Mescolanze e visioni del Bolling Quartet

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Gran concorso di pubblico al circolo Canottieri per l’esibizione della formazione di Antonio Senatore, Renato Costarella, Giuseppe Mirra e Felice Marino, ospite della rassegna “I concerti del Conservatorio”, curata da Giovannicarlo Cuciniello

 

Di Olga Chieffi

Il vocabolario ricercato e prezioso di Claude Bolling, seguace della Third Stream, codificata da Gunther Schuller, degli inizi della metà degli anni ’70, è stato al centro del secondo appuntamento della rassegna “I concerti del Conservatorio”,  ospite del salone del Circolo Canottieri Irno. Il flautista Antonio Senatore, con Renato Costarella al pianoforte, Giuseppe Mirra al contrabbasso e Felice Marino alla batteria, componenti del Bolling Quartet, che nel 2003 registrò due compact, contenenti le esecuzioni delle due suite per flauto e Jazz Piano Trio del compositore francese, si sono riuniti per riproporle al pubblico salernitano, che non ha inteso mancare all’ appuntamento. Dinanzi ad una platea eterogenea ed esigente il quartetto ha proposto un florilegio di brani dalle due opere: Baroque and Blue, Sentimentale, Javanaise, Fugace e Veloce dalla prima suite e Espiegle, Amoureuse, Entr’amis, Vagabonde e Jazzy dalla seconda composizione. Se l’interfaccia nell’esecuzione di questa musica, che ha nella sue caratteristiche quella particolare forma di dialogo con la musica colta che va dal Barocco, al Settecento di cui Bolling regala riferimenti anche nel titoli, come Amoreuse, (tradizione che ritroviamo nelle sonate di Michel Blavet), sino a certo impressionismo musicale, è stato il pianoforte di Renato Costarella, dotato di tale ampiezza di orizzonti e, assieme tale fedeltà ad alcuni assunti stilistici ed estetici di base da risultare alla fine quasi imprendibile, nella sua misteriosa semplicità, la voce classica della formazione è naturalmente stata affidata al flauto di Antonio Senatore. Solista, il flautista salernitano, che non ha mai inteso spostarsi da quanto più puro possa produrre il suo strumento, anche se in qualche pagina avrebbe potuto concedersi qualche libertà in più di tempo e suono. Ora noi diciamo che territori quali il jazz e la musica colta non siano distinguibili, ma che la distinzione non li pone su diversi piani, con privilegi e servitù, ma nel medesimo insieme, tale che consideri allo stesso livello i diversi fenomeni, da includere che siano, o da escludere da un’angolatura specifica di ricerche, che ha certamente attratto gli strumentisti del Bolling Quartet. Accanto alla tastiera di Costarella musicista inquieto, alla eterna ricerca di un orizzonte estetico “altro”, dove diverse radici musicali e culturali riescono a trovare una raffinata sintesi, abbiamo ritrovato la batteria di Felice Marino, latore della sempre giusta dimensione percussiva, elaboratore di uno stile ricco di sfumature, di pianissimo, di effetti inediti ottenuti con le spazzole e con l’adozione di attrezzi del mondo reale quali chiavi e chiavistelli. A completare la sezione ritmica, il contrabbasso di Giuseppe Mirra scultoreo e incisivo, sempre pronto a ravvivare quel flusso narrativo che scorre senza ostentazione, incanalato in una lucida classicità frutto di una viva capacità empatica tra i solisti che ha portato a un ricco e incessante gioco di soluzioni creative, sempre, però, suggerite dal pianista. Applausi scroscianti del folto uditorio, dopo l’ultima accattivante performance di Jazzy e amarcord con Ernesto Pintore, noto chirurgo con la passione del jazz, comune a non pochi medici salernitani, il quale dilettandosi a toccare qualche chiave e chiavetta del sax tenore, decise nel 2003 di trasformarsi in mecenate, producendo le incisioni dei suoi maestri, riuscendo a lanciare i due dischi anche sul mercato internazionale. Finale in rag, alle radici del jazz, con un omaggio allo Scott Joplin di Original Ragtime datato 1899, in un arrangiamento dalla filologica ispirazione timbrica.


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