Roma. Palazzo Valentini, Sala "Pace". Presentato "Stabat Mater" di Antonella Presutti.

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Articolo di Maurizio Vitiello – Alla Sala “Pace” di Palazzo Valentini, a Roma, presentazione del volume Stabat Mater di Antonella Presutti. 

 

 

Antonella Presutti è nata a Campobasso, dove vive e lavora. 

Insegna Italiano e Latino nella scuola superiore. 

Ha pubblicato un romanzo ed alcuni racconti. 

Martedì 31 gennaio 2012., alle 18, alla Sala “Pace” di Palazzo Valentini in Roma, si è tenuta la presentazione ufficiale del romanzo di Antonella Presutti Stabat Mater (EdiLet – Edilazio Letteraria, Roma, ottobre 2011, codice ISBN 978-88-96517-88-8, brossura con alette, 19 cm , pp. 204, euro 12). 

Il volume è la sesta uscita della Collana “La nave dei folli”, diretta da Marco Onofrio e dedicata a testi di letteratura potenziale e/o sperimentale, selezionati con cura sulla base dell’impatto emotivo, della profondità antropologica dei contenuti, della pregnanza espressiva. 

All’evento, oltre all’Autrice, sono intervenuti gli scrittori e critici letterari: Valentino Campo, Luigi Fabio Mastropietro, Raffaello Utzeri

Nel corso della serata sono stati recitati brani del libro e le Voci narranti sono state le attrici Mari Correa e Maria Cristina Piccinno.  

Si legge in nota quanto segue: Stabat Mater è un miracolo di equilibrio narrativo: 200 pagine di illuminante, abissale profondità, sospese – come il filo teso di un acrobata – sul confine sottilissimo tra i misteri della vita e della morte. Un libro potentissimo, struggente, indimenticabile. 

«Una madre perde il figlio non ancora sedicenne per un colpo di pistola alla testa. Incidente fatale o estremo arbitrio, la tragedia irrompe con violenza inaudita nella vita quotidiana della donna e della sua famiglia. Non si limita a scavare nella coscienza un abisso di colpa e di sofferenza. Divorando l’anima, sconvolge e annienta la stessa percezione del mondo. Come un big bang alla rovescia, dopo l’immane esplosione niente più esiste. O meglio, il nulla, il vuoto infinito esiste da sempre ed esige il suo tributo di conoscenza assoluto. La madre è muta e con il cuore bruciato. Le sono stati cavati gli occhi e spezzate le gambe. Pure deve camminare. La sua voce deve attraversare le quaranta stanze del dolore per pronunciare il verbo in assenza di Dio. Il suo corpo in quarantena deve continuare a stare al mondo dopo la fine del mondo. Lo Stabat Mater racconta questo cammino avernale e taumaturgico, sulle orme delle grandi figure femminili della classicità, da Medea e Antigone fino alla “sapiens” stoica di Seneca. Il cammino che ogni madre incarnata non può compiere senza perdere la propria carne. Il viaggio che ogni uomo di questa terra non può fare senza lasciare questa terra». (dalla nota critica di Luigi Fabio Mastropietro

Da leggere. 

 

Maurizio Vitiello