Vico Equense la mamma orco che faceva prostituire viveva a Belvedere

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Costringeva la figlia a prostituirsi per qualche decina di euro; la madre è stata condannata a dodici anni. È stato emesso l’altro ieri il verdetto dai giudici della seconda sezione penale del Tribunale di Torre Annunziata per la donna Carla de Angelis  54enne, residente a Belvedere di Vico Equense,  ma originaria di Piano di Sorrento , e per il suo compagno C. M. 53, di Torre De Greco, il quale dovrà scontare, invece, sette anni di reclusione. Ad sporgere denuncia era stata proprio la ragazza che, costretta a subire queste violenze quando era ancora minorenne, aveva segnalato i comportamenti della madre e del suo compagno alle forze dell’ordine. Assistita dall’avvocato Luigi Alfano, si è anche costituita parte civile nel processo. L’accusa contro la donna è stata di sfruttamento della prostituzione, contro lui di violenza sessuale. Attraverso le testimonianze della fanciulla, durante il processo è emerso addirittura un nuovo episodio di abuso sessuale nei suoi confronti, accaduto a maggio del 2007. C. M., il compagno della donna, era in macchina con la piccola ma prima di accompagnarla a casa decise di accostare nel pressi della stazione Circumvesuviana dello Scrajo. La ragazza ha raccontato di essere stata toccata, baciata e costretta a praticare un rapporto sessuale sotto minaccia. Una vicenda molto triste che si va ad aggiungere alle altre che caratterizzano una storia nel suo complesso agghiacciante. La 54enne di Vico Equense e il suo compagno più volte, infatti, hanno costretto la ragazza ad avere rapporti sessuali con adulti in cambio di qualche decina di euro. Principale luogo dove si sono consumati gli orrori è stata proprio la città di Vico Equense. I posti dove la fanciulla era costretta ad incontrare i vari uomini erano il Monte Faito e la stazione Circumvesuviana di Vico Equense. Dal canto suo C. M., assistito dall’avvocato Panariello, ha sempre affermato di avere soltanto dato un aiuto economico alla madre della ragazza ma di non aver compiuto mai alcuna violenza nei confronti della fanciulla. La versione non è stata accolta dai giudici; la mamma è il compagno sono stati condannati con una sentenza di primo grado. Un verdetto, però, non definitivo, perché la difesa potrebbe adesso ricorrere in Appello. (Fonte: Ilenia De Rosa da il Roma)

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