LUSI PATTEGGIA UN ANNO, I PM RIFIUTANO. IL PD LO ESCLUDE DAL GRUPPO AL SENAT

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ROMA – Provvedimenti celeri per contenere gli effetti della bomba da 13 milioni di euro scoppiata in casa Pd. Separare, distinguere. Questa l’esigenza. E poi spiegare. Chiarire che Luigi Lusi ha agito in ‘separata sedè sui conti della Margherita e che il Pd e i suoi fondi non c’entrano nulla. Così è arrivata, immediata, la decisione di espellere il tesoriere Dl dal gruppo Pd del Senato. Proposta avanzata da Anna Finocchiaro. Voto unanime. Ora è attesa una decisione analoga anche dal partito. Nei prossimi giorni si riunirà la commissione di Garanzia per valutare la posizione di Lusi. «Applicheremo le misure previste», garantisce Rosy Bindi. Mentre cresce nel Pd la richiesta di dimissioni da parlamentare del tesoriere della Margherita. Scelta quest’ultima che il tesoriere Dl non pare prendere in considerazione. Del resto aveva già risposto picche, ieri sera, alla richiesta di Finocchiaro di lasciare il gruppo di palazzo Madama. Intanto, il macigno di quei 13 milioni di euro sottratti dai fondi della Margherita continua ad alimentare tensioni. Sospetti di una correità da parte di qualcun’altro tra gli ex-Dl. A posteriori, la vox populi nel Palazzo, è che tutti si fossero accorti che c’era qualcosa che non andava nei bilanci presentati da Lusi. Anche nei bilanci degli anni precedenti. Per questo l’ultima assemblea, a maggio 2011, si era chiusa con la richiesta di una verifica. Ma la verifica non si è mai fatta dentro il partito. È dovuta arrivare la Procura di Roma a scoperchiare il vaso. 

Il Pd, con il tesoriere Antonio Misiani, tiene a mettere agli atti che «il Partito Democratico e la Margherita sono soggetti del tutto distinti, politicamente, giuridicamente ed economicamente. Il Pd, perciò, non aveva e non ha alcun titolo per determinare indirizzi e fare controlli sul bilancio della Margherita, il cui presidente (Francesco Rutelli) è peraltro il leader di un’altra formazione politica», precisa Misiani mentre il vicesegretario del Pd, Enrico Letta, parla di «vicenda incredibile. Si riunisca al più presto, ad horas, organo di gestione della Margherita per chiarimenti e decisioni conseguenti Forse saranno i magistrati a chiedere per primi chiarimenti su elementi che stanno emergendo nelle ultime ore. Potrebbe essere sentito Arturo Parisi che ieri ha denunciato pubblicamente come nel bilancio 2011 della Margherita, presentato da Lusi, vi fossero »voci opache«. Una di queste voci sarebbe stata inerente al finanziamento della campagna per le primarie di Dario Franceschini. Parisi chiese spiegazioni allo stesso Franceschini e il capogruppo Pd assicurò, come ha fatto anche oggi, che non chiese un euro alla Margherita: furono spesi 249.000 euro per le primarie. Soldi derivanti da contributi volontari di singoli parlamentari e cittadini, »come risulta dalla documentazione consegnata alla Commissione nazionale di Garanzia ai sensi dell’art. 5 comma 5 del Regolamento stesso«, si precisa. »Della risposta di Franceschini fui e resto ancor oggi convinto«, risponde Parisi. Fu Lusi a mentire. »Franceschini aveva escluso senza esitazione che la Margherita potesse aver contribuito alle spese sostenute per la sua campagna elettorale. Questo in contrasto con la risposta fornitami dal tesoriere del partito a seguito di una richiesta di chiarimento da me avanzata in ordine ad una voce di bilancio di difficile comprensione«, specifica Parisi.

Se Lusi dovesse dimettersi da senatore a subentrargli sarebbe il responsabile Economia del Pd, Stefano Fassina, primo dei non eletti in Liguria. Fassina però ha già detto che non andrà in Senato. «Chiedo le dimissioni di Luigi Lusi da senatore e mi impegno pubblicamente a non subentrargli al Senato e lasciare il seggio a Brunella Ricci di Imperia, dopo di me nella lista -scrive su Facebook- Donna e ligure. Un piccolo risarcimento agli elettori liguri del Pd». Ma «il senatore Lusi -attacca Fassina- non intende dimettersi. E aggrava i danni alle istituzioni della Repubblica, alla politica e al Pd». La vicenda infatti ha riaperto anche il dibattito sul finanziamento ai partiti. Bindi chiede «una legge sui partiti politici che finalmente dia attuazione all’art. 49 della Costituzione. Il caso Lusi »dimostra che non è sufficiente una regolamentazione autonoma, nella Margherita c’erano organi di controllo«. Nichi Vendola, rivendicando lo »stile di vita francescano« di Sel chiede l’istituzione »al più presto un codice di trasparenza, un codice di sobrietà. Quello che è accaduto ci dice che c’è tanta cattiva politica, e che c’è bisogno di tanta buona politica. Lo dobbiamo ai cittadini che guardano al Palazzo sempre più disgustati«

fonte:leggo