Intervista Ispettore di Polizia

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Dopo aver indagato sulle motivazioni e aspirazioni che spingono giovani studenti a sognare la divisa, abbiamo intervistato l’ispettore della Polizia Chiarelli, 48 anni di cui 30 passati nell’arma, a cui abbiamo chiesto di sfatare l’alone di mistero che circonda la figura del Falco.

Figura che opera nel dietro le quinte, lontano dai riflettori del palco e dagli onori della piazza, ma pur sempre importante e insostituibile nella lotta alla delinquenza. Giorno per giorno sfida la strada e la criminalità, non arrestandosi dinanzi a niente e nessuno. Eppure, nonostante operi a Napoli da oltre quarant’anni, molti ancora non sanno chi sia davvero un Falco e cosa realmente faccia. Per una volta puntiamo noi quindi l’obiettivo su di loro.

 

Ispettore, come si diventa oggi Falchi?Innanzitutto si deve superare il concorso per accedere alla Polizia, e poi con due o tre anni di esperienza al di fuori della squadra mobile si può prendere parte alle selezioni per divenire Falchi. Rispetto a ieri, oggi è più semplice il percorso per via di esigenze diverse, e infatti prima erano richiesti almeno quattro anni di esperienza pregressa. Certo però, bisogna avere alcuni requisiti indispensabili: disponibilità a turni pesanti, voglia di stare per strada, prestanza fisica e tanto sangue freddo con una buona dose di fegato!”

 

Lei da quanto è un Falco della Polizia di Napoli?La mia carriera comincia tanti anni fa, esattamente trenta. Dopo il superamento del concorso, divenuto poliziotto, trascorsi sei anni a Roma tra antiterrorismo come scorta e squadra mobile, passati i quali vinsi nel 1990 un secondo concorso come sottufficiale entrando a far parte finalmente della squadra dei Falchi a Napoli. Nel ’95 infine con la riforma della Polizia divenni Ispettore. Sono ventiquattro lunghi anni quindi che faccio questo lavoro.”

 

Cosa hanno fatto dagli anni ’70 al 2012 i Falchi per la nostra città? Che impatto hanno sortito sulla criminalità?Posso affermare con certezza che siamo stati fondamentali nella lotta alla delinquenza. Importanti perché con il nostro differente modus operandi, con il nostro essere al di sopra delle righe ma non delle regole abbiamo ristabilito un certo equilibrio, un certo rispetto in campo tra chi vive nell’illegalità e chi combatte per tutelarla. Con la moto Transalp raggiungiamo ogni dove tra i vicoletti dei quartieri spagnoli, siamo più rapidi delle volanti e più agili delle macchine di servizio. Siamo nati come squadra antiscippo ma oggi ci occupiamo di criminalità comune, con centinaia di arresti ogni anno. Purtroppo però dalle circa cinquanta unità di un tempo ci siamo ridotti a sole ventotto, operative su due turni. E dato che si gira sempre in due, al momento appena quattordici moto perlustrano un’area geografica di un milione di abitanti.”

 

Mi racconti qualche sue esperienza significativa, qualche momento che difficilmente dimenticherà.Circa nel 2004 stavo inseguendo in moto uno scippatore lungo via Parthenope, all’altezza di alcuni ristoranti di Mergellina. Dato che però il traffico non mi permetteva di procedere velocemente, dovetti abbandonare il Transalp per strada e continuare l’inseguimento a piedi. Ad un certo punto, il criminale pur di sfuggirmi si tuffò in mare ed io dietro di lui. Non l’avrei lasciato scappare per niente al mondo. Infatti, una volta giunti al largo lo acciuffai ed arrestai. Tornati a riva, restituii il Rolex rubato al povero turista, e tutto bagnato portai lo scippatore in Questura. Quando si dice essere determinati.”

 

 

 

Simone Ambrò