Pesca crudele: troppe specie a rischio!

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La pesca selvaggia ed intensiva  porterà inesorabilmente ad un decisivo crollo della produzione ittica già nei prossimi trent’anni. Non si tratta di una profezia Maya ma di una triste certezza.

 

Delle oltre 700 specie marine commestibili solo il 10% viene effettivamente commercializzato , e questo a causa di errate abitudini alimentari. E’ nostro costume rigettare in mare gran parte del pescato perché considerato meno pregiato, e per questo  non introdotto sul mercato. Questo problema purtroppo convive con quello opposto: l’attività di pesca è incentrata, nella sua totalità , solamente su alcune tipologie.

 

L’atteggiamento migliore, già portato avanti da paesi come  Stati Uniti ed Inghilterra, sarebbe promuovere una campagna di pesca sostenibile che possa proteggere le specie in estinzione. Per questo motivo GREENPEACE ha pubblicato la “lista nera” delle specie a rischio, nella quale compaiono il “famosissimo” tonno a pinna gialla, il tonno rosso del Mediterraneo, il pesce spada, il merluzzo dell’Atlantico e tanti altri. Soltanto una decina delle specie ittiche presenti nei “nostri” mari sono attualmente destinate al consumo alimentare. Il motivo per cui alcune tipologie di pesce sono state quasi dimenticate sta probabilmente nella loro taglia e nella consistenza delle loro carni, che spesso richiedono modi e tempi di cottura laboriosi.

 

Per combattere ed evitare l’impoverimento dei nostri mari basterebbe quindi incoraggiare la cittadinanza a consumare e preferire  proprio le specie locali poco conosciute, con l’intento di sviluppare una solida coscienza culinaria capace di rilanciare il pesce erroneamente considerato “povero”. Uno step successivo potrebbe essere rivalutare il PESCE AZZURRO,  di cui il Mediterraneo è molto ricco e che inoltre contiene una grande quantità di omega3.

 

Giuseppe Buonocore

 

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