La Società filosofica tra Filosofia e Letteratura

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Martedì 31 gennaio, alle ore 16,30, presso l’Aula Magna del Liceo Scientifico “G.Da Procida”, prenderà il via un corso di aggiornamento e formazione per gli insegnanti di Filosofia e Lettere della scuola secondaria, con un incontro tenuto da Maurizio Ferraris

 

 

Di Antonio Florio

Prenderà il via martedì 31 gennaio, alle ore 16,30, presso l’Aula Magna del Liceo Scientifico “Giovanni Da Procida” di Salerno, via un corso di aggiornamento e formazione per gli insegnanti di Filosofia e Lettere della scuola secondaria, promosso dalla Società Filosofica Italiana sez.ne di Salerno, presieduta da Carmine Mottola, con l’ Università di Salerno Dipartimento di Scienze del Patrimonio Culturale e il Laboratorio di Filosofia e Linguaggi dell’Immagine, in collaborazione con il Liceo Scientifico Giovanni Da Procida di Salerno, sotto l’egida del MIUR. Di fronte alla complessità delle esperienze culturali del nostro tempo, caratterizzate da sempre più forti contaminazioni tra gli ambiti e i linguaggi delle forme di produzione ed espressione del sapere, il percorso intende essere non solo una occasione di riflessione sulle possibili e differenziate declinazioni del nesso filosofia/letteratura e dei relativi codici linguistico-concettuali, ma anche, in maniera strettamente connessa, sui più recenti orientamenti didattici e metodologici in proposito. Sotto quest’ultimo profilo un vantaggio fondamentale, offerto dalle risorse tecnologiche, sarà rappresentato dalla documentazione analitica del processo in un prodotto didattico multimediale. Ciò darà la possibilità di un’ampia fruizione di tale prodotto in contesti diversificati,  favorendo, grazie alla localizzazione di quest’ultimi in un unico ambiente di apprendimento, la fondamentale  integrazione  tra le tradizionali attività didattiche e quelle di tipo ausiliario. Il prodotto multimediale sarà realizzato a cura del Laboratorio di Filosofia e Linguaggi delle Immagini dell’Università di Salerno. Sono previsti quattro incontri, al termine dei quali verrà rilasciato un attestato di partecipazione, affidati a studiosi di indiscusso prestigio, che, muovendo dai propri interessi di ricerca, offrono diverse prospettive  in cui può essere coniugato il rapporto tra la filosofia e la letteratura. Gli incontri, curati da Clementina Cantillo, che si svolgeranno alle 16.30 presso l’Aula magna del Liceo da Procida di Salerno tra febbraio e aprile 2012, con la sola eccezione dell’incontro con il prof. Polizzi, che si terrà al mattino presso il Laboratorio di Filosofia e linguaggi delle immagini dell’Università di Salerno, vedranno la partecipazione dei professori  Maurizio Ferraris, Università di Torino, Stefano Poggi, Università di Firenze, Giulio d’Onofrio, Università di Salerno, e Gaspare Polizzi, membro della commissione didattica nazionale della Società Filosofica Italiana . La prima conferenza, prevista per il 31 gennaio, vedrà la partecipazione di  Maurizio Ferrarris, il quale discernerà sul tema “Che cosa insegna Proust alla filosofia?”. Il docente dell’ Università di Torino grande studioso della Recherche, afferma nel suo volume “Ermeneutica di Proust”, edito dalla Guerini e Associati nel 1987, che la pretesa di verità dell’arte (e certo oramai della filosofia) non si tutela attraverso il ricorso al mistero (ogni enigma in fin dei conti può essere sciolto, sin dal momento in cui viene definito come enigma), ma mediante la tematizzazione della canonicità dei testi filosofici e letterari, che istituiscono un mondo che non esisteva prima di essi. È proprio ciò che, di là da certi autofraintendimenti, come l’insistenza, del resto sistematicamente disattesa, sulle estasi temporali, sulle madeleines, è riuscito ad attuare Proust nella Recherche, opera filosofica proprio nel suo rivaleggiare con la filosofia. La dimensione speculativa della Recherche consiste precisamente nell’aver stilizzato degli universali dell’agire umano (Swann, Charlus, Albertine, Odette) senza cessare di parlare di se stessa, e nell’averli trasmessi a generazioni di lettori come un lascito propriamente gnoseologico, e adempiendo così, in sostanza, allo scopo che Proust aveva anzitutto allegato alla propria opera, quello di essere un telescopio o un paio di occhiali in cui ogni lettore possa leggere in se stesso.