«Zì Menuzzo» era il boss dei manifesti elettorali: arrestato con due ex carabinieri

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Operazione contro il clan Montescuro a Napoli: in manette dieci persone tra cui il capoclan e due militari Il camorrista usava i soldi del pizzo per giocare al casinò NAPOLI – Estorsioni a commercianti e imprenditori presenti nei quartieri napoletani di Sant’Erasmo e Ponticelli, ma anche l’imposizione di tangenti ai candidati alle elezioni provinciali del 2009 per l’affissione di manifesti elettorali. È quanto ha svelato l’inchiesta condotta dalla Dda di Napoli che ha portato all’emissione di dieci ordini di custodia cautelare firmate dal gip del Tribunale di Napoli. Da stamane, giovedì 2 febbraio, la Direzione investigativa antimafia (Dia) di Napoli sta eseguendo i provvedimenti restrittivi nei confronti di presunti esponenti del clan camorristico che fa capo a Carmine Montescuro, soprannominato «Zì Menuzzo». I DUE CARABINIERI – In due degli episodi estorsivi contestati è emerso il coinvolgimento di due ex appartenenti all’arma dei carabinieri, anch’essi destinatari della misura cautelare, arrestati oggi dai militari di Napoli. All’inizio delle indagini nei loro confronti, risalenti al 2009, i due erano stati trasferiti in reparti dell’Arma del centro-nord Italia, non impegnati a livello operativo o investigativo. Successivamente, nel prosieguo delle indagini, i due, sono stati poi congedati. Gli affiliati, soprattutto nel periodo canonico di riscossione delle rate estorsive, venivano febbrilmente impegnati dal loro capo, Carmine Montescuro, in tale attività in danno di numerosissimi operatori commerciali della zona, molti dei quali non si è riusciti ad identificare in mancanza di riferimenti utili. Nel periodo di Pasqua 2009, a causa della forte necessità di reperire denaro per le famiglie dei detenuti, il capo clan diede ordine ai suoi affiliati di richiedere (senza usare metodi costrittivi particolarmente violenti) l’anticipo anche della rata di ferragosto. TANGENTI PER L’«ESCLUSIVA» SUI MANIFESTI ELETTORALI – Secondo le indagini l’organizzazione camorristica in occasione delle elezioni provinciali della primavera del 2009 avrebbe imposto tangenti ai candidati che volevano affiggere i manifesti nella zona di Sant’Erasmo, quartiere a est di Napoli. Chi voleva ottenere l’esclusiva sull’affissione doveva, secondo gli inquirenti, pagare al capo clan diverse migliaia di euro: soldi che poi il boss spendeva nel casinò di Sanremo, dove era cliente accreditato.

FONTE CORRIERE DEL MEZZOGIORNO

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