Esperanto e dintorni al Salone Internazionale del Libro di Torino.

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Nota di Maurizio Vitiello – Riceviamo notizie sull’esperanto da Amerigo Iannacone, che, volentieri, pubblichiamo.  

 

Numero speciale del “Foglio volante”  

In occasione del Salone Internazionale del libro di Torino, esce un numero speciale del “Foglio volante” come supplemento al numero di maggio 2012. Il numero promuove in particolare i romanzi “Annuvolata” di Giuseppe Campolo e “Chi ha conosciuto Bosco Nedelcovic?”. Quest’ultimo è firmato da diciassette autori diversi ed è “assemblato” dallo stesso Giuseppe Campolo, con lo pseudonimo di Samideano.

 

Da dove viene Samideano? 

Era un sostantivo, quando l’ho conosciuto, quasi privato. Gli esperantisti si davano del samideano. Scrivevano: Kara samideano Amerigo Janakono. Come noi avremmo detto: Caro amico Iannacone. E amico è una parola bella. Ma samideano significa: amico con gli stessi intenti; e questo mi commosse. Io stesso, tutta la vita ero stato un samideano, e cioè avevo l’istinto della collaborazione armonica, ma mi appellavo semplicemente amico, per ignoranza. E così il sostantivo mi sembrò che mi definisse in questa mia tonalità d’essere. Diventai Samideano. Mio pseudonimo, ormai per sempre. E ora personaggio.

 

Un romanzo atipico 

Chi ha conosciuto Bosco Nedelcovic è romanzo atipico, sorprendente in ogni capitolo, in ogni pagina, con personaggi speciali, fortemente caratterizzati e sempre interessanti. Voli cronologici e geografici, fervida immaginazione e puntate nel surreale, orchestrano una sorta di malia espressiva, in un clima di spiritualità panica che sviluppa accenti di autentica poesia. 

Qui il crociano canone dell’unità di stile viene sfidato e confermato insieme. Vi sono inglobati racconti di ben quindici autori diversi, in tutta la loro peculiare varietà; eppure, magistralmente uniti da un refe dalla cucitura fantasiosa e sicura, diventano un unico corpo narrativo solido ed esemplare, ricco e originale. Come se la realtà fosse esplosa nelle sue contraddittorietà e poi ricomposta demiurgicamente in un cosmo nuovo. Un esperimento letterario rischioso e perfettamente riuscito, con brivido, come un triplo salto mortale. Giuseppe Campolo, che ne è il tessitore magico, non è nuovo a queste sorprese avvincenti e, non soltanto letterariamente, trasgressive. 

Ammirevole come, nel contesto rigorosamente narrativo e nei gustosi dialoghi, siano amalgamate, con misurati e lievi accenti lirici, riflessioni che toccano, con precisione critica, aree che definiremmo sociali, filosofiche, metafisiche; e ciò senza ombra di retorica, di espressioni scontate, ma con raffinato virtuosismo stilistico. Persino là dove, per frantumazione mentale, sconfina in aree che siamo soliti concepire astrattamente e nebulosamente, ci raggiungono visioni di altri spazi coscienziali e supermondi in vere e proprie sequenze cinematografiche con effetti speciali. 

Amerigo Iannacone 

 

 

Samideano, Chi ha conosciuto Bosco Nedelcovic?, Ed. Eva, Venafro 2012, pp. 296, € 16,00.

 

Piccoli editori, non demordere

 

È noto che la piccola editoria opera in Italia in condizioni molto difficili. si legge poco è il lamento del coro. Ma si analizza questo dato? Si riconsidera l’idea, ormai duro pregiudizio, che le grosse vendite sono favorite da un “prodotto” confezionato secondo il “gusto del pubblico”? Che presunzione, pretendere di schematizzare il gusto e l’intelligenza! Pure la scelta dei libri da pubblicare non è generalmente orientata dalla qualità letteraria. E questo è un attentato alla letteratura e alle nostre menti, Sulla scia della progressiva degradazione della società.

 

I lettori sono incalzati dall’arroganza dei canali pubblicitari, che lo fanno tutt’altro che liberi nella scelta. Impongono i menú le grosse catene di distribuzione cui accedono i grandi editori (che il piú delle volte ne hanno di proprie) e a cui i piccoli editori non riescono ad affacciarsi, per quanto il loro lavoro possa essere meritorio, accurato e attento ai valori della cultura. Non solo, ma distribuire un libro attraverso le reti classiche, senza potersi permettere una martellante campagna pubblicitaria, risulte-rebbe inutile. Il libro non sostenuto, quand’an-che arrivasse in tutte le librerie, non avrebbe equità di trattamento: non verrebbe messo in vetrina o sul banco, ma in fondo a uno scaffale, da dove il commesso lo andrebbe a prendere solo se avesse una richiesta specifica.

 

Eppure, quel libro, potrebbe essere una scoperta importante, significativa, di rile-vanza culturale e sociale. Qualcuno si pre-occupa di questa perdita di civiltà?

 

Una mano oggi, a chi non ha la disponibilità economica per imporre all’at-tenzione un libro o un autore, la dà la rete. Perché la rete è democratica e dà voce a tutti, anche a chi non ha voce e il codice ISBN mette in un certo senso tutti sullo stesso piano.

 

Noi non demordiamo.