Imprenditore si impicca nel suo camion: ditta in crisi ed era travolto dai debiti

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Gianni Merlo rischiava di essere cacciato dall’azienda Il corpo è stato ritrovato dalla compagna e da uno dei figli vota su OKNotizie Aggiungi a Linkedin [Aumenta la dimensione del testo] [Diminuisci la dimensione del testo] [Commenti] RSS Gianni Merlo e il camion nel quale si è tolto la vita (Photo Journalist) di Luciano Beltramini TREVISO – I conti aziendali in rosso, la minaccia di essere cacciato dalla ditta di cui era socio, lo spettro di uno scoperto da decine di migliaia di euro che l’avrebbe fatto finire sul lastrico: Gianni Merlo, 52 anni di Volpago del Montello (Treviso), ci ha pensato su qualche ora. Poi, a notte fonda, ha preso il suo Scania, si è diretto verso il piazzale del cimitero di Falzè di Trevignano e si è tolto la vita impiccandosi nella cabina. Il cadavere dell’uomo è stato trovato dalla compagna e da uno dei figli dopo una mezza giornata di ricerche. Verso le 14 vedono il bilico fermo, in quel piazzale. Portiere chiuse dall’interno, tendine abbassate. La donna ferma una guardia giurata che passava per caso. Usando un martelletto rompono uno dei due finestrini ed eccolo lì, il suo compagno. Privo di vita, appeso a un gancio che sporge dal lettino superiore del camion. Gianni ha fatto poche, semplici cose. Ha vergato un biglietto con quattro parole («Non mi rivedrai più»), ha preso un foulard e lo ha stretto saldamente al collo. «Era cianotico. Sono stata io a toglierli il foulard -spiega con grande lucidità la donna -. Ho capito subito che non c’era niente da fare e me lo sono stretto al petto disperata. Poi è arrivato il medico legale. Mi ha detto che si era ucciso attorno alle 4». Allora si cerca di capire il perchè. E le risposte arrivano presto. La Meros, ditta di vicolo dei Ducali specializzata nella realizzazione di stand fieristici che Gianni Merlo gestiva assieme ad altri soci dal 2002, si trovava in una situazione drammatica. «Da tempo lo vedevo serio, ombroso – dice un amico – non era più il solito Gianni. Ma, conoscendolo, sapendo bene che nella vita aveva solo aiutato tanta gente, pensavo fosse uno sconforto passeggero. Pensavo che gli sarebbe presto tornato il sorriso». Invece lunedì 30 aprile ecco l’ultima, definitiva mazzata. Quella che ha segnato in qualche modo il suo destino. Alle 18 Gianni viene convocato nello studio di un commercialista di Montebelluna per una riunione dei soci. Dall’incontro esce sconvolto. Non solo rischia di perdere la sua quota del 30 per cento, ma all’orizzonte di profila una voragine da decine di migliaia di euro. Anche per far chiarezza sulla reale situazione della ditta, Merlo si reca subito da un uomo di fiducia e gli consegna documenti molto importanti che poi l’uomo avrebbe dovuto girare a un importante studio legale di Treviso. «Oggi – spiega la persona che quella sera verso le 20.30 lo ha visto vivo per l’ultima volta – doveva ritirare dallo studio del commercialista il verbale dell’assemblea dei soci, per allegarla a tutta la documentazione in suo possesso. Ma non l’ho più visto». Gianno Merlo lascia due figli avuti da una precedente relazione, entrambi studenti, e i fratelli Luigia, Rino, Carlo, Carla e Paolo. «Era una persona squisita – spiega l’attuale compagna -. Un padre di famiglia splendido. Non perdeva mai il sorriso e aveva sempre lottato contro tutte le ingiustizie. Mancherà a tutti coloroche gli hanno voluto bene e che lo hanno sempre rispettato».

FONTE IL GAZZETTINO.IT

INSERITO DA ANGELA CECERE