Bob Mintzer gigante contemporaneo

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Il celebrato tenor-sax ha incrociato il suo strumento con gli strumentisti della Salerno Jazz Orchestra infiammando un affollato teatro Augusteo

 

 

 

Di Olga Chieffi

 

In un panorama jazzistico, come quello contemporaneo, che riserva sempre meno sorprese, in un quadro quantitativamente pantagruelico ma qualitativamente confuso, ci sono alcune stelle fisse cui si può e si deve guardare con interesse e genuina curiosità. Non ci metteremo qui a fare la lista dei buoni e dei cattivi, anche perché bisognerebbe considerare un po’ tutti gli stili, ma in questo universo magno, qualche punto di riferimento rimane e uno di questi resta Bob Mintzer, uno dei caposcuola del sax tenore moderno, il quale è stato in città per due giorni, ospite della Salerno Jazz Orchestra e del suo direttore Stefano Giuliano. La due giorni di Bob Mintzer è iniziata con la masterclass tenuta presso il centro sociale “R.Cantarella” dove si è avuto purtroppo anche l’unico incontro con l’orchestra per una prova generale prima dell’esecuzione, svoltasi sul palcoscenico del teatro Augusteo. La SJO si è presentata al pubblico nella formazione classica della big Band (cinque sassofoni, quattro trombe, quattro tromboni, e ritmica composta da basso batteria, percussioni, con la partecipazione del primo flauto della Filarmonica Salernitana “G.Verdi”, Antonio Senatore e, su tutti, il consapevole pianoforte di Julian Oliver Mazzariello), diretta dallo stesso Bob Mintzer L’orchestra ha permesso al solista, di donarsi al pubblico, sia come brillante strumentista, ma in particolare come grande compositore e creativo arrangiatore. Dai maestri della tradizione Mintzer ha appreso le tecniche delle grandi forme, del chorus esteso, fatto di episodi diversi, da percorrere in un certo ordine, nonché l’abilità nell’orchestrazione e nella distribuzione delle parti solistiche, la libertà nell’armonizzazione, la robustezza dell’impianto ritmico. Il direttore e il suo strumento sono venuti fuori in due splendide ballades quali Easy living e My Soliloqui in cui ha creato un universo sonoro grazie ad un suono dalla perfetta bilance tra i registri, inarrivabile tecnica, una pronuncia strumentale ricca, articolazioni delle frasi che vanno ben oltre la forma ed eccezionale fantasia e gusto per le sfumature. Mintzer ha proposto anche impasti orchestrali  non proprio canonici come quelli ottenuti da tre flauti, sax soprano e baritono, insieme a trombe con sordina e flicorni, decisamente accattivante, ma dalla intonazione latitante, in particolare degli strumentini, nonostante la magistrale presenza di Antonio Senatore. In “Swanglang”, Mintzer ha accantona l’esplosivo virtuosismo strumentale per dare spazio a un senso collettivo del far musica anche  rischioso, ma quando tutto funziona, in particolare tra le trombe guidate dal piacentino Davide Guidoni, si è riuscito a raggiungere quel particolare ludus tra i fiati, aperto e movimentato dagli articolati commenti del pianista. Un Julian Oliver Mazzariello che ha rivestito al meglio il ruolo di piano conductor, in particolare in pezzi in cui Mintzer non è riuscito a tenere a freno l’orchestra, quali “Ojo como va”, brano in cui la responsabilità di sezione è stata del tutto tradita. San Juan Shuffle ha messo in luce un lungo dialogo tra batteria e percussioni, seguita da una particolarissima rilettura di J got Rhythm di Gershwin, in cui Mintzer ha sfidato in un vero e proprio duel all’antica in sparring four, l’alto di estrazione parkeriana del giovane Giampiero Genovese, prima di concedere il bis ad un pubblico entusiasta, con March Majestic. Applausi per Mintzer, ma in particolare per il suo doppio, nel concerto che si è rivelato il pianoforte di Julian Oliver Mazzariello, capace di articolare i suoi interventi, inanellando stupefacenti serie di chorus e sfruttando completamente la tastiera, senza mai smarrire il filo di un discorso che viene da lontano, insieme a quel sapido gusto per la melodia che è alla base anche dell’estetica di Bob Mintzer.