San Marco dei Cavoti (BN). Concluso il "Festival Internazionale delle culture, linguaggi e minoranze “Ethnoi”.

0

Articolo di Maurizio Vitiello – Il romanzo “La bicicletta di mio padre” di Pierfranco Bruni al Festival Internazionale delle culture, linguaggi e minoranze “Ethnoi” di San Marco dei Cavoti – Benevento. 

Nell’ambito del Festival Internazionale delle Letteratura etnoantropologiche (culture, linguaggi, minoranze) a San Marco dei Cavoti – Benevento, Pierfranco Bruni, esperto del “Progetto Etnie e Letterature” del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, oltre a sviluppare tematiche riferite alla propria esperienza e alle conoscenze inerenti ai processi etnoantropologicicon una relazione su “Lingua, etnoantropologia e letteratura del Novecento. Esempi e presenze”, ha presentato il suo romanzo “La bicicletta di mio padre”, Pellegrini editore, che resta un punto di riferimento tra nuovi linguaggi e forme letterarie contaminate che è strettamente legato alla metafora della memoria. 

Maurizio Vitiello

 

P.S. 

Per l’occasione uno scritto inedito dello storico e saggista, già Sottosegretario di Stato al Ministero della P.I. Fortunato Aloi, sul romanzo di Pierfranco Bruni.

Il recupero dei linguaggi dimenticati nel romanzo “La bicicletta di mio padre” di Pierfranco Bruni presente al Festival “Ethnoi” delle Letteratura di San Marco dei Cavoti di Benevento

di Fortunato Aloi

La pubblicazione del romanzo “La bicicletta di mio padre” di Pierfranco Bruni, edito da Pellegrini, costituisce uno dei momenti significativi della ricca attività letteraria di questo intellettuale fortemente impegnato tra letteratura e antropologia che spazia – nel suo vasto impegno – con coraggiose proposte culturali.

Una chiave di lettura dell’opera di Bruni è data dal costante richiamo alla memoria che – in sintonia con la filosofia poetica di Francesco Grisi – non scade mai in sterile nostalgia, ma si sostanzia di elementi vitali che, attraverso i ricordi, sanno recuperare il valore del mito come fattore costitutivo della cultura mediterranea in cui il Nostro si emerge recuperando il significato dei simboli che “dominano lo scenario del quotidiano”.

Di qui l’esigenza di “evitare che i ricordi si confondano con la memoria e la storia con il mito”. Ed è su questa cifra interpretativa che si gioca il discorso dei “simboli” che richiamano il “linguaggio dimenticato” che è “fatto di segni”.

Sono questi gli elementi attorno a cui ruota “la linea poetica – narrativa di Bruni”, che nella sua peregrinazione esistenziale si incastra spesso con la concezione orientale della vita carica di grande saggezza e di profondi valori spirituali. E lungo questo itinerario che Bruni traccia la propria identità letteraria ed umana soffermandosi sulle “storie finite” che “colorano i tramonti”.

E ciò in uno col culto dei “segreti” che diventano “memoria” con sullo sfondo il Mediterraneo, le sue onde ed i suoi tramonti, gli orizzonti e le sue albe radiose. Ma non solo come esaltazione di una natura che, con la sua bellezza, affascina ed esalta, ma – come Natura – diventa Storia! La storia dell’uomo e dei popoli in quel “mare nostrum” che qui si fa racconto, narrazione, letteratura…Umanità, in una parola, umanità, Uomo. “Homo sum, nihil umani a me alienum pute” direbbe Terenzio.

E così si completa il circuito: si parte dall’Uomo e si ritorna all’Uomo. Lo Spunto? O meglio una metafora semplice ed emblematica: La bicicletta di mio padre. Il romanzo di Bruni edito dalla Pellegrini.

E la storia umana ed esistenziale si svolge nello “scorrere” delle ruote di questo mezzo che, staccato idealmente dalla parete e rimesso sulla strada, consente l’incontro tra passato e presente e forse futuro.

Non è questa forse la logica dell’ossimoro “nostalgia del futuro?”.

 

Lascia una risposta