E’ MORTO IL PREMIO NOBEL RENATO DULBECCO

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Si è spento a La Jolla, in California, Renato Dulbecco, biologo medico e genetista italiano, insignito nel 1975 del premio Nobel nel campo della medicina per la scoperta dell’interazione fra virus tumorali e materiale genetico delle cellule.

 

Nato a Catanzaro il 22 febbraio 1914 e figlio di un ingegnere di Imperia , a 16 anni si iscrive alla Facoltà di Medicina all’Università degli studi di Torino e si laurea a soli 22 anni.  Qui ha modo di conoscere Salvador Luria e Rita Levi Montalcini, che diviene un’ottima compagna di lavoro. Gli piace anche la fisica e così,dopo Medicina, si iscrive alla facoltà di Fisica per padroneggiare meglio la biologia molecolare. Dopo una breve esperienza politica nel primo consiglio comunale di Torino, nel 1947 Salvador Luria lo invita a lavorare con lui negli Stati Uniti e lui accetta dietro incoraggiamento della Montalcini. Negli Usa studia certi virus che attaccano i batteri. Si accorge che questi virus vengono riattivati dalla luce ultravioletta di un tubo a neon. Intanto conosce Max Delbruck che lo invita al California Institute of Tecnology. Qui sviluppa ricerche sui virus animali che risulteranno utili per la preparazione del vaccino contro la poliomielite. L’interesse per i virus si fa sempre più forte fino a sfociare in uno studio riguardante i virus che rendono le cellule cancerose. Scopre che il virus “polioma” ha un DNA ridotto, ma analogo a quello delle cellule più complesse e intuisce che il virus è capace di inserire il proprio DNA nelle cellule sane: così il virus prende il comando della cellula sana e attiva un gene che avvia il processo tumorale. Il virus si comporta come un pirata della strada che investe un pedone ferendolo e poi scappa, abbandonando il luogo dell’incidente. La  scoperta è clamorosa: i geni virali attivano quelli cellulari necessari alla moltiplicazione cellulare che procede incessante. Più tardi, dopo un periodo trascorso all’Imperial Cancer Research Laboratory di Londra, Dulbecco si dedica allo studio del cancro alla mammella, riuscendo a preparare anticorpi per distruggerlo: si accorge che la tecnica degli anticorpi monoclinali è una delle armi più efficaci nella lotta ai tumori.

 

 A partire dal 1985 trascorre alcuni anni a Milano dove cerca di divulgare il Progetto Genoma, scrivendo un libro “La Mappa della Vita”, dove descrive le ampie prospettive aperte dalla genetica. E’ famosa la sua partecipazione al Festival di Sanremo del 1999 per sostenere la ricerca sul cancro, donando poi il compenso ricevuto per la creazione del Dulbecco Telethon Institute.

 

La lezione del grande scienziato Dulbecco non deve andare dispersa. La sua attenzione verso i giovani e il senso, che ha saputo dare al suo lavoro, deve trovare la sua  continuità nelle giovani generazioni . E’ ora che non ci sia una fuga di “Cervelli italiani” all’estero e che lo Stato finanzi la ricerca scientifica in Italia, perché ci sono menti meritevoli. E’ un vero peccato perderle.

 

 

 

ANTONIO MARRONE

 

Classe II B

 

Scuola Secondaria di Positano