Arno Bornkamp plays Bach

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Questa sera il sassofonista olandese ritorna a Salerno per un concerto al Casinò Sociale, aurea chiusura della sua seconda masterclass svoltasi presso il Conservatorio Statale di Musica “G.Martucci”

 

Di Olga Chieffi

Questa sera, alle ore 20.30,  la sala rossa del Casino Sociale di Salerno ospiterà il concerto del sassofonista Arno Bornkamp invitato dal Conservatorio Martucci nell’ambito del programma di concerti, conferenze e masterclass internazionali dell’Anno Accademico 2011-2012. Arno Bornkamp, dopo aver dedicato tre giorni di masterclass agli allievi della scuola di sassofono, cattedra, che come è noto, è stata istituita in Italia proprio a Salerno, proporrà un intero programma bachiano. Non c’è nulla di più didattico della musica di Johann Sebastian Bach, la cui pagina unisce insieme melodia, contrappunto e armonia, che uno strumento a fiato quale è il sassofono, attraverso la giusta interpretazione deve pur comunicare all’uditore. Nulla manca a questi lavori fondamentali, quali la Partita per flauto in La minore BWV 1013 – trascritta per sax contralto,  le cinque danze della seconda  Partita per violino in Re minore BWV 1004 chiusa dalla celebrata Ciaccona,creazione gigantesca poggiata sulla più scarna delle figure di basso rinascimentale, che ascolteremo col soprano e la seconda suite in re minore per violoncello BWV1008 – in una particolare trascrizione per sassofono baritono, qui la gamma di espressioni è totale, si estende dalla più filosofica serenità degli andanti e degli adagi, che richiede una disciplina tecnica e ritmica senza eguali, per la durata delle note e per  gli staccati, in particolare lo staccato legato, che deve avvicinare il colpo e il peso dell’arco, sino ai più alti e irresistibili momenti culminanti dei tempi veloci, e ancora la fantasia semi-improvvisata e le forme fugate, nelle quali si richiede la più stretta osservanza della conduzione delle parti, del tempo, dei valori relativi e, naturalmente, del ritmo. Ma di tutte queste qualità, quella che maggiormente domina, è il senso della forma, della struttura, della proporzione. Bisogna graduare i punti più importanti: se ve ne sono molti, è spesso necessario decidere quale sia quello principale, senza mai perdere di vista le difficili esigenze di una struttura equilibrata: cambi di velocità, variazioni di livelli dinamici e “ritardando” possono essere usati solo in proporzioni molto misurate. Alla musica di Bach, bisogna, inoltre, accostarsi con uno stile molto particolare, mai l’esecutore dovrà suonarla per compiacere soltanto se stesso. Certamente lo fa, ma solo ad un livello molto, molto alto: partecipa alla musica con il suo spirito e le sue emozioni, eppure deve cercare di eliminare tutte le impurità spirituali ed emotive. Assieme a Bach e alla fede dell’intera comunità dei credenti, in un’atmosfera devozionale, ispirata da una convinzione religiosa veramente fervente, l’esecutore sottomette la propria persona alla volontà di Dio. In queste pagine c’è un elemento di grande rassegnazione, insieme, però, ad una forte volontà del soggetto di unirsi con Dio, di affermare le conquiste intellettuali, spirituali e sociali dell’Uomo. Non manca né l’orgoglio, né la maestosità, ma, allo stesso tempo, vi si trovano umiltà e rispetto. Questa compresenza è qualcosa, forse, di perduto ai tempi nostri, perché noi consideriamo tali sentimenti come antagonisti ed escludentisi l’un l’altro: ma essi non lo sono e non dovrebbero esserlo. Per essere più precisi le esigenze stilistiche escluderebbero l’uso di vibrati molto lunghi, che dovrebbero passare quasi inosservati e, contemporaneamente, fornire una qualità simile alla voce umana. Certamente, la cosa più importante è osservare la conduzione pura e chiara delle singole voci. Questo vale anche per i numerosi movimenti composti di una sola voce, come ad esempio la partita per flauto, poiché tale apparente semplicità è solo superficiale; in realtà, il sassofono alto dovrà farci distinguere le due, tre, quattro voci, all’interno di quell’unica melodia, attraverso l’iridescenza del suono, quasi a suonarle su “corde” differenti, in modo da far percepire chiaramente la diversità di queste voci che vanno a comporre il misterioso universo bachiano.

 

Olga Chieffi

 

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