RAI, NIENTE CANONE PER PC E IPHONE: DIETROFRONT DOPO LE PROTESTE

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ROMA – Nessun obbligo per le aziende di pagare il canone Rai per il semplice possesso di computer, tablet e smartphone con collegamento ad Internet. Il pagamento è dovuto solo se questi dispositivi vengono utilizzati per vedere la tv. Con una nota ufficiale, la Rai fa un sostanziale dietrofront sulla vicenda del canone speciale che era stata sollevata da Rete Imprese Italia e che aveva fatto montare la protesta sul web, ma anche da parte dei consumatori e di politici bipartisan. «La Rai non ha mai richiesto il pagamento del canone per il mero possesso di un personal computer», ha precisato oggi l’azienda dopo un confronto con il ministero dello Sviluppo Economico, aggiungendo che «la lettera inviata dalla Direzione Abbonamenti Rai si riferisce al canone speciale dovuto nel caso in cui i computer siano utilizzati come televisori» e «fermo restando che il canone speciale non va corrisposto nel caso in cui tali imprese, società ed enti» abbiano già pagato per il possesso di uno o più tv. Il chiarimento è arrivato, dunque, dopo un confronto tecnico avvenuto questa mattina nella sede del ministero dello Sviluppo Economico. Lo hanno precisato fonti ministeriali interpellate dall’ANSA, aggiungendo che i rappresentanti della Rai sono stati convocati a seguito delle segnalazioni ricevute dai soggetti interessati. Proprio in questa riunione – spiegano le fonti – si è deciso che la tassazione non era dovuta per il mero possesso di pc, tablet e smartphone. «Soddisfazione» per la marcia indietro della Rai da parte di Rete Imprese Italia che sottolinea, tuttavia, che «la nota di viale Mazzini non chiarisce completamente la questione» ed è necessario «l’intervento del Governo e del Parlamento per chiarire una volta per tutte, la normativa sul canone». «Siamo ben lieti della precisazione. Certo, un vertice Rai più avveduto non avrebbe alimentato anche con inopportuni spot promozionali una tale confusionè, commenta il Pd Fabrizio Morri, mentre per Alessio Butti del Pdl »è senza dubbio una decisione di buon senso giunta anche grazie ai contatti intercorsi con il ministero dello Sviluppo Economico«. Plaude al »ripensamento« anche l’Udc Roberto Rao. »Confidiamo in un pronto ritiro delle lettere inviate alle aziende, ai professionisti e agli esercizi commerciali«, chiedono il Pd Vincenzo Vita e Giuseppe Giulietti di Articolo 21 e »una lettera riparatoria« è invocata anche da Davide Caparini della Lega Nord. Ma al momento – secondo una fonte della Direzione abbonamenti Rai interpellata dall’ANSA – »non è previsto l’invio di altre lettere alle aziende«. Non mancano i commenti positivi dei consumatori. »Nella vicenda ha finalmente vinto il buonsenso, ma chiediamo che si faccia al più presto chiarezza su tali dispositivi al fine di evitare in futuro episodi ed errori simili«, hanno affermato Adusbef e Federconsumatori. E Stefano Parisi di Confindustria digitale fa notare che, »come settore dell’Ict preoccupa di essere oggetto di continui tentativi di aumentare il carico fiscale già molto pesante sui prodotti dell’innovazione tecnologica invece di essere valorizzato come chiave per lo sviluppo e la crescita del Paese.

FONTE LEGGO.IT