In volo con Giselle

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Questa sera alle ore 21, il Rostov State Opera Ballet inaugurerà l’VIII stagione di Danza del Teatro delle Arti con l’amato titolo romantico

 

 

 

Di Olga Chieffi

 

Giselle, il più amato dei balletti romantici, passato alla storia del balletto classico, verrà questa sera messo in scena, alle ore 21, sul palcoscenico del teatro Delle Arti, dal Rostov State Opera Ballet. La versione coreografica proposta da questo straordinario corpo di ballo, che inaugurerà l’VIII stagione di danza del secondo teatro cittadino, nell’ambito del circuito Quelli che la Danza, diretto da Marico Crasto De Stefano, si basa sulla riproposizione di Oleg Korzenkov in aderenza allo spartito integrale della composizione di Petipa, Jean Coralli e Jules Perrot. Il padre spirituale di Giselle è il poeta, critico e scrittore Gautier, mentore di Carlotta Grisi. Assieme al drammaturgo Vernoy de Saint-George e al musicista Adam, puntò su di una leggenda popolare resa nota dal poeta tedesco Heinrich Heine nella sua Germania. Giselle è un balletto a due facce, un atto realistico e uno di fantasia (ballet blanc, si dirà, così come per le Silfidi, nella celebre scena della morte) e di sogno. Il primo atto, come si vedrà, risente della cultura operistica romantica, con amore, tradimento e follia, e, naturalmente, è abbondantemente pantomimico. Il secondo è romantico, nel senso purissimo dell’ultraterreno, dell’ideale femminile senza peso e senza carnalità. Giselle è una ragazza di campagna, corteggiata da un giovane, Albrecht, che si fa passare per un comune mortale. Invece, egli è un principe destinato a un matrimonio con una dama del suo rango. Un geloso rivale, Hilarion, scopre l’inganno e denuncia Albrecht alla ragazza, mentre al vilaggio arriva il corteo di caccia dei Signori. Albrecht è tutto sommato, un buon ragazzo che tenta di uscire dal suo stato noioso, ma non ha la forza di rompere con la famiglia. Per Giselle, allora, è la fine: sconvolta dal dolore, la povera fanciulla, che è anche un po’ malata, impazzisce e muore. Destino degli umili, inutile disperazione del principe. Questo primo atto, di tipo villereccio, ha due caratteristiche, culturalmente è vicino alle storie operistiche, dove abbondano le donne che perdono la ragione o la vita per amore, figurativamente è realistico, con tranches de vie contadina e con la visione di un mondo, che se storicamente è lontano, in realtà è quello di tutti i giorni. La protagonista ha una parte tragica e lirica insieme, fra danze di carattere e molti aspetti pantomimici. Ciò che accade dopo, è, invece, squisitamente romantico. Oppresso dal rimorso, Albrecht vaga per il bosco notturno portando fiori sulla tomba dell’amata perduta. Ma il bosco è una terra fatata, vi si aggirano le Villi, agli ordini della loro regina Myrtha, esse sono gli spiriti delle fanciulle tradite in vita e abbandonate dai loro fidanzati. Per essi, racconta la leggenda, c’è una punizione: sono costretti a danzare fino alla morte. In questo paesaggio lunare e un po’ spettrale, in un clair de lune pericoloso dove spira aria di vendetta, Giselle e Albrecht si incontrano. Giselle è commosa dal pentimento del principe e fa di tutto per salvarlo dalla punizione, affinché viva e sia felice. Mentre Hilarion soccombe, Albrecht sopravvive nella solitudine: gli spiriti delle Villi ritornano, alle prime luci dell’alba, nel regno delle ombre. I prodigi della danza classica vengono esaltati in questo atto, sia nella danza della protagonista che nell’uso del corpo di ballo femminile, disposto in gruppi e assieme di grande armonia. In più vi è una valorizzazione di parti secondarie femminili, sempre nella massima fedeltà allo stile. Giselle è dalla sua apparizione in repertorio e appartiene alla pratica di tutte le generazioni che sono seguite sino ad oggi ed è la prova della sua altissima levatura. La prima ballerina prende davvero il volo con questo capolavoro dove testo, musica e coreografia, sono fuse in un miracoloso tutto unico. Giselle rappresenta la rivoluzione nel campo della danza, banco di prova per ogni danzatrice, supera i confini del romanticismo di maniera per toccare le vette dell’assoluto.