COSTA D´AMALFI: …QUEL BLITZ DELLA GUARDIA DI FINANZA…(VII^ PUNTATA)

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Nota dell’autore: Gentili lettori, in qualità di autore del romanzo a puntate in oggetto, anche in seguito del discreto successo di pubblico che sta ricevendo, volevo precisare che il testo non ha nessun intento diffamatorio; si tratta dunque, semplicemente, di un esercizio di satira e gli eventi sono assolutamente frutto della mia fantasia e sono strettamente di natura umoristica. Mi auguro dunque che gli esponenti delle categorie professionali (politici, forze dell’ordine, architetti, magistrati) che, a rotazione, faranno parte del romanzo, lo ricevano senza indispettirsi e con la giusta dose di ironia e di leggerezza che merita. 

 

VII^ puntata: IL MAXI CONCORSONE DEL 2019 

Riassunto delle puntate precedenti: E’ il 2023, tra economia in ginocchio e grattacieli di banche cinesi, la costa d’Amalfi vive un periodo di grande difficoltà. Uno degli ultimi negozi ancora in attività, un mattino di febbraio riceve la visita della Guardia di Finanza. Al comando della pattuglia c’è il Comandante Della Fiore, mio vecchio compagno di scuola.

Se il mio vecchio amico Giuseppe Della Fiore era divenuto comandante della Guardia di Finanza, l’unica spiegazione poteva essere il maxi-concorsone per le forze dell’ordine che si svolse nella primavera del 2019. Fino a quel punto nessuno aveva avvertito con la necessaria serietà quanto fossero pericolosi i cambiamenti innescatisi nel lontano 2011. Quell’anno, come qualcuno forse ricorderà, a novembre si dimise l’ultimo primo ministro più o meno regolarmente eletto. Quindi si insediò il cosiddetto governo “dei professori”; i politici tentarono la restaurazione nel 2013, ma il tentativo durò poco e fallì miseramente. L’esercizio della democrazia, con il relativo costosissimo carrozzone delle elezioni, fu così accantonato definitivamente; d’altronde c’era la crisi e non si poteva rischiare. 

Così, con un atto unilaterale al governo “dei professori” seguì quello “dei bidelli”, solo interlocutorio però, perchè poi arrivò quello “dei banchieri” che eliminò subito i soldi contanti e legalizzò il tasso di interesse al 32% (altrimenti detto “strozzinaggio”). Le cose peggiorarono quando subentrò il governo “degli assicuratori”. Ognuno dovette sottoscriversi obbligatoriamente una polizza per qualsiasi cosa: per uscire di casa ci voleva una polizza anti-infortuni, per giocare a carte nel bar ci voleva l’assicurazione per eventuali risarcimenti verso terzi e ancora per fare la pipì nei locali pubblici (casomai la facevi fuori) o per portare i bimbi sugli scivoli al parco. Intanto la crisi diventava sempre più grave e la forbice sociale si allargava sempre di più, ingigantendo le distanze tra i ricchi e poveri e tra Albano e Romina, mentre i POOH si erano già sciolti. Il pane arrivò a costare 6 euro al chilo. Un panettiere di Bergamo divenne così ricco che in pochi anni aprì panetterie in tutta Italia, poi comprò 3 canali televisivi, una squadra di calcio in Inghilterra e due ville in Sardegna. Poi volle esagerare e si comprò tutta la Sardegna perchè, in fondo, il prezzo era buono. Poi la legò stretta ad un mercantile belga e la trascinò al largo della Florida. 

La situazione precipitò quando la nazionale di calcio non si qualificò per il mondiale del 2018. Fino a quel momento il calcio era rimasto l’unica arma di distrazione di massa per il popolo. Ma quell’anno per la crisi economica il campionato si era ridotto a 4 squadre, anche se si continuava a giocare in 34 giornate. I giocatori buoni erano tutti emigrati e avevano cambiato cittadinanza. Gli unici giocatori italiani di valore erano rimasti l’esperto Cassano che aveva ancora i brufoli e il giovane Ferreri (che millantava di essere figlio illegittimo di Balotelli e di una ballerina di lap dance). Per guidare la nazionale venne richiamato Trapattoni che aveva quasi 80 anni ma era l’unico che aveva accettato gratis. In ogni caso quella nazionale le provò tutte pur di scongiurare la rivolta sociale, nell’ultima gara contro le tenacissime Isole Far Oer, il Trap le inventò di ogni: sparse sul campo acqua Santa con gli elicotteri come il napalm e richiamò anche Roberto Baggio, 51enne, forse per farsi perdonare di non averlo portato ai mondiali in Corea nel lontano 2002. All’Italia sarebbe bastato un pareggio ma, nonostante il classico “catenaccio” italico mai rinnegato, perse 4 a 0. 

Quando l’Italia fu eliminata la gente scese in strada infuriata. Fino a quel momento aveva accettato qualsiasi angheria, ma saltare il mondiale no. Per sedare la rivolta le forze dell’ordine impiegarono molti giorni e dose massiccie di pay per view. Il colpo di mano si consumò durante la finale di Champions League, mentre gli italiani erano distratti. Il capo massone, quattro vescovi miscredenti, i vertici del PDP (Partito della Democrazia Presunta) e un pugno di magistrati si riunirono nei cessi di un bar di piazza Venezia e davanti ad un piatto di rigatoni con la pajata, formarono il nuovo governo fondato sull’ordine pubblico e il rispetto della legge. Fu quello che finì sui libri di storia come “il patto della pajata”.

Il nuovo capo del governo, un vecchio giudice di pace incattivito e in pensione, fece due conteggi e capì che per garantire la legalità come la intendeva lui, bisognava aumentare l’organico delle forze dell’ordine. In un paio di mesi andavano assunti altri 5 milioni di agenti suddivisi quasi equamente tra carabinieri, poliziotti, forestali, finanzieri, polizia provinciale, vigili urbani, marina ed aeronautica. Per questo motivo nella Primavera del 2019 fu indetto un maxi concorso per acquisire “presso tutte le forze armate, nuovo personale”, senza andare molto per il sottile in quanto a rigidità degli esami. Ricordo che la pre-selezione non fu molto dura. Bisognava saper ricordare le proprie generalità e riuscire a firmare senza errori di ortografia. Ci fu l’89% dei promossi. Agli scritti erano ancora in 7 milioni a reclamare lo stipendio fisso. Ma anche saccheggiando tutte le ikee del mondo non sarebbe stato possibile trovare 7 milioni di matite e quindi organizzare un tema per 7 milioni di candidati. Così gli scritti furono aboliti. Ma pure pianificare gli orali era difficile perchè ci sarebbe voluto troppo tempo, così il governo decise di assumere tutti i candidati rimasti. 

Lo smistamento ai vari corpi e i relativi gradi fu effettuato tramite curriculum. Un mio cugino di secondo grado che aveva preso 18 multe per divieto di sosta negli ultimi due anni, fu fatto maresciallo dei vigili urbani. Un mio amico, bravo nei cruciverba che aveva una moto molto potente, divenne subito ispettore di polizia, mentre il cugino di mia cognata che possedeva un falciaerbe e due motoseghe prese i gradi di vice ispettore della Forestale. Furono assegnati anche quadri dirigenziali: un armatore in disarmo che aveva ancora in secca un gozzo in legno con motore entrobordo, divenne primo tenente di vascello. Evidentemente, sullo spessore del curriculum di Della Fiore non c’erano dubbi.

 

(continua – 7)

Christian De Iuliis

www.christiandeiuliis.it