CORRUZIONE CI COSTA 60 MILIARDI L´ANNO. MA LA CAMERA RINVIA L´ESAME DEL DDL

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 ROMA – Sul fronte della lotta alla corruzione, il Capo dello Stato sollecita una normativa più adeguata, il presidente della Corte dei Conti lancia l’allarme («in Italia la corruzione ci costa 60 miliardi l’anno»), alla Camera si prende tempo. Il Guardasigilli, Paola Severino, che oggi avrebbe dovuto dare il suo parere alla quarantina di emendamenti ancora da esaminare, chiede alle commissioni riunite Affari Costituzionali e Giustizia di avere più giorni a disposizione, visto che si tratta di una materia piuttosto delicata «che non può essere trattata in maniera residualè. Risultato: l’esame del testo, che era stato fissato per l’Aula il 27 febbraio, rischia di slittare a fine marzo. La battaglia va fatta, avrebbe commentato il premier Mario Monti, ma la materia è delicata, pertanto meglio fare le cose per bene piuttosto che in fretta e male. La Severino, invece, si giustifica dicendo di essere stata impegnata sinora con lo ‘svuota-carcerì e il decreto liberalizzazioni, ma la ragione del ritardo sui tempi, si spiega nel centrosinistra, dipenderebbe dal fatto che il Pdl »non ha alcuna fretta« e in più vorrebbe che si stralciassero dal testo tutte le norme che riguardano il codice penale. »È vero – spiega una delle relatrici, Jole Santelli (Pdl) – ho chiesto anche oggi che intanto si portino in Aula le norme sulla prevenzione già votate in commissione e quindi non più modificabili, se non in Aula. Così la commissione Giustizia da sola avrà più facilità di riunirsi ed esaminare con calma la parte penale«. Come commissioni riunite, infatti, aggiunge, »riusciamo a convocarci non più di una volta a settimana con un ritardo dei tempi considerevole«. Quindi la proposta del Pdl è quella di portare intanto al voto dell’Assemblea i primi 8 articoli del ddl che riguardano solo misure di prevenzione. Mentre il penultimo, il 9, quello che introduce le ‘modifiche al codice penalè, potrebbe venire stralciato garantendogli un »iter accelerato«, ma a parte. Contrari alla proposta sono il Pd e Fli. »Non possiamo più perdere tempo – sbotta il capogruppo Pd in commissione Giustizia Donatella Ferranti – l’occasione per combattere il fenomeno è il ddl anti-corruzione che deve però venire modificato allungando ad esempio anche i tempi di prescrizione dei reati«. »Alla luce dell’allarme lanciato dalla Corte dei Conti e dopo il richiamo di Napolitano – osserva l’altra relatrice Angela Napoli (Fli) – non si può più traccheggiare. Bisogna esaminare in fretta il ddl nel suo complesso, senza escludere la parte della normativa penale«. Nell’attesa, è ‘quasi-treguà sull’emendamento di Roberto Giachetti (Pd) che riporta al tetto dei 10 anni (5, più 5 di attesa) il periodo di collocamento fuori ruolo del magistrato. Lui si fa male in Aula e quindi non può sostenere la sua proposta in commissione (sulla quale il governo aveva dato in precedenza parere negativo) che non viene votata. Ma sul tema il Pd rilancia e chiede al governo, con un documento firmato, tra gli altri, da Ferranti e Gianclaudio Bressa, quanti siano i magistrati attualmente fuori ruolo, con nomi, incarichi ricoperti ed emolumenti-stipendi percepiti, compreso quelli che svolgono più ruoli part-time. Ma questo, si osserva, potrebbe richiedere tempo, nonostante l’altro ministro interessato al ddl Vincenzo Patroni Griffi abbia assicurato che non ci vorranno più di 15 giorni. Invece di perdersi in chiacchiere, commenta il leader Idv Di Pietro, basterebbe che si ratificasse la Convenzione di Strasburgo anti-corruzione in ‘attesà dal 1999.

CORTE DEI CONTI: IVA, EVASIONE AL 36% Sono passati vent’anni da ‘Mani Pulite’ ma «illegalità, corruzione e malaffare sono fenomeni ancora notevolmente presenti nel Paese e le dimensioni sono di gran lunga superiori a quelle che vengono, spesso faticosamente, alla luce». Il ‘j’accuse’ arriva dalla Corte dei Conti che oggi ha inaugurato, alla presenza del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e di diversi esponenti del governo, l’anno giudiziario. La corruzione è dunque ancora «dilagante», dice la Corte, e per il Presidente Luigi Giampaolino è «una sconfitta non avere fatto una efficace riforma della pubblica amministrazione» ma avere operato sempre «chirurgicamente», insistendo sull’aspetto penale. Contro la corruzione, invece, «bisognerebbe fare quello che è stato fatto per la mafia, costruire un momento di lotta», rileva il presidente. «Il fenomeno non è stato debellato», conferma il ministro della Giustizia Paola Severino, riferendosi alla corruzione, mentre per il leader dell’Udc Pier Ferdinando Casini «la questione morale esiste e pensare che sia stata superata significa vivere fuori dalla realtà». Fiumi di denaro, dunque, se ne vanno ogni anno, da una parte con la corruzione, il cui peso è di circa 60 miliardi di euro l’anno, dall’altra con l’evasione che vale 100-120 miliardi di euro. Per la sola Iva si calcola un’evasione al 36%. «La lotta all’evasione è sacrosanta – ha detto ancora il presidente – ma altrettanto sacrosanta è la lotta allo sperpero di denaro pubblico». Anche incarichi e consulenze illegittime, fuori dalle regole, onerose, e date a go-gò anche quando all’interno ci sono le professionalità giuste, restano una spina nel fianco della pubblica amministrazione. Nonostante le sentenze e le leggi, ci sono ancora «casi macroscopici», avverte la Corte, in cui si perseguono «obiettivi personalistici cui è estraneo l’interesse pubblico». Complessivamente, ha sottolineato il procuratore generale aggiunto della Corte, Maria Teresa Arganelli, occorre «costruire e diffondere una sempre più necessaria cultura della legalità». Dal malaffare alla crisi. Il presidente ha anche parlato della situazione dei conti pubblici italiani. Il 2011 – ha rilevato – «sarà ricordato nella storia della finanza pubblica italiana, per la severità della situazione economica e per l’affanno con il quale i governi hanno rincorso i rimedi necessari a fronteggiarla e ad arginarne gli effetti più devastanti». Basta quello che è stato fatto? Centreremo l’obiettivo del pareggio di bilancio? Alle domande incalzanti dei giornalisti Giampaolino prima sbaglia (dice 2014 e poi si corregge confermando il pareggio per il 2013), poi esita. Alla fine usa il condizionale: «Sono stai fatti notevoli sforzi, tra i più grandi tra tutti i Paesi e dovrebbero essere sufficienti a raggiungere il pareggio di bilancio». 

CORRUZIONE PESA 60 MILIARDI ALL’ANNO La corruzione ha per l’Italia «un costo plurimiliardario» ma la battaglia è praticamente «impari» perchè il recupero che arriva dalle condanne è infinitamente più basso. Se il danno è nell’ordine di miliardi di euro, le condanne sono invece di milioni. Lo rileva la Corte dei Conti nei materiali diffusi in occasione dell’inaugurazione dell’anno giudiziario. La Corte cita le stime dalla Funzione pubblica secondo la quale la corruzione vale 60 miliardi di euro l’anno. Cifra che «appare esagerata» alla stessa Corte dal momento che l’Unione europea stima in 120 miliardi di euro i costi della corruzione in tutta Europa. «Purtuttavia il nostro Paese – sottolinea la magistratura contabile – nella classifica degli Stati percepiti più corrotti nel mondo stilata da Trasparency International per il 2011 assume il non commendevole posto di 60/o su 182 Paesi presi in esame e nell’Ue è posizionata avanti alla Grecia, Romania e Bulgaria». A fronte di questo danno al Paese «plurimiliardario», la Corte dei Conti nel 2011 «è riuscita a infliggere condanne in primo grado per soli 75,25 milioni di euro, mentre in sede d’appello sono state definitivamente confermate condanne per l’importo di 15,05 milioni di euro», si legge nei dossier della stessa magistratura. Per la Corte «la corruzione mina la fiducia degli investitori stranieri nel mercato italiano e minaccia la libertà d’impresa con mezzi inaccettabili per uno Stato di diritto». È, insieme al fenomeno della criminalità organizzata, il principale «freno» per chi vuole investire in Italia e in particolare al Sud.

fonte:leggo