Dal pomodoro alla mozzarella: il porto di Salerno crocevia dell’agromafia

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Trasporto delle merce verso i principali mercati dell’Italia centro-meridionale, traffico di materie prime contraffatte: la provincia di Salerno è la destinazione principale di prodotti alimentari sospetti. Lancia l’allarme la direzione nazionale antimafia nella sua relazione annuale • La camorra, Cosa nostra e la ’ndrangheta sono sempre più interessate al settore agroalimentare, sia per quanto riguarda il trasporto delle merce verso i principali mercati dell’Italia centro-meridionale, sia nel traffico di materie prime contraffatte, per lo più di provenienza cinese. In questo contesto, il rischio di infiltrazioni malavitose è altissimo soprattutto nelle aree del Salernitano a principale vocazione agricola, massicciamente orientate alla produzione di derivati di pomodoro o dove vi sono significativi allevamenti di animali da latte. E se la Cina è risultato il primo paese di origine di prodotti contraffatti, Salerno è divenuta la principale provincia di destinazione della merce che viene importata. • A lanciare l’allarme è la direzione nazionale antimafia nella sua relazione annuale consegnata l’altro giorno al Parlamento. A preoccupare, si legge, è sia «la produzione di pomodoro (che è uno dei prodotti agroalimentari a più alto rischio di contraffazione)» ma anche «gli insediamenti caseari da cui provengono mozzarelle di bufala (molto estesi in provincia di Caserta ed a Battipaglia, ancora in provincia di Salerno)». In tali ambiti «il rischio della contraffazione nell’uso della materia prima è molto alto, riducendosi i costi di produzione (ad esempio, acquistando in Lituania ed in Slovenia ciò che serve per la produzione di mozzarelle che verranno messe in circolazione come vera mozzarella di bufala, ovvero utilizzando, per la lavorazione del pomodoro San Marzano, passate di pomodoro di provenienza cinese)». Monopolizzare il trasporto dei prodotti agroalimentari o utilizzare prodotti di dubbia qualitá, per l’antimafia significa non solo «consentire che tali prodotti circolino nel territorio nazionale ed all’estero senza un effettivo controllo di autenticitá rispetto alla loro provenienza, oltre a determinare probabili riflessi negativi anche rispetto alla salute dei consumatori», ma anche arricchire interessi mafiosi, così com’è stato dimostrato in diverse indagini. Proprio per questo la stessa Dna sottolinea al parlamento la necessitá di modificare la normativa esistente e rendere più severe le sanzioni. • Significativa è, ad esempio, l’analisi del settore delle importazioni di pomodoro, elaborata dalla Dna in base alle informazioni acquisite nel 2010 dall’Agenzia delle Dogane. «Si tratta – si legge nella relazione – di indicazioni di peculiare interesse, se si consideri che in provincia di Salerno v’è la sede di alcune delle maggiori aziende italiane leader nella preparazione di prodotti a base di pomodoro quali la “passata”, i “pelati”, sughi e salsa di pomodoro». Controlli che sono stati svolti sia al momento dell’importazione e dell’esportazione che presso le sedi di alcune aziende, «all’esito dei quali sono stati sequestrate centinaia di tonnellate di concentrato di pomodoro proveniente dalla Cina, etichettato come prodotto in Italia». • Al porto di Salerno, inoltre, sono stati sequestrati più di un milione di barattoli di pomodoro falsamente etichettato “San Marzano Dop”, destinati agli Stati Uniti. Per l’antimafia il rischio ipotizzato è che ora cosche mafiose gestiscano grazie a questi giri catene di ristoranti e pizzerie negli Usa e in Canada. di Luigi Colombo LA CITTA