Enrico Montesano: compleanno a Salerno

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In questo week-end l’attore sarà ospite del Teatro Delle Arti per una rivisitazione “storica” di tutta la sua carriera per i suoi 45 anni di performance

 

Di Lucia D’Agostino

Stasera alle 21,00 Enrico Montesano porterà anche a Salerno al Teatro della Arti il suo ultimo spettacolo dal titolo “Buon Compleanno”, una rivisitazione “storica” di tutta la sua carriera di attore e caratterista che lo ha reso uno dei personaggi più amati della rivista e del teatro italiano, nonchè della migliore televisione di casa nostra. Lo abbiamo raggiunto al telefono nella sua casa romana mentre imperversa la neve e il maltempo nella capitale, e la sua simpatia e disponibilità hanno reso la conversazione scoppiettante come ci si aspetta da un personaggio di tal fatta.

Montesano come è nata l’idea di questo spettacolo?

«Innanzitutto qui siamo sotto la neve, spero che vengano a spalare e pulire le strade altrimenti sarà difficilissimo raggiungere l’autostrada per essere domani a Salerno. Detto questo, il mio spettacolo è una passeggiata lungo tutta la mia carriera durata 46, 47 anni ma che per comodità ho arrotondato a 45, essendo le cifre di questo tipo più adatte ai festeggiamenti. Si tratta, dunque, di una festa, di una scorribanda nel mio percorso teatrale fatta per il pubblico, perchè è grazie ad esso che esiste il teatro. La magia del teatro scatta quando c’è il pubblico in sala, non certo quando gli spalti sono vuoti, ed è con il pubblico che festeggeremo insieme la ricorrenza».

Lei nello spettacolo reciterà anche “pezzi” classici, una immagine, un aspetto attoriale forse meno conosciuto al grande pubblico.

«Il teatro classico fa parte del mio repertorio, ho recitato Plauto, Pirandello e William Shakespeare: nel corso di “Buon Compleanno”, ad un certo punto, il mio assistente mi porta in dono una spada dalla punta aguzza, un pretesto per riproporre stralci da “Riccardo III” di Shakespeare, testo bellissimo e sorprendente. Il pubblico si aspetta da me la battuta politica, la satira: io faccio anche il riferimento alla attualità ma i miei interessi teatrali spaziano anche in altro: chi fa solo satira politica, penso a Luttazzi, Crozza, ha una responsabilità enorme, deve sempre essere sulla notizia e capisco il loro dramma. Quando io in scena porto il prologo di “Enrico IV” lo spettatore sta al gioco, mi segue con entusiasmo perchè, come diceva appunto Shakespeare, è con la forza della fantasia che si smuove lo spettatore».

Questo spettacolo sarà stato per lei anche una buona occasione per fare un consuntivo della sua carriera, c’è qualcosa che rimpiange o che non farebbe più?

«Guai all’uomo che ha nulla da rimproverarsi! Certo ci sono cose che non rifarei, magari un certo tipo di spettacolo: sicuramente cercherei di curare maggiormente le relazioni, i rapporti interpersonali; sa, ho sempre pensato che le capacità professionali fossero sufficienti, la bravura, in questo lavoro come in altri, bastasse, invece le obiezioni, le osservazioni critiche non sono mai viste bene, conta a volte di più sapere intessere i giusti rapporti, adoprarsi in relazioni pubbliche».

Cosa si aspetta dal futuro, quali sono i suoi programmi e progetti?

«Cotinuerò a fare quello che sento giusto fare, è una cosa imprescindibile da me; nonostante la moltitudine di opinioni divergenti in me c’è la sola necessità di esprimersi. E meno male che gli artisti si fanno guidare dalla sola ispirazione: pensi ai pittori diventati famosi dopo la loro morte perchè continuavano a creare seguendo le proprie esigenze di espressività intime, a dispetto, magari, di ciò che il “mercato” pretendeva da loro. Mi è sufficiente il riconoscimento del pubblico, lavorare onestamente con dignità intellettuale e professionale. Il pubblico, in questo, è inflessibile sa riconoscere la sincerità di espressione e, come si dice dalle nostre parti, ti “sgama” subito se sei falso; il pubblico del teatro, in particolare, esce, si muove da casa per venire a vederti, dimostrando così un grande amore che va doverosamente ricambiato».

Come vede la situazione del teatro in Italia?

«Io lo liberalizzerei, lo lascerei più libero. Vasti settori sono troppo occupati da istituzioni pubbliche, lobby, interessi costituiti. In minima parte solo aiuterei il settore, in particolare nelle cose meno fruibili come la ricerca musicale e teatrale, la sperimentazione, il balletto classico, il mimo. Il resto andrebbe lasciato all’intervento privato, defiscalizzato, magari, da oneri sociali, tasse, burocrazia mastodontica: i teatri stabili a mio parere occupano troppo spazio, uno spazio che andrebbe lasciato alla libera iniziativa privata».