Salerno tribunale ecclesiastico condannato il cancelliere Grimaldi

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• Il cancelliere del tribunale ecclesiastico di Salerno, Lorenzo Grimaldi, offese l’onore e la reputazione personale e professionale dell’avvocato Francesco Casale. Per aver diffamato il legale – iscritto nell’albo del tribunale interdiocesano – il giudice di Pace ha condannato ieri Grimaldi alla pena di 900 euro di multa e ad un risarcimento in favore di Casale (costituito parte civile attraverso l’avvocato Orazio Tedesco). • Una sentenza che rischia di trasformarsi in una nuova bufera per la Curia di Salerno. Perché – fatto salvo il principio della presunzione d’innocenza fino a condanna definitiva – nel corso del dibattimento sono emersi diversi dubbi sul funzionamento di quello che è il primo grado della giustizia canonica. Soprattutto visto che, al di lá di quella che può sembrare una disputa personale tra i due coinvolti (Grimaldi avrebbe definito Casale «pover’uomo», che «non era buono a niente», «che non era in grado né di fare l’avvocato, né di tenersi una donna», consigliando alle persone di rivolgersi ad altri legali) c’è alla base una presunta “gestione domestica” della sede cittadina del tribunale ecclesiastico. Dove ogni anno, giova ricordarlo, vengono pronunciate, oltre cento sentenze di scioglimento di matrimoni. Nullitá a cui molti puntano anche per evitare di dover pagare al coniuge mantenimento o alimenti. E quello che ha dato molto fastidio ai vertici della Chiesa salernitana è che il processo ha aperto una breccia su quello che sembra un meccanismo molto umano, e come tale esposto al rischio di fallacitá, e che poco abbia a che fare con la parola di Cristo. Anche perché, al di lá degli atti di questo processo, c’è sicuramente un più interessante carteggio finito da tempo alla Segnatura Apostolica di Cittá del Vaticano. Nella quale si denuncia una gestione di Grimaldi quantomeno “sui generis”. E se alla sentenza di ieri si aggiunge il fatto che qualche tempo fa le “Iene” pescarono un avvocato salernitano che ha patrocinato diverse cause in quel tribunale e che candidamente ammise (ovviamente non sapendo di essere ripreso) di poter trovare «tanti sistemi per velocizzare» le cause di nullitá, all’interno della stessa Curia si levano ora voci di protesta. Diversi sacerdoti e avvocati del tribunale ecclesiastico, fanno notare che ora sarebbe quantomeno minato il principio stabilito dal codice di diritto canonico che vuole il cancelliere «di integra reputazione e al di sopra di ogni sospetto». Chiedono all’arcivescovo Moretti di intervenire.