Scandalo sanità/ La supertestimone: «Così ho registrato Iannelli»

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NAPOLI – Ha letto i giornali, ha seguito le news in tv, si è specchiata in quelle storie di pazienti indotti a lasciare il pubblico per il privato, tanto da rompere gli indugi.
Ora basta – avrà pensato – devo raccontare anche io la mia storia. Che è molto simile alla testimonianza resa da altri pazienti del Cardarelli nel corso dell’inchiesta che vede in cella il primario Paolo Iannelli. 

È così che appena due giorni fa si è fatta avanti una donna, una nuova potenziale testimone d’accusa nei confronti del dirigente di ortopedia al Cardarelli e manager della clinica privata Villa del Sole. Una testimonianza forte, anche per un particolare inedito: la donna ha infatti depositato la registrazione di un colloquio avuto qualche tempo fa con Paolo Iannelli, dal quale emergerebbe il presunto tentativo di dirottare un paziente dell’ospedale napoletano verso la clinica Villa del sole.

Un audio e una lunga testimonianza giurata, dunque. Sono documenti che potrebbero rafforzare uno dei punti nevralgici dell’inchiesta sul presunto «sistema Iannelli», finalizzato a reclutare pazienti per la clinica privata dagli elenchi di persone in attesa nella corsia del suo reparto. Un colpo di scena, una possibile nuova fonte d’accusa. La donna si è rivolta ai militari della Guardia di finanza, poi ai carabinieri del Nas, rispondendo alle domande del capitano Roberto Vergato, che sta scavando sul presunto reclutamento di pazienti per favorire gli interessi del manager privato.

Ma della sua deposizione si sa poco. È parente di un paziente avuto in cura da Paolo Iannelli e ha deciso di raccontare la sua storia dopo il blitz di martedì mattina, culminato negli arresti in carcere di Paolo Iannelli, ma anche negli arresti domiciliari di Gabriele Iannelli (fratello di Paolo) e di Marco Von Arx, presidente del Cda di Villa del Sole (entrambi saranno ascoltati lunedì mattina). 

Associazione per delinquere, truffa, concussione, sono le accuse ipotizzate dai pm Francesco Curcio e Henry John Woodcock, in forza al pool reati contro la pubblica amministrazione dell’aggiunto Francesco Greco. Agli atti della misura cautelare firmata dal gip Ludovica Mancini si fa riferimento all’esperienza vissuta al Cardarelli di 78 pazienti che – dal 2006 al 2010 – avrebbero lasciato l’ospedale collinare per entrare nella clinica dei Iannelli, pur di evitare lunghe attese (anche quindici giorni), accettando un intervento in regime privato. È l’ipotesi concussione, il presunto reclutamento operato da Paolo Iannelli e – secondo i pm – da personale medico e infermieristico non ancora identificato. 

Questo lo schema investigativo: lasciare i pazienti della seconda sezione di ortopedia in uno stato di abbandono, cristallizzare l’emergenza strutturale, alimentare lo stato di soggezione del paziente. Poi proporre una sorta di offerta: intervento subito in clinica, basta pagare. Uno scenario fermamente contrastato dallo stesso Paolo Iannelli, che si è difeso mercoledì pomeriggio nel corso di due ore di interrogatorio dinanzi al gip Mancini. 

Altro che emergenza creata ad arte – ha spiegato il primario – le carenze strutturali e i disservizi sono all’ordine del giorno. Difeso dal penalista Bruno Von Arx, Iannelli ha insistito: «Non mi sono mai sottratto di fronte alle esigenze di un paziente, anzi sono stato sempre a loro disposizione. Faccio oltre 1500 interventi in un anno, mi sforzo di conoscere le esperienze dei pazienti, per loro sono raggiungibile anche al cellulare. Chi ha lasciato l’ospedale per la clinica, l’ha fatto spontaneamente, non ho mai forzato nessuno. Le richieste di un trasferimento in clinica sono sempre arrivate dagli stessi pazienti, quando appare loro chiaro che qui si lavora con pochi letti a disposizione, tra carenze strutturali, scioperi ed emergenze varie». 

Di 78 casi di pazienti reclutati (secondo i pm), la Procura ha acquisito agli atti dieci testimonianze. Ora c’è un nuovo racconto destinato a finire nella storia dei rapporti tra pubblico e privato, quello di una stretta parente di un ex degente al Cardarelli, poi deceduto (per circostanze non legate ai rapporti con Iannelli, ndr). 

Una testimonianza choc, arricchita dalla registrazione depositata agli atti. Inevitabili ulteriori accertamenti investigativi: la voce registrata è realmente di Paolo Iannelli? Cosa si sono detti la parente della paziente e il primario del Cardarelli? C’è stata l’offerta del medico di lasciare il calvario della sanità pubblica per entrare nella clinica di via Manzoni? La sua esperienza può incoraggiare altri testi rimasti nell’ombra? Punti da verificare, che potrebbero allungare la lista di potenziali accusatori del medico napoletano, ritenuto responsabile di un atteggiamento che il gip Mancini non ha esitato a bollare come «odioso».

Leandro Del Gaudio http://www.ilmattino.it/articolo.php?id=184984&sez=NAPOLI