NOCERA CREMONE CAMBIA STRATEGIA CONTRO TORQUATO CACCIA GLI ARTIGLI

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  Nocera Inferiore. Luigi Cremone cambia strategia. «Sarò più giusto», annuncia. E traduce: «Finora tutte le offese me le sono tenute, da oggi ho deciso che se uno è scorretto è giusto dirglielo». Ed eccolo, il medico-pacificatore che tra due domeniche andrà al ballottaggio nella scomoda posizione di inseguitore, affilare armi contro l’avversario Manlio Torquato, l’avvocato civico-moderato che al primo turno ha preso 2.511 voti in più di lui. «Io sono il civico puro – proclama Cremone – Con Torquato ci sono cinque partiti nazionali: che civico è?». Già. Ma può dirsi civico il candidato del centrodestra sostenuto da Edmondo Cirielli e da liste trasparentemente ispirate dal leader del Pdl salernitano? Cremone non ne dubita, e sfodera citazioni storiche: «Il principe Arechi è un simbolo, rappresenta l’autonomia della nostra terra». Di qui a lanciare segnali anche al centrosinistra, il passo è breve. «Si può fare. Si può inmmaginare un’apertura sul programma con altre forze. Quali? Quelle saranno disponibili, ovviamente. Ma prima avrò un confronto con la mia coalizione, a loro esprimerò cosa intendo fare». Decisionista. E pure arrabbiato. A Cremone non è andata giù la stoccata che Torquato gli ha lanciato attraverso il Mattino, quando ha detto che se non potrà rinunciare all’indennità da sindaco potrà sempre fare beneficenza col suo stipendio. «Voglio spiegargli la differenza – sbotta – Rinunciare all’indennità è un gesto simbolico di un sindaco che da capo di una comunità si fa carico dei suoi problemi. Altra cosa è la carità, che si fa in silenzio». E la botta finale: Torquato «è un bambino, ha impostato tutta la campagna elettorale sulla figura di Romano (l’ex sindaco di Nocera che sostiene Cremone, ndr) e sulle bugie dette contro di me». Al contrario del suo avversario, Manlio Torquato il giorno dopo i verdetti del primo turno si rilassa. Riposa. Niente riunioni politiche, in serata una passeggiata per la città a stringere mani e ricambiare saluti. Promenade da aspirante sindaco più votato, e con un appeal rinsaldato sull’elettorato che un anno fa lo volle primo cittadino ma «anatra zoppa», cioè senza maggioranza in consiglio. Stavolta il rischio dell’azzoppamento è scongiurato. E Torquato rimarca di aver raccolto «1.800 voti in più» rispetto alle liste, e «con una griglia di quattro candidati». Tutti «dati tendenziali» che gli fanno sentire già sua la vittoria finale. Però non sta solo a guardare. Corteggia i voti del Pd e della coalizione di centrosinistra. Si dice «assolutamente aperto al dialogo con il Pd». Anche lui, come Cremone? «Alla Provvidenza non c’è mai fine», ironizza. E poi, serio: «Cirielli è lo sponsor ufficiale di Cremone. Cosa possono immaginare di dire o di fare insieme? Le cose hanno una loro logica…». Si professa cultore della letteratura minimalista americana per dire l’importanza dell’essenzialità. Al punto, allora: potrà mai esserci apparentamento col Pd,se il prezzo da pagare è la perdita di un consigliere di coalizione? «Non so ancora cosa vuol fare il centrosinistra», è la risposta. Tirato per la giacchetta da entrambe le parti, Antonio Iannello ieri sera si riunisce a conclave con tutti i candidati del centrosinistra per «una riflessione in vista del ballottaggio». È il segretario del Pd, e pure il candidato sindaco che non andrà al ballottaggio ma ora deve capitalizzare al meglio la dote dei consensi al primo turno, il 20,7% per lui, un po’ in più per l’insieme delle liste, il 21,98%. «Non possiamo votare per il centrodestra», ripete Iannello. Eppure Cremone dice che si può fare… «Si faccia capire – è la sfida – Chiarisca chi l’accompagna. Se lui è il candidato del centrodestra, di Cirielli e di Romano. Apra un ragionamento. Anzi: aprano. Si facessero capire tutti e due, i candidati a sindaco». Per Iannello «nulla è scontato», neanche l’appoggio per così dire naturale della sua compagine a Torquato. Perchè «noi abbiamo presentato un progetto serio e concreto per la città. Gli altri due non hanno programmi chiari. Parlino pubblicamente alla città, per far capire cosa vogliono fare». Ma un eventuale apparentamento converrebbe? «Noi non abbiamo mai fatto politica per convenienza. Neanche l’anno scorso, quando avremmo avuto un consigliere in più se avesse vinto Bellacosa». Carla Errico IL MATTINO