Scandalo sanità/ Quando Iannelli definì i suoi pazienti «materiale»

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NAPOLI – I pazienti dell’ospedale Cardarelli da dirottare verso la clinica Villa del Sole di Napoli erano definiti «materiale» da Paolo Iannelli, il primario di Ortopedia arrestato la scorsa settimana con l’accusa di associazione per delinquere finalizzata alla concussione, alla truffa e al falso. È quanto emerge da un’intercettazione tra lo stesso Iannelli e un altro medico del reparto, Giuseppe Trotta, anch’egli indagato. L’intercettazione non era contenuta nell’ordinanza di custodia cautelare ed è stata depositata successivamente dai pm. Iannelli, che non è in ospedale, chiede al collega: «Tutto tranquillo al Cardarelli?». Trotta risponde: «Sì, tutto tranquillo. Io mo oggi tengo 18 ore. Devo fare pomeriggio e notte, oggi». Il primario suggerisce: «Va bè, tu vedi un poco se arriva un po’ di materiale, capisci». Trotta: «Capisco. Va bene!». Iannelli: «Mi raccomando, capisci!». Operato a Villa del Sole, il giorno successivo alla dimissione, un paziente dovette essere nuovamente ricoverato in ospedale per un’infezione alla ferita. Il primario Paolo Iannelli venne informato da un tale Lello, probabilmente un medico, che chiamava da un centro di cardiologia di Pomigliano d’Arco; dopo avere ascoltato i gravissimi problemi del paziente, Iannelli commentò: «Eh, lo so, Lello, ma mica lo possiamo fare nuovo?». La telefonata fa parte degli altri documenti depositati negli ultimi giorni dai pm Francesco Curcio e Henry John Woodcock, titolari dell’inchiesta sulla sanità a Napoli. Nella telefonata, Lello spiega che il paziente «dal punto di vista elettrolitico è tutto sfalsato» e ha «delle tachicardie ventricolari». Il primario obietta che, quando l’uomo è stato dimesso, «stava camminando». L’interlocutore lo interrompe: «Paolo stammi a sentire un momento. Quando è arrivato in ospedale, il giorno dopo, ha drenato dalla ferita pus, schifezza, tiene l’ira di Dio dentro quella ferita. Ti volevo avvertire perché questo mo’ tiene un’insufficienza renale, tiene il diabete». A questo punto Iannelli commenta: «Eh, lo so, Lello, ma mica lo possiamo fare nuovo!». L’interlocutore però insiste: «No, quello il problema, Paolo però questo praticamente nella sede chirurgica ci ha pus! Capito?». Il primario conclude: «Quello, fratello mio, avrà pure… gli hanno messo un drenaggio e certamente è un defedato, io che posso fare? Eh, non è che posso pensà se la protesi praticamente ha fatto infezione, ha fatto rigetto, io che devo fare? Che dobbiamo fare?». Secondo i pm Francesco Curcio e Henry John Woodcock, il reparto di ortopedia dell’ospedale Cardarelli veniva lasciato volutamente in stato di abbandono dal primario, Paolo Iannelli, per far trasferire i pazienti a Villa del Sole. Per dimostrare questo assunto, i pm hanno depositato numerose intercettazioni. Una di queste riguarda un paziente straniero di nome Hamid che ha una grave frattura. Di lui parlano Maurizio Grassia e Giuseppe Noschese, uno dei medici indagati. Grassia prospetta la gravità delle condizioni del paziente: «Questo ammalato ci ha una frattura sacro – iliaca con un arto? Questo ammalato è arrivato in ospedale con una diagnosi già fatta. Ha la Tac di una frattura sacro-iliaca più sacro-coccigea. Allora, questo signore, io ti ho detto: fallo vedere all’ortopedico. Tu mi hai detto: no, deve fare prima la radiografia. Ho detto: scusa, ma perché non gli fai fare la risonanza? Tu mi hai risposto: no, perché la deve chiedere l’ortopedico per ragioni di budget, eccetera eccetera. Stiamo al giorno d’oggi che questa frattura ancora nessuno se l’è vista, questa frattura sacro-iliaca. Nessuno. L’ortopedico che è venuto ha scritto che poiché nemmeno nella tac che ha fatto da noi sta menzionata, quella cazzo di frattura, e quello non se l’è andata a vedere. S’è visto solo il referto. Ha detto che per la frattura sacro-coccigea e per la lesione del ginocchio non c’è nulla da fare. E non si è espresso sulla frattura sacro-iliaca. Il paziente non muove l’arto da un mese. Ce l’ha extra ruotata, sta in impotenza funzionale. Ma che cosa bisogna aspettare? Che dobbiamo uscire sui giornali?». Noschese replica: «È che sta molta gente, parlo tra di noi, che veramente se ne fotte del malato, hai capito?». Grassia replica: «Si, ho capito, però alla fine mettiamoli in condizione che pure se ne fottono, però non dobbiamo stare dalla parte del torto, perché come sta questo ammalato? Qua gli risulta che praticamente nessuno lo ha allertato che questo non muove l’arto, capito?».

IL MATTINO.IT

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