Centoquarantaparole (e oltre): Roma, giornalistisenza tutele, domani sit-in di protesta

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 Roma, giornalisti senza tutele, domani sit-in di protesta

Giornalisti senza tutele, altro che casta;“ 4 euro a pezzo e sotto scorta;”Siamo tutti Giovanni Tizian! Sit-in a Roma, piazza Montecitorio (26 gennaio, ore 14-19)Insieme in piazza per dire NO allo sfruttamento, NO alle mafie Roma, 23 gennaio – Piazza Montecitorio, giovedì 26 gennaio, ore 14 – 19: sit-in di solidarietà per il collega Giovanni Tizian, giornalista precario sotto scorta per le inchieste sulle mafie al Nord, ma anche per “rompere” la solitudine di lavoratori “invisibili” e senza tutele, per chiedere l’immediata approvazione della proposta di legge sull’equo compenso per il lavoro giornalistico non dipendente e per sostenere una trattativa sul mercato del lavoro che cancelli il “precariato a vita” e la deregulation selvaggia di questi anni.

L’iniziativa è promossa dalComitato “Giornalisti senza tutele: altro che casta”, costituito per l’occasione dai giornalisti freelance, autonomi e parasubordinati di Stampa Romana e dal coordinamento precari “Errori di stampa” di Roma, ma è aperta all’adesione e partecipazione di tutti quanti, singoli ed organizzazioni, la condividano. É una tappa della campagna “Io mio chiamo Giovanni Tizian” – promossa dall’associazione daSud – ed è in sintonia con la maratona “Altrochecasta”, organizzata il 22 gennaio a Occupy-Liberazione.eppure siamo quasi tutti sottopagati, senza tutele e sotto il ricatto di perdere il lavoro. Realizziamo inchieste sulla mafia e le sue infiltrazioni al nord, corrispondenze di guerra, reportage da Gaza e dalle rivolte in Iran o Maghreb. Lavoriamo in trincea, fuori dalle redazioni, senza contratto, pagati a pezzo con compensi quasi sempre irrisori, a volte di pochi euro e liquidati a distanza di mesi o con Cococo spesso “capestro”, senza percepire nemmeno un fisso al mese.Retribuiti che peggio non si puòIl 26 gennaio ci ritroviamo in piazza accanto a Giovanni Tizian perché non si può essere pagati 4 euro ad articolo e, come sovrapprezzo, finire sotto scorta. Né si può vivere sotto minaccia, com’è capitato a Rosaria Malcangi, vittima di un’intimidazione dinamitarda in Puglia, o come capita in vari modi ad altri colleghi. Né si può farla finita come Pierpaolo Faggiano, suicida lo scorso giugno: a 41 anni veniva ancora pagato soltanto 6 euro a pezzo. Il precariato sottopagato non è più limitato al “periodo di prova”, cui segue un’assunzione: può invece durare una vita intera, privandoci di un presente dignitoso, rubandoci i sogni, le prospettive di un futuro e a volte anchela dignità personale, prima che professionale. A 30 anni, ma anche a 40 e più anni, si corre tutto il giorno a caccia di notizie, pagati pochi spiccioli, per garantire ai cittadini un bene primario come l’informazione. E poi gli articoli commissionati, ma mai pubblicati, e quindi non pagati: lavoro buttato. Di rimborsi spese nemmeno a parlarne. La pensione? Un miraggio. Lavorare come matti, anche 12-13 ore al giorno senza tutele contrattuali, previdenziali, assicurative, con la pauradi essere “scaricati” da un giorno all’altro per far posto a chi accetta di essere pagato ancora meno. Se chiediamo di essere pagati in tempi certi e decorosi o se protestiamo perché ci riducono un compenso già irrisorio, rischiamo di non lavorare più. Se la testata chiude o decide di non aver più bisogno della nostra collaborazione, siamo senza ammortizzatori sociali. Subito la legge sull’equo compenso: no contributi a chi sfruttaUn lavoro sempre precario, oltre a ledere la dignità personale, rende il giornalista più vulnerabile, in quanto più facilmente oggetto delle pressioni degli editori. E un’informazione sotto ricatto è un gravissimo danno anche per i cittadini e la democrazia. Chiediamo quindi al Parlamento una rapida approvazione della proposta di legge sull’equo compenso per il lavoro giornalistico “non dipendente” in discussione alla Camera: prevede, tra l’altro, che il rispetto dei compensi minimi debba essere requisito necessario per l’accesso a qualsiasi contributo pubblico da parte delle aziende editoriali. Chiediamo che si aprano tavoli di trattativa, a livello nazionale e regionale (con i Ministeri e gli assessorati competenti), per stabilire regole certe in un mercato del lavoro sempre più selvaggio e adeguate misure di welfare

Giornalisti senza contratto; “invisibili” non sono una “casta”, come molti credono, né dei “privilegiati”, come li ha definito un mese fa anche il Ministro del Lavoro Elsa Fornero; da sud a nord il mercato dell’editoria si regge sullo sfruttamento: lo dimostrano le cifre; il giornalismo italiano ha cambiato faccia: gli autonomi e i precari sono ormai più numerosi degli assunti, oltre 24 mila rispetto a 19 mila;le loro firme sono sulle principali testate italiane, contribuiscono per oltre il 50% alla realizzazione di quotidiani, periodici, radio, tv, online.

Comitato promotore “GIORNALISTI SENZA TUTELE: ALTRO CHE CASTA”(Freelance, autonomi e parasubordinati di Stampa Romana ed Errori di stampa)Per adesioni e informazioni:26gennaio@gmail.comfreelance@stamparomana.ithttp://www.facebook.com/groups/freelance.collaboratori/http://erroridistamparm.blogspot.com/http://www.facebook.com/groups/111399755597984/Ufficio stampa: Valeria Calicchio cell. 347.1739345Per interviste: Raffaella Cosentino cell. 333.7401795

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