GENNARO BARBA

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Gennaro Barba, nato nel 1913, viene ricordato ancora oggi da tutti come Capo Barba in quanto nella seconda metà della sua vita ricoprì l’incarico di Capo Cantiere dell’ANAS.

Nativo di Montepertuso, mise radici nella parte bassa di Positano e sposò Petronilla Fevola (per tutti poi Teresina), originaria di Rotondi, che aveva conosciuto nel tempo in cui lavorava nel saponificio di Salvatore Galvano, zio di Teresina.

Salvatore Galvano era molto abile nell’arte della saponificazione e agli inizi del Novecento fondò il “Saponificio Positano” in località Liparlati.

Per fabbricare il sapone usava un’enorme caldaia in cemento, posta su una fornace, il cui contenuto, durante la lavorazione,  veniva controllato da una balconata a cui si accedeva per mezzo di una scala di legno.

 L’impasto del sapone prima si faceva bollire per molto tempo, poi veniva versato in delle enormi teglie, dove si faceva raffreddare e veniva tagliato con un filo di ferro. I panetti venivano incartati quando erano completamente freddi.

Sul finire degli anni Quaranta Gennaro e Teresina lasciarono Positano e si trasferirono a Mondragone in provincia di Caserta, dove acquisirono un’ampia struttura, che adibirono a saponificio.

Tornarono a Positano dopo alcuni anni: la lontananza da una parte dei figli li spinse a cedere il saponificio.

Allora alla spiaggia grande aprirono una rivendita di alimentari e prodotti da toletta, che per molti anni portarono avanti con l’aiuto di tutti i membri della loro famiglia.

 Gennaro era un self made man, uno che si era fatto da solo con fatica e sacrifici e orgogliosamente portava avanti la sua famiglia.

Nei tempi in cui il cibo scarseggiava, con l’aiuto della moglie riusciva sempre a mettere a tavola cinque piatti colmi di cibo, cinque quanti erano i suoi figli, a cui diceva una piccola bugia, cioè che mamma e papà avevano già mangiato; una bugia che serviva a non far comprendere le difficoltà e a non destare preoccupazione nei bambini.

Capo Barba, che era un uomo umile, semplice e forte, viene ricordato da molti per il lavoro svolto nell’ANAS.

Ed è forse nel ricordo e sulla scia  di quest’uomo che un suo nipote ancora oggi pratica l’arte di fare il sapone.

 

CRESCENZO MANDARA

 

CLASSE III A

 

SCUOLA SECONDARIA DI POSITANO