La dignità perduta.

0

Alcuni giorni fa sono entrato in contatto con un conoscente, che avendomi scelto come suo confidente, mi si è rivelato in tutta la sua disperazione.

Ho avuto modo durante l’incontro di constatare, quanto quest’uomo fosse addolorato per la sua più che precaria situazione lavorativa e affettiva.

Ho dapprima usato parole di circostanza, poi, man mano che il suo disagio veniva fuori, ho avuto modo di verificare quanto fosse grave la sua condizione; il suo malessere aveva intaccato in modo irrimediabile la sua capacità di reazione. Senza indugi mi confidava di aver perso la propria dignità.

Un uomo senza dignità, continuava, è un uomo senza futuro, senza prospettive, è senz’altro un uomo alla deriva.

L’esternazione di questa persona, che mi auguro diventi mio amico, mi ha fatto riflettere sulla vacuità dei rapporti umani. Mi sono chiesto tra l’altro perché abbia scelto me come suo confidente, e com’è possibile, che nessuno tra quelli che gli vivono accanto abbia avuto la sensibilità di percepire un malessere così profondo.

Gli ho promesso che mi troverà sempre disponibile all’ascolto, non disponendo io di altre possibilità d’aiuto, e mi auguro, che anche questa breve riflessione potrà fargli capire quanto io tenga a lui e al suo benessere personale.

Ancora una volta insisto sulla necessità di prestare la giusta attenzione a quanti soffrono, in modo da fargli sentire tutta la nostra vicinanza. Non sarà molto, ma vi assicuro che li farà sentire meno soli.

Felice Casalino