Giovani, anziani, asili nido e soldi per il Sud ecco il progetto del governo per l´equità

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Fondi Ue anche per l’innovazione delle imprese. Aiuti straordinari per il Mezzogiorno. Monti: “Abbiamo messo la giustizia sociale al centro della nostra azione”. Litigano Pd e Pdl sull’efficacia del progetto. Ma è buona l’accoglienza dei governatori meridionali. Camusso: “E’ un primo passo”. La Lega: premier contro il Nord

 

UN PIANO per l’equità e la crescita destinato in primo luogo al Sud. L’ha varato ieri il Consiglio dei ministri. Attraverso una riprogrammazione delle risorse comunitarie, definita dal ministro della Coesione Territoriale, Fabrizio Barca, arriveranno 2,3 miliardi di euro circa: uno destinato a contrastare l’esclusione sociale, in particolare di anziani e bambini appartenenti alle fasce sociali più povere; gli altri 1,3 miliardi per la crescita (innovazione, turismo, imprenditoria giovanile). 

“Questa volta – ha detto il premier Mario Monti – abbiamo messo l’equità in primo piano, senza abbandonare il rigore. L’obiettivo è di attenuare il disagio e le difficoltà di chi è più colpito dalla crisi”. Plaudono i sindacati e il Pd. Per il Pdl si tratta di un intervento in continuità con quelli del governo precedente.

Infanzia 
Materne, 18 mila posti in più. C’è un assegno da 400 milioni 

Diciottomila nuovi posti negli asili nido delle regioni del Mezzogiorno entro il 2015 con l’ampliamento di quelli già esistenti e anche la costruzione di nuovi. È uno degli obiettivi del Piano per l’inclusione sociale presentato ieri dal governo. Per realizzarlo sono stati stanziati 400 milioni. Il governo, d’intesa con le Regioni, punta ad avvicinare la partecipazione dei bambini alla vita prescolare al target del 12 per cento. Percentuale che in valori assoluti corrisponde a circa 40 mila posti.L’intervento ha un duplice scopo: da una parte cominciare l’investimento sul capitale umano fin dai primi anni di vita; dall’altro permettere a tutte le donne, indipendentemente dalle condizioni economiche, di scegliere se stare a casa oppure  cercare un’occupazione. Più bambini all’asilo significa prevedere un calo degli abbandoni scolastici negli anni successivi, favorire i buoni risultati a scuola, ridurre una parte della futura spesa per assistenza e attenuare le diseguaglianze di partenza. 

Terza età 
Aumenta l’assistenza a casa per i malati non autonomi 

Arrivano 330 milioni per l’assistenza degli anziani non autosufficienti. Una goccia nel mare della spesa pubblica, ma un passo, per quanto tutto concentrato nelle quattro Regioni meridionali (Campania, Sicilia, Calabria e Puglia), per cominciare ad allargare i confini del welfare. L’ha detto ieri il ministro del Lavoro, Elsa Fornero: “Negli anni si è destinata una quota comparativamente elevata della spesa sociale alle pensioni e troppo poco ad altri bisogni come l’assistenza agli anziani non autosufficienti”. L’obiettivo intermedio è di far sì che nel 2015 il 3,5 per cento di anziani abbia l’assistenza domiciliare. A questo scopo dovrà essere formato il personale. L’idea è di far sì che gli anziani restino nel proprio domicilio e ricevano lì le cure di cui hanno bisogno, mantenendo un contatto costante con la società. Questo – ovviamente – riduce le spese a carico delle famiglie e rende le donne (sulle quali grava la maggior parte delle cure agli anziani) più libere di cercare un posto di lavoro.  

Studenti 
Lotta all’abbandono scolastico nei quartieri a rischio crimine 

La lotta contro l’abbandono prematuro della scuola e quella contro la criminalità giovanile. L’idea del governo è combatterle insieme, perché le cause sono le stesse, povertà ed emarginazione. I ministeri dell’Istruzione e dell’Interno uniranno forze e fondi, circa 102 milioni di euro, per finanziare progetti pilota in cento quartieri difficili del Mezzogiorno, dove oltre il 20% dei ragazzi lascia dopo la licenza media. Il piano si concentra sulle aree più povere delle città, come lo Zen di Palermo o San Giovanni a Teduccio a Napoli. La lista completa, da completare entro giugno, guarderà ai quartieri dove già le scuole hanno attivato politiche contro l’abbandono e più forte è la presenza del terzo settore. Gli interventi, dei prototipi, dureranno due anni e sosteranno ragazzi e famiglie dentro e fuori dalle classi: orientamento, aiuto ai genitori, una seconda opportunità per chi ha lasciato. Ma anche realizzazione di impianti sportivi, laboratori artistici e altri spazi di socializzazione. 

Giovani 
Lezioni negli Atenei pubblici dei cervelli emigrati all’estero 

Studiare all’estero, trovare un impiego, fondare un’impresa: per i ragazzi del Mezzogiorno è più difficile. Nel piano per il Sud circa 150 milioni di euro sono dedicati a loro. Per i Neet, i giovani inattivi che non studiano né lavoro, il governo ha stanziato 50 milioni: fondi per iniziative di apprendistato e incentivi per le imprese che li dovessero assumere. A sostegno degli aspiranti imprenditori ci sono 50 milioni di euro e altri 37,6 per le aziende under 35 attive nel terzo settore: con un bando di gara saranno scelti e finanziati alcuni progetti di utilità sociale o valorizzazione dei beni pubblici. Università di livello internazionale, il piano cerca di fare un passo in questa direzione. Grazie agli angels, gli angeli, trenta ricercatori italiani all’estero che dalla primavera del 2013 terranno un ciclo di lezioni negli atenei del Meridione. Al termine dei corsi ognuno sceglierà un gruppo di allievi meritevoli da portare per sei mesi, con borsa di studio, a formarsi oltre confine. Un progetto da 5,3 milioni di euro.  

Aziende 
Più facile l’accesso al credito. Premi alle start up nel digitale 

L’Europa non è solo rigore nei conti pubblici e tagli alla spesa sociale. Perché buona parte delle risorse per la crescita – ha spiegato ieri il premier, Mario Monti – arriva proprio dai fondi comunitari. Bisogna saperle usare. Come i 900 milioni circa, frutto di una riprogrammazione dei fondi di Bruxelles, destinati alla competitività e all’innovazione della crescita delle imprese nelle regioni appartenenti al cosiddetto “Obiettivo convergenza” (Sicilia, Calabria, Puglia e Campania). Il piano del governo dovrebbe servire (attraverso il Fondo centrale di garanzia) a favorire l’accesso al credito delle piccole e medie aziende, e a stimolare la stessa imprenditoria giovanile utilizzando in questo caso anche le agevolazioni previste per le start up innovative. Progetto non facile, tanto più nelle regioni meridionali. Tutta la partita, tuttavia, dovrà giocarsi sul versante delle nuove idee (comprese quelle relative alla progettazione delle città). Terreno sul quale da tempo l’Italia ha perso posizioni nella classifica mondiale. 

Cultura 
Napoli, Lecce, Siracusa: per tutte il modello Pompei 

“Modello Pompei” per valorizzare e rilanciare altri 20 poli culturali in Calabria, Sicilia, Campania e Puglia. Sono stati stanziati 330 milioni che serviranno non per piccoli e singoli interventi separati, ma per un progetto complessivo (come è stato fatto per Pompei) in grado di fare massa critica e mobilitare risorse anche sul piano della sicurezza. Un approccio che dovrebbe sostenere pure quella parte di imprenditoria locale capace di adottare le nuove tecnologie negli interventi sul patrimonio culturale. Tra le aree ci sono il Polo museale di Sibari, quello di Locri e il Museo archeologico di Reggio Calabria. In Campania, tra gli altri, il Museo di Capodimonte, la Certosa di S. Martino e Castel S. Elmo, il Museo archeologico di Napoli e Palazzo Reale. In Puglia il Museo della Daunia di Manfredonia, il Castello Carlo V a Lecce e il Polo museale di Taranto. Infine i poli museali di Palermo, Siracusa, Ragusa, Trapani e la Villa romana del Casale di Piazza Armerina.

 

di ROBERTO MANIAFONTE LA REPUBBLICA

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