Replica di Fra Nicola De Maria al suo intervento precedente sull´insediamento del nuovo vescovo

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Molto interessante mi è sembrato il commento suddetto in cui si afferma qualcosa di più spinto e di più certo sul silenzio tombale che purtroppo è perdurato anche ieri, domenica delle palme, mentre qualcuno davanti alla cattedrale sul cortile attendeva di vedere già il nuovo vescovo per dare inizio alla celebrazione liturgica in memoria dell’ultimo ingresso di Gesù in Gerusalemme, che di fatto è sembrata la celebrazione che si tiene il Venerdì Santo. La persona suddetta, forse un ecclesiastico, nel suo commento dice: “Ignorare l’evento non può cambiare la realtà in modo che si facesse magicamente arrivare a Sorrento il discepolo del vescovo Cece per insediarsi sulla Cattedre dei Santi Antonino e Catello, come era negli auspici della gerarchia eclesiastica Sorrentina e Stabiese e di molti discepoli del Vescovo Aiello, presenti soprattutto nell’area carottese da dove settimanalmente si organizzano pellegrinaggi per andare a riverire il nostro concittadino nella Diocesi di Teano, che fu già chiesa del nostro Vescovo Cece. Ma perchè, ci si può chiedere, si dimostra tanta ostilità verso il Vescovo Aiello tanto da non desiderare il suo pastorale servizio come Vescovo? Non si pecca forse di masochismo in tutto ciò? Penso di poter rispondere, anche a nome di quelli che condividono il mio comportamento in questa questione, che nulla c’è stato in noi che facesse pensare ad una presa di posizione preconcetta originata da regolazioni di conti verso il nostro Don Arturo. La contrapposizione al piano del nostro Vescovo e del Vescovo Aiello è certamente dovuta al convincimento che se fosse venuto Don Arturo a Sorrento la chiesa di Sorrento-Castellamare sarebbe rimasta nel caos e nell’immobilismo ancora per altri 25 anni, perchè egli ha condiviso in tutto il comportamento del Vescovo Cece, anche i suoi tentativi di rivalsa verso presbiteri rei di dire pubblicamente ciò che pensavano dell’operato proprio e della Gerarchia Ecclesiastica. Questa sembra la verità, non quella che i seguaci di Don Arturo vanno diffondendo in giro fino a persuaderne quasi tutti quelli che frequentano le nostre chiese, soprattutto i catechisti nel cammino neocatecumenale, dal quale fui espulso nel 1994 dopo la mia itineranza in Argentina con loro. Mi si voglia permettere, poi, di dire qualcosa di quanto mi è accaduto quando mi sono trovato a più stretto contatto con il parroco don Arturo Aiello e precisamente quando il Vescovo Cece, per allontanarmi dall’oratorio di San Martino – dove subii anche alcuni attentati e molta persecuzione da parte del gestore del campo sportivo per mettervi una creatura di Don Arturo (che poi mi avrebbe sfrattato dalla mia abitazione dove assistevo un senza fissa dimora e dove si trovano ancora i miei libri e le mie cose) – io fui destinato a Madonna di Rosella? Allora quando vi giunsi non trovai il parroco ma due sbirri per dirmi a nome del parroco che avrebbero pensato loro a tutto quanto occorresse in chiesa per cui non c’era bisogno che io tenessi la chiave della chiesa. La stessa lettera di nomina vescovile che mi fu consegnata dal Vicario Generale Scognamiglio recitava che io dovevo limitarmi a celebrare l’eucarestia in quella chiesa di domenica e nei giorni feriali; non potevo fare evangelizzazione con i catechisti nel cammino neocatecumenale con cui ero stato per un anno in Argentina, ricevendo attestati da tre vescovi del luogo. Questa nomina vescovile io la firmai con riserva e la firmai solo perchè mi si chiese espressamente di farlo, di fatto tutto poi avvenne come poteva prevedersi e cioè non mancò il pretesto per darmi anche il foglio di via da Madonna di Rosella. Lo stesso foglio di via mi verrà dato poi da Pompei insieme ai miei condiocesani, dalla casa dei Padri Sacramentini di Piano di Sorrento, dalla Casa delle suore adoratrici di Meta, dalle case popolari di Meta per finire poi nella celletta di S. Biagio dove ora mi trovo a risiedere da mane a sera in compagnia di un senza fissa dimora straniero che vive nella stanzetta superiore alla mia celletta e con il signor Luigi Pettinato che sta con me dal 25 giugno 2005. Ora, dopo l’avvento dello straniero, egli dimora in sagrestia potendo disporre di una poltrona che a sera diventa letto e che ho acquistato per lui. Sto attendendo il Vescovo Don Franco perchè mi aiuti a trovare la soluzione buona al suo caso che sembra molto grave non solo a me ma anche alle persone che conoscono la sua situazione. Tante persone da molto tempo non frequentano più la chiesa per i disagi che sono provocati dalla sua presenza in sagrestia. I medici dell’ospedale di Sorrento se ne disfecero presto nel febbraio del 2011, dopo che vi era stato condotto con l’autoambulanza, nonostante avesse bisogno ancora di cure. Pur con le mie insistenze a non farlo, il direttore dell’ospedale di Sorrento lo dimise per il seplice fatto che lui chiedeva di essere dimesso. Occorrerebbe in questi casi almeno l’intervento del sanitario altrimenti perchè avere un sanitario sul territorio? Il Vescovo Ricciardi istituì nell’800 l’ospizio di Sant’Antonio, come testimonia una lapide che trovasi alle spalle della cattedra vescovile in cattedrale. Il Vescovo Cece lo ha fatto diventare soggiorno per i ricchi o per quelli che posso permettersi la retta che i nullatenenti o i possessori di un modesto assegno pensionistico non possono permettersi. Una mia cugina centenaria, morta nel 2000, che occupava da sola una stanza potendo disporre anche del telefono versava certamente nelle mani del direttore della casa una somma cospicua che a mio cugino non fu consentito di conoscere. In questo lunedì santo mi è venuto di rivolgermi spontaneamente a quanto dice il vescovo Tonino Bello “Lessico di comunione”: il Signore ci preservi dall’errore di Giuda il quale, insensibile al profumo del nardo, avverte solo il tintinnio dei soldi e invece di percepire la lucentezza dell’olio si lascia sedurre dallo scintillio dell’argento.Qual è questo profumo? L’olio dell comunione, che è il frutto dei nostri sforzi titanici. E’ un dono di Dio che dobbiamo implorare senza stancarci. Il suo profumo riempirà tutta la nostra Chiesa. Questo traguardo mi sembra molto presente nel messaggio che ci ha fatto pervenire il nostro vescovo Franco e per questo vorremmo che il sindaco di Sorrento e degli altri comuni presenti sul nostro territorio vorranno preparare a lui che viene tra noi per ricordarci quanto ci disse il Papa nella visita che volle fare alla nostra chiesa nel 1992. L’iniziativa del sindaco di Sorrento di far scoprire al segretario di tanto pontefice una statua bronzea sita nei pressi della cattedrale meriterebbe anche un complemento e cioè la raccolta in un libretto di tutto quanto il papa venuto da lontano ci disse a Sorrento ed a Castellamare. Fra Nicola De Maria prete dei senza fissa dimora

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