Roma sotto la neve

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UNO SPETTACOLO INSOLITO: ROMA SOTTO LA NEVE ED IL PENSIERO CORRE ALLE STAGIONI LONTANE DELL?INFANZIA E DELLA GIOVINEZZA NEL CILENTO E IN COSTIERA

Era attesa da grandi e bambini.Ed è arrivata, finalmente! Nevica incessantemente da tre ore a Roma ed il fenomeno è destinato ad intensificarsi in serata e nella prossima notte.Il giardino della mia casa ai Parioli è imbiancato. Infiocchettati i rami della mimosa, avvolte nel soffice manto  le siepi di pitosforo, arabescati di bianco i ciclamini viola/rosa stupefatti nello stentato sorriso, impazziti i passeri che scuotono le ali cariche di fiocchi ingombranti e famelici cercano cibo, orientandosi a stento nella tormenta che annebbia occhi e gela il capino.I nipotini incantati per lo spettacolo insolito sono incollati ai vetri della balconata che si appannano alle grida calde di stupore e reclamano discese in giardino per costruire “mamozi” effimeri a guardia del limone che , nonostante tutto,s’accende d’oro nei ciondoli dei fruttti  e materializza, così, il mio amore  caldo di nostalgia per la Costiera lontana. Di sicuro sarà innevato il pianoro di Agerola e le cime dei Lattari tra Scala, Ravello e Tramonti che scivolano di stupefatto biancore giù giù fino ai paesi di mare:Maiori, Minori, Atrani, Amalfi.Come succede, immagino, a Sant’Angelo a tre Pizzi su Praiano o a Nocelle e Monteptuso che minacciano di caracollare con il loro carico di insolito biancore su Positano E’ un inverno straordinario in queste rigide giornate della merla anche nel territorio conosciuto come il regno eterno del sole.

Ma di sicuro sono innevati i monti del Cilento, a cominciare da Vesole, il Soprano ed il Sottano, che conobbero le avventure/ disavventure degli antenati rivoluzionari eroi e furono cantati da un poeta della levatura di Giuseppe Ungaretti.. E di sicuro infuria la tormenta di neve nella gola di Tremonti, tra Trentinara e Giungano, dove ingaggiò l’ultima battaglia il legionario liberto eroe in nome della libertà.

Ed ho memoria di inverni lontani al mio paese di origine, quando al caldo amico del ceppo mi arrivava l’eco cupa dei tuoni che laceravano il silenzio della sera e durante la notte veniva giù la neve, abbondante e silenziosa e al risveglio mi offriva lo spettacolo dell’orto con il mandorlo infiocchettato e con i passeri impazziti di voli inquieti per freddo e fame, come quelli che si agitano sulle siepi di pitosfori e sui rami della mimosa del giardino ai Parioli di Roma e che scatenano atti di solidarietà nei nipotini che correrebbero loro in aiuto se solo la mamma,preoccupata per la loro salite, non li frenasse con occhiate di rigido diniego. E a nulla valgono le implorazioni verso il nonno teneramente compiacente.

Ma questo è anche il momento dei ricordi e della nostagia che fanno scattare emozioni intense e forti per trovare poi la evocazione/commozione(nell’accezione latina) della poesia nella corposità delle parole:

TUTTO COME UNA VOLTA

Tutto come uno volta:/il giardino col pesco stupefatto;/i passeri ubbriachi di candore;/La gallina ritrae il capo/ e s’affoga nel lamentoso coccodée;/la margherita orgogliosa/dello stelo più alto/la tinozza sulla balconata./Mamma, come allora, solo un pò più bianca,/gli stessi gesti lenti,/come in un rito/spazza la neve/Più giù:/il campanile arabescato,/la chiesa assorta,/l’albero centenario./La fontana ricama draghi di ghiacciuoli/Un monello s’affanna/al pinoccio della neve./…………………………………………… Altre stagioni: /rose di gelo il viso/Un cencio il fascicollo/–l’unico balocco era la neve–/tornano tremule/allo specchio del pianto”

(da Giuseppe Liuccio: IL FIORE DEI POVERI- Galzerano Editore 1982)