Capaccio Paestum al voto fra i templi dimenticati. La famiglia di Voza con l´hotel Nettuno in area archeologica

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Gianni Colucci Inviato per Il mattino  Capaccio Paestum Cilento provincia di Salerno Appare chiaro che buona parte dell’antica città di Paestum rimarrà dov’è ora: sottoterra. Finanche l’anfiteatro, che è tagliato perfettamente in due da una striscia di asfalto (il resto è sotto una pizzeria), non verrà riportato alla luce. Nessuno dei candidati sindaco a Paestum mette al primo posto del proprio programma la rimozione di uno sfregio a un monumento patrimonio dell’umanità. Eppure Italo Voza (a capo di una coalizione di civiche con tesserati di Pdl, Pd e Nuovo Psi) racconta di essere nato a qualche decina di metri dal tempio di Cerere. «Volete vedere che quel che non è stato fatto in cinquanta anni lo debba mettere a posto io? Amo questo territorio, ne riconosco il valore anche economico, partiamo da un tavolo istituzionale che raccolga tutti per le proprie competenze e vediamo cosa si può fare». Cosa? «Ci sono baracche e casupole da abbattere, ci sono facciate da uniformare, non possiamo certo cacciare né dalla zona archeologica né dalla zona costiera piccole imprese familiari che vivono di commercio. Ma prometto pulizia e decoro, questo sì». Voza allontana da sé ogni ombra: «Querelo chi dice che ho la villa nell’area archeologica, la famiglia di mio suocero gestisce l’hotel Nettuno (che è appunto nelle mura dell’area archeologica, ndr), un pezzo di storia che custodiamo gelosamente, altrochè». Intanto evita accuratamente di mischiarsi con i partiti e quando Caldoro e Cirielli sono venuti a fare campagna elettorale se ne è tenuto a debita distanza. Il colpo di fortuna per lui è stato il pasticciaccio di Cobellis che – nella ricostruzione di Voza – gli aveva imposto il simbolo e suoi candidati. «Quando ho rifiutato, ha chiamato Patella e ha tentato di fare una lista senza riuscirci», dice. A Voza, che di professione fa il medico di base, si contrappone un suo collega del 118, Gennaro De Caro (sostenuto da Sel, Prc, Idv e Giovani del Pd) che attacca: «Là dove Voza vuole far costruire otto palazzine io vorrei un parco. Sogno che i turisti arrivino a Capaccio Scalo e fossero trasportati da navette fino ai templi; altrimenti continueranno le visite mordi e fuggi di chi mangia i panini sui marciapiedi dell’area archeologica». E gli abusi? Voza spiega che sono stati fatti tra il ’58 e il ’60 ai tempi del mancato controllo sulla legge per Paestum voluta da Zanotti Bianco. Stessa lettura la dà Roberto Squecco, candidato della civica che si ispira ai Popolari per domani dell’ex ministro Romano, rappresentato in provincia da Santese. «Siamo i più vicini a Roma, abbiamo un partito alle spalle, possiamo davvero fare qualcosa per questa città – dice Squecco – Sono un imprenditore, non faccio politica per interesse economico, semmai ci rimetto». E se qualcuno azzarda a dire che lui è sostenuto sotto sotto dall’ex sindaco Pasquale Marino, non declina: «Marino ha fatto il bene del territorio. È la cioccolata che ora sta attorno a Voza, e che attorniava Marino, ad aver fatto scempio del territorio. Qui il più furbo di tutti è proprio Voza: andrò a scuola da lui, come ha fatto a mettere insieme comunisti e cattolici, la destra estrema e la sinistra estrema?». Il Mattino