CINEFORUM AL MARIANIELLO CON "TERRAFERMA" e "THE CAUCASUS TRIANGLE"

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Dopo le vacanze pasquali ritorna il consueto appuntamento col cinema di qualità al Gran Caffè Marianiello .

GIOVEDI’ 12 aprile alle ore 20.00 – nell’ambito della quinta edizione del cineforum ad ingresso libero – un doppio appuntamento da non perdere.

Prima verrà proiettato il documentario segnalatoci da Mario Sgarrella, giovane giornalista e ex stagista presso la Commissione europea. Si tratta dell’opera, di cui lo stesso Sgarrella è project manager, di una giovane e promettente freelance Letizia Gambini ” The Caucasus Triangle” sul temaGiovani e libertà di espressione nel Caucaso Sud”.

Seguirà il film “Terraferma”(Ita,2011) di Emanuele Crialese, presentato a Venezia 68 con lusinghiero successo di pubblico e critica e candidato per l’Italia all’Oscar per il Miglior film straniero.
Diamo prima qualche informazione sul documentario acoltando le parole della stessa giovane filmaker: ”La rete è ancora una rete d’ élite, non di massa. Continuano a farla da padroni i mass media tradizionali, televisione e giornali, ma le nuove generazioni sempre più si stanno riversando online e questo è un fattore molto positivo. Internet è meno regolato e ha barriere di accesso minori per le giovani generazioni per entrare e per creare forum di opinione anche apertamente in contrasto con il governo. Il progetto del documentario parte da un mio desiderio di approfondire delle tematiche che vanno ad intrecciare la libertà d’espressione con l’attivismo giovanile e la regione del Caucaso. L’interesse si lega anche al fatto che personalmente sono stata attiva a livello di volontariato in diverse organizzazioni che si occupano di giornalismo in Europa come European Youth Press, attivismo giovanile e cittadinanza attiva ed ero inoltre in contatto con delle persone vicine ai due ragazzi che sono stati arrestati in Azerbaijan, Emin e Adnan.

Tutto questo è confluito in questo progetto, per cui ho ottenuto il supporto finanziario dell’European Youth Forum da un lato e dell’European Youth Foundation del Consiglio d’Europa.

Armenia e Azerbaijan sono in guerra tra di loro quindi è molto difficile che comunichino. Questo vale anche per l’online, la comunicazione presenta anche un fattore di rischio, si rischia di essere accusati di tradimento.

Vorrei cercare di portarlo in giro in Europa, di creare una sorta di modulo in cui alla visione del documentario venga associata un introduzione, una serie di attività, un dibattito tematico. Questo anche per favorire da una parte il dialogo tra organizzazione giovanili europee e del Caucaso e dall’altra di aumentare anche il dibattito in generale sulle tematiche di libertà di informazione e sul Caucaso.Sono grata quindi al direttore artistico del cineforum il prof. Antonio Volpe e al Direttore del Marianiello Nello Russo per l’opportunità offertami di far conoscere il nostro lavoro”.

E veniamo invece al film “Terraferma”.

E’ la storia di un’isola siciliana, di pescatori, quasi intatta. Appena lambita dal turismo, che pure comincia a modificare comportamenti e mentalità degli isolani. E al tempo stesso investita dagli arrivi dei clandestini, e dalla regola nuova del respingimento: la negazione stessa della cultura del mare, che obbliga al soccorso. Una famiglia di pescatori con al centro un vecchio di grande autorità, una giovane donna che non vuole rinunciare a vivere una vita migliore e un ragazzo che, nella confusione, cerca la sua strada morale. Tutti messi di fronte a una decisione da prendere, che segnerà la loro vita. Candidato all’Oscar come miglior film straniero è un film di confini, quello fra il mare e il continente, fra un lavoro antico come la pesca e le sirene della modernità, fra le leggi del mare e quelle scritte. Fatto di orizzonti, di luci lontane nel mare che per i disperati che cercano di attraversarlo verso nord sembrano fari di speranza, ma si dimostrano spietate illusioni. Un film che cerca e raggiunge la semplicità, scrosta via sovrastrutture e complessità ciniche della società contemporanea per far risaltare gli elementi base dell’uomo, il suo rapporto con l’altro, la natura, le tradizioni. Un po’ puro e un po’ spietato è un mondo in cui le leggi del mare sono in conflitto ormai con quelle scritte e imposte da chi viene da lontano, da chi non vive in un mare ormai privo di pesci ma pieno di uomini disperati. Un mondo in contrasto fra chi viene dalla terraferma per turismo e porta ricchezza e chi arriva alla ricerca di una nuova vita, verso un nuovomondo. In fondo sono sempre uomini, spogliati di tutto diventano confondibili, tanto che la consueta immagine di un barcone strapieno di immigrati in mezzo al mare che spuntano ovunque e si buttano qui diventa quella di un gruppo di turisti che ballano e cantano in una delle tante immagini forti che rimangono impresse in Terraferma. Quando si parla di immigrazione si rischia spesso il politicamente corretto o il suo opposto qui il film arriva all’essenza del rapporto fra gli uomini, quasi primordiale, quello che segue l’istinto di porgere la mano all’altro in difficoltà, ad aiutarlo, a rispettare le leggi del mare. Qui non si fugge dalla Sicilia come in Nuovomondo, ma si ha a che fare con chi fugge, con l’accoglienza di chi arriva. Ma Terraferma è soprattutto un film su un microcosmo che si ribella ad un mondo che cambia istericamente, spesso senza riflettere.
Qualcuno abuserà del termine buonismo (parola mai troppo odiata) per una vicenda che piuttosto ha il grande merito della semplicità, come quella di due donne, senza uomini per motivi diversi, una vedova isolana e una africana arrivata con il figlio. Un rapporto fatto di sguardi, diffidenza, rispetto, che diventa il vero nucleo emotivo del film, con la donna che custodisce il focolare, segna il territorio, ma lo apre anche all’accoglienza. La dimostrazione di come si possa fare del buon cinema anche senza una storia troppo originale.