Antonio Senatore: un flauto per l´opera

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Questa sera, alle ore 19, la prima parte della Filarmonica Salernitana “G.Verdi” farà da padrino, unitamente al pianista Gaetano Santucci, della rassegna i Concerti del Conservatorio al Casinò Sociale

 

 

 

Di Olga Chieffi

 

Omaggerà la splendida sala liberty del ridotto del teatro Verdi, la sala rossa del casinò sociale, il flautista Antonio Senatore, questa sera, alle ore 19, il quale, farà da padrino, unitamente al pianista Gaetano Santucci, alla decennale rassegna de’ “I concerti del conservatorio”, che da sempre ha avuto ospitalità in questa meravigliosa cornice. Antonio Senatore, esponente della scuola di fiati salernitana, nonché docente della nostra massima istituzione musicale e applaudita prima parte dell’orchestra Filarmonica Salernitana “G.Verdi” proporrà un programma adatto a questo luogo, quella Salon Musik ottocentesca, d’ispirazione operistica, che richiede ai suoi cultori una robusta preparazione tecnica, fantasia pronta e versatilità, doti non solo esecutive ma anche d’invenzione e soprattutto di solido mestiere e gusto sicuro. Pagine quelle, che vedrà assoluto protagonista il flauto segnati da una forte carica di sentimentalismo, unito a uno spirito brillante che spesso trova espressione in forme di levigata eleganza, forse, in qualche momento, un po’ troppo alla ricerca dell’effetto esteriore, ma ricche di invenzioni sonore. Alla serata è stato assegnato il titolo  “L’Opera in salotto  parafrasi e fantasie di celebri brani operistici” che principierà con  un portrait di Emanuel Krakamp, eccellente didatta e dal 1841 primo flauto a Napoli nell’orchestra del Conte di Siracusa, ispettore del Conservatorio San Pietro a Majella, nonchè concertatore dei legni, comprendente il  “Divertimento sull’opera Don Pasquale op. 44”, “La Traviata op. 248” e “Il Barbiere di Siviglia op.157” Se l’andamento del successo donizettiano è serrato e riflette una macchina musicale che deriva da Haydn, Cimarosa, Paisiello e Rossini, ma tutta aggiornata con ritmi di danza contemporanei, quali mazurke, valzer e galop, di cui è composta la famosa “virtù magica” di Norina, la Traviata di Verdi riesce a schizzare una sintesi che riassume i tre volti dell’esperienza amorosa di una donna: la bellezza che si fa culto nella libertà, l’affetto d’amante e il sacrificio che già lascia intravedere il rapporto materno, mentre  il brillante Barbiere di Siviglia ha certo misteriosi poteri con le sue musicali creature vive, realizzate a tratti vigorosi, a tinte vivacissime, dal rilievo robusto, e piene d’una allegria così perenne e briosa da dar l’impressione che abbiano cento diavoli in corpo. Si proseguirà, poi con la Fantasia sul Rigoletto op.19 di Paul Agricole Genin, ad eterno ricordo di quella nascita di un teatro, di un fatto scenico e visivo, raro nella sua evidenza perché composto soltanto di suoni, che è l’opera verdiana, fantasia che va a concludersi in crescendo, con le variazioni sui temi di “Caro nome” e de’ “La donna è mobile”. “La pazzia di Lucia, questa pazzia garantita è il soffio più sottile, più leggero, più aereo che si possa dare, e il più gelido, pure. Un idillio a fili d’argento tra Lucia e un personaggio misterioso che lei sola vede, lei sola ascolta. Un gioco bianco in un bianco paradiso. E i gorgheggi, i ghirigori, i «chioccolii» di Lucia le escono di bocca a collana, a pallini sonori, esplodono in aria come minuscoli fiori, inseguiti dalle note rotondette e «soffiate» di un flauto solitario”. Così scrive della follia di Lucia, Alberto Savinio nella sua Scatola Sonora, e con questo divertissement sull’opera di Gaetano Donizetti, composto da Joachim Andersen,  chiuderanno la serata Antonio Senatore e Gaetano Santucci, dedicando al pubblico salernitano quello straniamento assoluto, sotto la spinta di un virtuosismo che ascolta se stesso, come in un gioco ormai slegato dalla realtà, simbolo della più alta vocazione tragica.

 

Olga Chieffi