IL MISTERO DELLA TORRE DELLA LUNA. UN LIBRO DI RACCONTI di TERESA NASTRI.

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La curva di Capo Luna spalanca il panorama solare di Amalfi, che scatena emozioni con quel grappolo di case di Vagliendola che scalano la collina fin lassù a Pogerola, dove uno scheletro di castello testimonia antica potenza  e minaccia ancora sfracelli sulla Chiesa di San Biagio, che cerca il cielo con l’arioso campanile. La strada è balconata aerea sul mare che canta nenie alla battigia nelle giornate di calma e schiaffeggia gli scogli nelle libecciate con ricadute fragorose a cascate in spumeggianti garofani bianchi fin laggiù al porto ed oltre, dove rumoreggia minaccioso nel ventre delle grotte che sigillano misteri. E lo è di sicuro quello di cui cerca di venire a capo il Commissario Venga nel lungo racconto iniziale che avvince per la suspence degli intrecci in cui si susseguono testimoni reticenti o evasivi, a cominciare dal disabile  Castaldo  Dalla postazione/rifugio di una grotta ha visto o immaginato di vedere la donna scomparsa inghiottita dalle onde/giganti fino ad invasione di rotabile, dalla cui inferriata/balaustra  assisteva, incauta, allo spettacolo del mare in tempesta.Il racconto prende il lettore per il ritmo della narrazione, per le vicende che si susseguono riservando nuove e apparentemente inestricabili sorprese fino alla fine, quando il tutto si rivela come un parto della fantasia  di un mitomane, il cui caso ha costituito oggetto di studio per una tesi di dottorato, ancora conservata, forse, in qualche archivio della Facoltà di Psicologia dell’Università di Torino.Occupa tutta la prima parte del libro di Teresa Nastri,Il mistero della Torre della Luna e altri racconti”.

 

La seconda parte, invece, scivola sempre gradevole nella tecnica narrativa, ma di sicuro meno complicata nella scelta dei temi trattati, che privilegiano la quotidianità di una tranquilla città/paese di provincia, Amalfi appunto, dove l’autrice ha trascorso infanzia e giovinezza e dove torna spesso  fisicamente, sempre con cuore e pensiero, carichi di nostalgia. per un bagno di emozioni a recupero di memoria di vita familiare, focalizzando episodi che ne hanno marchiato l’esistenza. C’è una zona della città, nota ai Grandi Viaggiatori del ‘700 e dell’ ‘800, narratori e pittori, un pò meno per quelli frettolosi dei nostri giorni che, sudaticci, danno uno sguardo di insieme a Piazza Duomo, comprano un souvenir nei negozi affollati e se ne tornano nella gabbia/postazione numerata del pullman dell’Agenzia di Viaggi alla mercè della guida. Si tratta di Valle dei Mulini, il regno della protoindustria ai piedi dei Lattari, zona operosa e fiorente di cartiere, mulini, pastifici e “ferriera” fino a qualche secolo fa,. oggi un sorta di museo all’aperto con scheletri di manufatti che trasudano storia e tradizioni, nel verde della vegetazione, a margine del fiume che accende argento nel salto fragoroso delle cascate prima di scivolare tranquillo verso il mare imbutandosi nel ventre della città. La Valle fu il regno di una ragazza vivace di vita e curiosa di scoperte di ville gentilizie in contrasto con le dimore povere ma dignitose dei contadini, alle prese con “chiazze” dove i limoneti ingioiellano di ciondoli d’oro i coltivi a sbalzo sulle colline assolate e dove gli artigiani perpetuano i mestieri di padri e nonni e le figlie apprendono l’arte della pazienza e della sapienza delle madri nei sapori e nei saperi della gastronomia- Teresa si muove a suo agio e registra emozioni nel rifugio di fortuna per i raid aerei durante il periodo della guerra, nei litigi e nei dispetti della competizione tipica dell’età con i compagni/e di giochi, nelle frequentazioni alla Parrocchia della Madonna del Rosario per le funzioni della domenica e delle feste comandate, negli screzi delle famiglie del quartiere di campagna disseminato tra ponti a scavalco di torrenti e scalinate a conquista di terrazzi. Non mancano i dolori per disgrazie inaspettate o le paure delle attenzioni morbose di qualche anziano mostro/sporcaccione che viola la delicatezza da fiore di pesca di un corpo innocente, l’orgoglio mal represso per le prove superate nella lotta/competizione con le coetanee, si tratti di gare di nuoto o di impegno negli studi. L’intelligenza curiosa della bambina registra tutto, la donna matura recupera i  ricordi, li esalta, li attualizza e la scrittrice narra il tutto con grazia coinvolgente. Il filo conduttore è l‘amalfitanità che lega passato e presente e che trasforma in personaggi/protagonisti la vecchia compagna di scuola  reincontrata per caso o la sarta/cicciona con figlio aspirante cameriere, fecondati entrambi dalla bellezza della poesia nella casa/laboratorio di Pogerola, invasa da “pezze”. Ed è una scheggia di poesia anche la figura del clochard incontrato per caso dalla stazione di Grosseto, e trattato con calda familiarità in nome della comune “napoletanità” e materializzatosi al telefono con un linguaggio di complicità amicale con la scrittrice ma con malcelata irritazione del marito.  La differenza si spiega e si giustifica: Teresa, la scrittrice, è presa dalla levità e dalla grazia della poesia e si emoziona a contatto con il calore della umanità,a prescindere dal ruolo sociale dei soggetti, il marito si gonfia di entusiasmo, che rasenta il fanatismo,solo per le imprese calcistiche del Napoli.

 

Un Libro di racconti tutto da leggere questo di Teresa Nastri, con tocchi frequenti di prosa lirica che sa di poesia, appunto!

 

Giuseppe Liuccio

 

g.liuccio@alice.it