AMALFITANITA’ E AMALFITANISMO, LABORATORIO DI E PER IL TURISMO

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Si usano spesso i termini Amalfitanità e/o Amalfitanismo per sottolineare ed esaltare l’orgoglio di identità e di appartenenza ad una città che è vanto della Costa, che ne porta il nome, della Regione Campania, che ne ha adottato lo stemma, dell’Italia in nome della quale ha scritto belle pagine di storia nel Mediterraneo. Anche per questo vale la pena di fare qualche riflessione sui due termini, precisando, fin da subito, che il primo acquista valenza e spessore di cultura, mentre il secondo denota spesso toni ed atteggiamenti di folclore deteriore. Ne espongo qui di seguito alcune anche come materia di dibattito/confronto elettorale, per quanti aspirano legittimamente a candidarsi al governo della città. E mi giunge voce che la schiera è piuttosto nutrita ed, oltretutto, destinata a crescere ulteriormente.

C’è l’amalfitanità che investe la sfera privata/personale, come sentimento ancestrale, legato alle radici, capace di scatenare lacerante nostalgia per la lontananza imposta dalla diaspora del lavoro e del bisogno. C’è quella di un’intera comunità, che si riconosce in un codice di valori, che hanno nella storia, nelle tradizioni, nel paesaggio, nelle relazioni umane i loro punti di riferimento. E, fatte le debite proporzioni, non ha nulla di diverso dalla cilentanità, dalla salernitanità, dalla napoletanità, dalla milanesità e chi più ne ha più ne metta.

C’è, infine, l’amalfitanità “istituzionale”, che si innerva e si esalta nel quid unicum, che ne sottolinea e marchia l’identità per gli amministratori, gli amministrati e per quanti vi fanno punto di riferimento dall’esterno. Ma, nell’ultimo cinquantennio almeno, nessuna forza politica e nessuna Amministrazione Comunale si è interrogata seriamente e responsabilmente sul tema per dare una risposta convincente e credibile.

Amalfi è stata per un certo periodo di tempo “città della pesca”, come mare e porto le consentivano. Ma non ha mai sviluppato questa sua pur naturale vocazione e, conseguentemente, non si è attrezzata con una flottiglia per le rotte di altura. E’ stata, ed in parte è, “città agricola” soprattutto per quel miracolo di limoneti che dalla battigia s’inarcano sulle colline a conquista di cielo e che ne fanno uno dei paesaggi rurali più belli e panoramici del mondo. Ma , nonostante i lodevoli sforzi di agrumicoltori singoli o associati in cooperative, non riesce ad andare oltre la cartolina patinata del paesaggio, straordinario per scatenare emozioni e fantasia di artisti della letteratura, della pittura/fotografia, della musica, della cinematografia , ecc, ecc,. e diventare elemento trainante dell’economia. E’ stata ed in parte è “città di commercio”, soprattutto quando la Valle dei Mulini era centro motore e propulsore delle ricche e varie attività della protoindustria; poi il declino lento, inarrestabile, inesorabile. E’ stata, ed in parte è ancora “città di servizi”, anche se Maiori le contende il primato, anno dopo anno, nella Costa, ma non solo.

E’ stata, è e sarà “città turistica” nell’accezione più piena e prismatica del termine, sempre che promuova qualità con la diversificazione e la destagionalizzazione dell’offerta con l’obiettivo non più rinviabile di fare accoglienza lungo tutto l’arco dell’anno. Nel prossimo mese di febbraio si celebrerà con la ritualità ampiamente desueta la Bit di Milano, che, di fatto, apre la stagione delle Borse internazionali. “Officiano”, come al solito, i rappresentanti istituzionali a caccia di visibilità  pagata con i fondi pubblici per strappare qualche dichiarazione corredata di foto a giornalisti compiacenti e, forse, anche prezzolati. Ed, invece, non  si aggrediscono i nuovi mercati, quelli del futuro, dei paesi ricchi, quelli  che gli addetti ai lavori chiamano del BRIC (Brasile, Russia, India e Cina), ma anche Indonesia, Messico, Sudafrica, Emirati Arabi, Corea del Sud. Da questi paesi provengono turisti con potere d’acquisto elevato e molto interessati a viaggiare. Ed ancora: da tutti gli indicatori, anche quelli della Bit milanese, emerge che già dal prossimo anno i turisti fruitori di beni e di servizi a livello mondiale supereranno il miliardo(!!!) Nella graduatoria delle destinazioni del viaggio/vacanza l’Italia occupa, nonostante tutto una buona posizione. Già nel 2011 la componente straniera dei flussi turistici registrò nel nostro Paese un discreto incremento. Per l’anno in corso è previsto ancora un trend positivo con un ulteriore consistente incremento, anche per l’effetto EXPO. Le preferenze sono orientate per Storia, Arte e Monumenti, Ambiente e Natura, Enogastronomia. Amalfi e la sua costa sono in grado di soddisfare al meglio queste esigenze. Dobbiamo solo attrezzarci  per non farci trovare impreparati.

E torna d’attualità una mia vecchia, ma sempre valida, proposta di creare un LABORATORIO DI E PER IL TURISMO per elaborare proposte  sulla base di uno studio rigoroso sugli orientamenti dei mercati con la partecipazione attiva, motivata e responsabile di amministratori, operatori, intellettuali ed esperti del settore, attingendo alla risorse inesauribili, della Amalfitanità che ha dignità di spessore culturale e si innerva nel passato, si sostanzia di storia e di arte. Ma spesso, invece, purtroppo navighiamo a vista, con il fiato corto e senza volare alto; e, schiavi del dio tarì, ci inebriamo di amalfitanismo, che si arena nel pantano del folclore deteriore e, si alimenta, spesso, di pettegolume da provincia, con buona pace della fama di internazionalità della città. Prima si cambia registro  e meglio è! E la campagna elettorale, che, anche se sottotraccia, è già in atto, offre l’occasione preziosa per un dibattito serrato ed una  riflessione rigorosa sul futuro dello sviluppo della città. Sono certo che il Commissario Prefettizio avvierà e faciliterà questo confronto tra le forze vive della città.

 

Giuseppe Liuccio

g.liuccio@alice.it

 

Si usano spesso i termini Amalfitanità e/o Amalfitanismo per sottolineare ed esaltare l'orgoglio di identità e di appartenenza ad una città che è vanto della Costa, che ne porta il nome, della Regione Campania, che ne ha adottato lo stemma, dell'Italia in nome della quale ha scritto belle pagine di storia nel Mediterraneo. Anche per questo vale la pena di fare qualche riflessione sui due termini, precisando, fin da subito, che il primo acquista valenza e spessore di cultura, mentre il secondo denota spesso toni ed atteggiamenti di folclore deteriore. Ne espongo qui di seguito alcune anche come materia di dibattito/confronto elettorale, per quanti aspirano legittimamente a candidarsi al governo della città. E mi giunge voce che la schiera è piuttosto nutrita ed, oltretutto, destinata a crescere ulteriormente.

C'è l'amalfitanità che investe la sfera privata/personale, come sentimento ancestrale, legato alle radici, capace di scatenare lacerante nostalgia per la lontananza imposta dalla diaspora del lavoro e del bisogno. C'è quella di un'intera comunità, che si riconosce in un codice di valori, che hanno nella storia, nelle tradizioni, nel paesaggio, nelle relazioni umane i loro punti di riferimento. E, fatte le debite proporzioni, non ha nulla di diverso dalla cilentanità, dalla salernitanità, dalla napoletanità, dalla milanesità e chi più ne ha più ne metta.

C'è, infine, l’amalfitanità "istituzionale", che si innerva e si esalta nel quid unicum, che ne sottolinea e marchia l'identità per gli amministratori, gli amministrati e per quanti vi fanno punto di riferimento dall'esterno. Ma, nell'ultimo cinquantennio almeno, nessuna forza politica e nessuna Amministrazione Comunale si è interrogata seriamente e responsabilmente sul tema per dare una risposta convincente e credibile.

Amalfi è stata per un certo periodo di tempo "città della pesca", come mare e porto le consentivano. Ma non ha mai sviluppato questa sua pur naturale vocazione e, conseguentemente, non si è attrezzata con una flottiglia per le rotte di altura. E' stata, ed in parte è, "città agricola" soprattutto per quel miracolo di limoneti che dalla battigia s'inarcano sulle colline a conquista di cielo e che ne fanno uno dei paesaggi rurali più belli e panoramici del mondo. Ma , nonostante i lodevoli sforzi di agrumicoltori singoli o associati in cooperative, non riesce ad andare oltre la cartolina patinata del paesaggio, straordinario per scatenare emozioni e fantasia di artisti della letteratura, della pittura/fotografia, della musica, della cinematografia , ecc, ecc,. e diventare elemento trainante dell'economia. E' stata ed in parte è "città di commercio", soprattutto quando la Valle dei Mulini era centro motore e propulsore delle ricche e varie attività della protoindustria; poi il declino lento, inarrestabile, inesorabile. E' stata, ed in parte è ancora "città di servizi", anche se Maiori le contende il primato, anno dopo anno, nella Costa, ma non solo.

E' stata, è e sarà "città turistica" nell'accezione più piena e prismatica del termine, sempre che promuova qualità con la diversificazione e la destagionalizzazione dell'offerta con l'obiettivo non più rinviabile di fare accoglienza lungo tutto l'arco dell'anno. Nel prossimo mese di febbraio si celebrerà con la ritualità ampiamente desueta la Bit di Milano, che, di fatto, apre la stagione delle Borse internazionali. "Officiano", come al solito, i rappresentanti istituzionali a caccia di visibilità  pagata con i fondi pubblici per strappare qualche dichiarazione corredata di foto a giornalisti compiacenti e, forse, anche prezzolati. Ed, invece, non  si aggrediscono i nuovi mercati, quelli del futuro, dei paesi ricchi, quelli  che gli addetti ai lavori chiamano del BRIC (Brasile, Russia, India e Cina), ma anche Indonesia, Messico, Sudafrica, Emirati Arabi, Corea del Sud. Da questi paesi provengono turisti con potere d'acquisto elevato e molto interessati a viaggiare. Ed ancora: da tutti gli indicatori, anche quelli della Bit milanese, emerge che già dal prossimo anno i turisti fruitori di beni e di servizi a livello mondiale supereranno il miliardo(!!!) Nella graduatoria delle destinazioni del viaggio/vacanza l'Italia occupa, nonostante tutto una buona posizione. Già nel 2011 la componente straniera dei flussi turistici registrò nel nostro Paese un discreto incremento. Per l'anno in corso è previsto ancora un trend positivo con un ulteriore consistente incremento, anche per l’effetto EXPO. Le preferenze sono orientate per Storia, Arte e Monumenti, Ambiente e Natura, Enogastronomia. Amalfi e la sua costa sono in grado di soddisfare al meglio queste esigenze. Dobbiamo solo attrezzarci  per non farci trovare impreparati.

E torna d'attualità una mia vecchia, ma sempre valida, proposta di creare un LABORATORIO DI E PER IL TURISMO per elaborare proposte  sulla base di uno studio rigoroso sugli orientamenti dei mercati con la partecipazione attiva, motivata e responsabile di amministratori, operatori, intellettuali ed esperti del settore, attingendo alla risorse inesauribili, della Amalfitanità che ha dignità di spessore culturale e si innerva nel passato, si sostanzia di storia e di arte. Ma spesso, invece, purtroppo navighiamo a vista, con il fiato corto e senza volare alto; e, schiavi del dio tarì, ci inebriamo di amalfitanismo, che si arena nel pantano del folclore deteriore e, si alimenta, spesso, di pettegolume da provincia, con buona pace della fama di internazionalità della città. Prima si cambia registro  e meglio è! E la campagna elettorale, che, anche se sottotraccia, è già in atto, offre l’occasione preziosa per un dibattito serrato ed una  riflessione rigorosa sul futuro dello sviluppo della città. Sono certo che il Commissario Prefettizio avvierà e faciliterà questo confronto tra le forze vive della città.

 

Giuseppe Liuccio

g.liuccio@alice.it