Calcio Elettronico: sensori sulle porte e microchip nei palloni potrebbero risolvere il problema dei

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Perché la lobby del calcio dice no alla tecnologia? Sensori sulle porte, microchip nei palloni ed altri dispostivi potrebbero risolvere il problema dei gol fantasma, troppe volte causa di tafferugli e ridurre gli episodi di violenza

 

Non passa stagione calcistica che non vi siano episodi conclamati di sviste arbitrali: fuori giochi inesistenti e gol fantasma continuano ad imperversare nel mondo del pallone, nonostante la concreta possibilità di utilizzare le moderne tecnologie per ridurre a zero gli errori umani.

Viene quindi da chiedersi, perché la lobby del calcio ed in particolare le più alte sfere, continuino a perpetrare la linea, obsoleta, della tradizione perseverando nell’erronea convinzione che sia meglio qualche errore umano anche grave, piuttosto che l’introduzione in campo di ausili elettronici con ciò alimentando la rabbia dei tifosi – che, si badi bene, è sempre ingiustificata – ma che in non rare occasioni hanno visto alterati i risultati della propria squadra del cuore.

Sono, in particolare, tre i più avanzati sistemi che potrebbero essere utilizzati al fine di sgombrare il campo dagli equivoci: “Calcio Elettronico”, “GoalRef” e l’ultimo e forse più famoso “Hawk-Eye”.

Il  primo sistema è tutto nostrano: è un insieme di sensori e mini telecamere progettati da Gabriele Cruciani che segnalano quando la palla supera la linea di porta. Sono due le principali articolazioni di questo progetto: il “Pallone elettronico” che viene dotato di sensori elettrici all’interno del materiale di cui è costituita la camera d’aria e la “Porta elettronica”, nella quale si trovano appositi sensori all’incirca un metro oltre la linea e sotto l’erba. Ogni qual volta il pallone oltrepassa totalmente la linea di porta, i sensori presenti al suo interno, interagiscono con quelli nel pallone, segnalando il gol.

Tale sistema risulta essere così accurato e sensibile tanto che è in grado di segnalare il superamento della linea anche per un lasso di tempo infinitesimale. L’arbitro viene così avvertito in tempo reale, per mezzo di un apposito braccialetto elettronico.

L’Hawk-Eye, noto anche come “occhio di Falco” è già utilizzato da tempo nel tennis. Questo tipo di tecnologia si sostanzia nell’elaborazione di immagini che provengono da una molteplici telecamere che viaggiano a 500 frame al secondo (quando quelle standard operano a 25 frame) applicate in diversi punti della porta, per poter usufruire di numerose angolazioni in tempo reale. I dati vengono inviati da una serie di computer che elaborano le immagini ad un server che incrocia tutte le informazioni per determinare se la palla ha oltrepassato o meno la linea di porta. In caso si verifichi ciò, l’arbitro viene subito avvertito tramite un dispositivo auricolare o da polso.

L’ultima ma non ultima per tecnologia sarebbe l’invenzione danese-tedesca denominata GoalRef che si basa sull’interazione tra un campo magnetico presente intorno alla porta e un microchip inserito nel pallone.

Alla luce di tali nuove possibilità che ci offre la moderna tecnologia che potrebbero essere utilizzate anche in combinazione tra loro per assicurare ancor maggiore accuratezza, Giovanni D’Agata, componente del Dipartimento Tematico “Tutela del Consumatore” di Italia dei Valori e fondatore dello “Sportello dei Diritti” si chiede perché ancora oggi le alte sfere del calcio si oppongano all’introduzione di sistemi in grado di garantire un diritto di tutti i tifosi: quello della certezza delle competizioni sportive. Non è possibile che nonostante timidissime aperture in tal senso, sotto la paventata possibilità di ledere la “tradizione” ci si ostini a ritardare gli esperimenti su larga scala, se non che forse conviene alle lobbies sottese al mondo del calcio che non si raggiunga un grado di  verità prossimo al 100 %?