TRIANGOLO LIQUIDO NEL MARE DEL WEB di COSIMO SINFORINI dal 15 al 18 Marzo – Teatro Spazio Libero

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Napoli –  Il Teatro cerca sempre di rispecchiare la società che lo circonda, attraverso un linguaggio di “urto” che tende ha dare un innovazione, ma nel contempo senza dimenticarne ne i canoni e ne il messaggio dell’autore, che ci viene trasmesso attraverso la drammaturgia, i gesti e la recitazione. E quello che fa il giovane attore  e autore del testo Cosimo Sinforini su progetto e regia di Vittorio Lucariello che andrà in scena  presso il Teatro Spazio Libero di Napoli che vede in scena lo stesso Cosimo Sinforini insieme a: Ivano Russo, Melania Balsamo, Miriam Martine Manco, Claudia Gherardelli. Questo percorso nasce  da un bisogno di un nuovo “teatro d’avanguardia” dove poter esprimere valori, emozioni, sentimenti in un patos che si rinnova  attraverso un confronto tra i giovani  e “nuova società” che cambia repentinamente pelle. Ecco il dramma intrinseco che ci vuole trasmettere involontariamente il Sinforini  il quale ci racconta di giovani che si confrontano tra di loro con genitori , con il lavoro la tecnologia e nuovi mezzi di comunicazione. “Cosa accade tra i giovani oggi? Quali sono gli argomenti, le pratiche su cui discutono, su cui comunicano, quali i loro motivi esistenziali, quelli con cui intrecciare dei rapporti di amicizia, di convivenza, il dialogo, la mediazione?

Attraverso i nuovi modi di comportamento dei tre protagonisti di questo spettacolo, si può comprendere come i mutamenti, che già si stanno verificando nel quotidiano siano, rispetto a un recente passato, radicali.

Sullo sfondo vi è un’educazione culturale fortemente concentrata sui temi del lavoro e dell’occupazione,che in parte esclude, necessariamente, la sfera umana, per non dire quella morale e sentimentale della vita.

 

Questa mancanza totale di preparazione ai rapporti di civile convivenza è forse una delle cause della solitaria immaturità che si va rafforzando attraverso l’invasione tecnologica. Dai videogiochi ai social network, dall’uso e dall’abuso di una informazione e di una comunicazione ultra rapida e telegrafica si è dilatata una generazione defatigata, deresponsabilizzata, deprivata, esclusa dal godimento e dal tormento, dalla soddisfazione del bisogno, di natura sociale, culturale e privata, esclusa persino dal sentimento di dolore singolo o di massa, che aveva il compito di unire ed amare, forse anche odiare per poter vivere. Oggi non si ama più come un tempo. Forse è meglio? Una fredda telematica connessione unisce gli uomini e le loro azioni disimpegnate e legate alla continuità di un giocare con la vita, senza più nessuna distinzione responsabile dei ruoli.

“Quando il bambino era bambino, perche io sono io e perche non sei tu… La vita sotto il sole è forse solo un sogno?” È solo la diversità delle giovani generazioni che ci spaventa o il sonno della civiltà genera mostri?

Il testo si sviluppa sulla falsariga di un dialogo tra più persone legate da uno stretto rapporto di convivenza.

L’attenzione va posta sul fatto che il linguaggio da loro usato si configura come un documento, una conferma del modo in cui le nuove generazioni hanno ormai adottato nei loro rapporti una essenzialità e un’immediatezza mutuati direttamente dal codice della comunicazione telematica. Nello svolgersi delle conversazioni si coglie una costante freddezza della forma del discorso, caratteristica assoluta del messaggio elettronico mediatico, e le diversità dei toni sembrano derivare paradossalmente, più che dal significato specifico delle parole, dagli influssi di nuova sensibilità, da variazioni di ambienti o da diversificazioni del carattere della scrittura.  Tutto ciò fa emergere un’assenza di rapporti dialettici e di mediazione che si facciano carico del ruolo di ammortizzatori preposti alla convivenza civile, dando quindi libero accesso all’impazienza e alla violenza.

 

 

Nella messa in scena, per tener fede a questo nuovo tipo di scrittura, è stato necessario ricorrere a una recitazione modulata più che sul significato delle espressioni, su amplificazioni ed esasperazioni, saltando, di volta in volta, dalla piatta indifferenza alla irascibilità del gesto.

Tre giovani in un breve percorso esistenziale.

Diversi ambienti abitati da due coniugi e da un terzo personaggio da tempo amico del giovane sposo.  Tre persone che più che essere guidate da sentimenti, seguono il disimpegno come regola quotidiana, il ritmo di un gioco come regola di vita.  Cosimo Sinforini è uno dei giovani autori e attori più promettenti del teatro napoletano  che si è confrontato con il grande teatro d’avanguardia senza rinnegare il teatro di tradizione egli ha collaborato con Carlo Cerciello, Giancarlo Sepe,  Raffaele Di Florio senza dimenticare il suo approdo al cinema con Antonio Capuano.    

 

 Giovanni Cardone