Mare anche d´inverno. La Regione Campania vota la legge sugli stabilimenti balneari tutto l´anno

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Tintarella tutto l’anno? Perchè no se la materia prima, ovvero il sole, da queste parti proprio non scarseggia. Nasce così l’idea di lasciare gli stabilimenti balneari aperti per l’intero anno solare, come prevede la proposta di legge all’esame del consiglio regionale di martedì prossimo. Il provvedimento è stato più volte sollecitato dagli operatori che sperano di fronteggiare una crisi che negli ultimi anni ha messo in ginocchio il settore. La Campania, va detto, contra circa 550 stabilimenti e di questi solo poche unità, grazie a delibere comunali, sono aperti tutto l’anno. «C’è la possibilità di sfruttare il clima favorevole e fra l’altro questa norma è in linea con le direttive europee», commenta il presidente di Assobalneari Campania Antonio Cecoro. La proposta di legge porta la firma di Biagio Iacolare (Udc), vicepresidente del consiglio regionale, ma è condivisa sia dalla maggioranza che dall’opposizione. «La legge è un valido strumento per dare impulso all’economia e all’occupazione – sostiene Iacolare -. Per contrastare la crisi del turismo in Campania è opportuno allungare il periodo di apertura degli stabilimenti. L’innovazione riguarda i titolari di regolari concessioni demaniali, nelle more dell’approvazione del Piano di utilizzo delle aree demaniali e della legge regionale sul Turismo». Non è la prima volta che il consiglio regionale prova a legiferare sugli stabilimenti balneari. Nel 2010, in sede di approvazione della finanziaria, fu già approvata una norma che consentiva ai lidi campani di restare aperti per l’intero anno solare. Tuttavia il governo impugnò la legge rilevando profili di incostituzionalità e nel 2011 la Consulta ha annullato la norma regionale. Alla base della bocciatura la questione dei vincoli paesaggistici. In sostanza, le strutture degli stabilimenti balneari (cabine, pedane) in quanto strutture stagionali sono da considerarsi provvisorie e quindi da smantellare alla scadenza delle autorizzazioni. Per restare aperte tutto l’anno (e diventando di fatto strutture definitive) c’è dunque bisogno di una diversa legislazione. La Consulta, bocciando la legge del 2010, aveva sostenuto che alle Regioni non è consentito introdurre deroghe in materia di protezione ambientale non essendo possibile eludere, in aree vincolate, le procedure previste dal Codice dei beni culturali e del paesaggio. La proposta di legge firmata da Iacolare sana questa anomalia. In particolare, si fa salva la competenza dello Stato e si prevede che per mantenere le strutture per l’intero anno occorre ottenere una preventiva autorizzazione. «La proposta è conforme alla recente sentenza della Corte Costituzionale e la legge – assicura Iacolare – non comporta alcun onere finanziario a carico del bilancio regionale». La legge è attesa dagli operatori balneari peraltro già alle prese con un’altra norma della finanziaria regionale del 2012, quella che incrementa dal 10 al 100 per cento l’imposta del canone di concessione in materia di demanio marittimo. Per i titolari degli stabilimenti l’incremento rischia di mettere in ginocchio le imprese che devono già sostenere costi molto alti per lo smaltimento dei rifiuti e sono alle prese con un’emergenza ambientale che relega la Campania agli ultimi posti in Italia in fatto di balneabilità delle acque. L’Assobalneari ha chiesto alla Regione di abrogare la norma. «L’incremento è ingiusto anche alla luce dei servizi offerti che non sono certo dei migliori. C’è l’impegno del vicecapogruppo del Pdl Daniela Nugnes a presentare una proposta di legge per eliminare l’aumento», dice Cecoro che nel frattempo ha inviato una lettera a tutti i comuni costieri sostenendo che l’incremento è applicabile solo a partire dal 2013 «in mancanza di esplicite indicazioni normative».