘700, l’uso del fuoco per curvare e sagomare i legni, del fasciame, dei madieri e della chiglia. Attività comunque ancora presente in Marina di Meta, ove recentemente è stato prodotto l’albero maestro di una importante imbarcazione.

Dal libro “USI E COSTUMI CREDENZE E PREGIUDIZI”

Comunque, ecco gli usi dei nostri pescatori quando s’è costruita una barca e s’ha a varare.

 

“* Nel momento di vararsi una barca, il costruttore

comincia a recitare un paternostro e un avemaria alle

anime del purgatorio , poi un credo a Gesù , indi un

altro paternostro ed un’altra avemaria a S. Giuseppe

e finalmente domanda (al padrone che gliela ha com-

messa) : — ” Siete contento del mio lavoro ? mi bene-

dite il danaro che mi avete dato ? „ Il padrone delia

barca risponde:—” Sì „, Il costruttore ripiglia: — “Ed

io vi benedico la barca; e (rivolgendosi a questa) io

ti benedico le prime parole che dissi per te ; ii be-

nedico tutte le volte che son passato dalla poppa alla

prua. Il mio pensiero è stato sempre quello di farti

ben diritta; io ti benedico tutti i colpi d’ ascia che ti

ho dati ; ti benedico tutti i chiodi che ti ho piantati;

ti benedico, o barca, nel nome dell’Arca Santa e della

SS. Trinità „. E così dicendo dà due colpi d’ascia in

croce sulla poppa, e la barca si vara „. (Messina) ^

 Leggibile in internet al sito : http://www.archive.org/stream/usiecostumicred00pitrgoog#page/n5/mode/2up

Non posso non ringraziare il sig. Francesco del vicino circolo vela latina ed il suo amico che hanno contribuito a mettere in sicurezza il saliscendi tra gradini scavati nel tufo e passaggi angusti, e soprattutto la pazienza delle gentili professoresse che hanno accettato tutto quanto proposto.

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