Alessandro Preziosi è Cyrano al Verdi di Salerno

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Audace oltre ogni logica, nemico giurato dell’ipocrisia, ma vittima dell’amore fino al parossismo. Si confronta con lo spadaccino più famoso della letteratura Alessandro Preziosi, regista e protagonista di “Cyrano”, in  scena giovedì 26 gennaio alle 21 al Teatro Verdi di Salerno con la compagnia Khora.teatro. L’allestimento, che si basa sulla traduzione di Mario Giobbe, resterà in cartellone fino a domenica 29 gennaio, quando lo spettacolo inizierà alle 18.30. E’ intenzione di Preziosi avvalersi di una messinscena essenziale, che induca a puntare completamente l’attenzione su coloro che muovono i fili dell’intreccio, evidenziando il romanticismo che anima la vicenda senza chiudere la porta all’ironia. Non a caso il guascone non si presenta con un naso spropositato, perché ciò che lo differenzia dagli altri viene da dentro, dalla consapevolezza scomoda del proprio valore. Occorre un temperamento d’acciaio per vestire i panni di Cyrano: una figura che fa del vivere sopra le righe in ogni circostanza il suo credo può facilmente indurre chi la vive dinanzi al pubblico a un’esacerbazione ridicola dei sentimenti. Ecco allora che l’attore deve ingaggiare una duplice lotta contro il comune sentire sul palco e contro un ruolo che fagocita chi non abbia energia da vendere. È facile associare a questo guerriero sempre in cerca di una guerra giusta da combattere tutti valori edificanti della lotta per la libertà, ma ciò che colpisce in quest’opera è il peso angoscioso di un’illusione alimentata fino a pagare il prezzo più alto: l’autodistruzione. Il capolavoro di Rostand è una storia di fantasmi. Il triangolo attorno a cui ruota tutto è composto da esseri incompleti che scelgono di anteporre il sogno alla vita. Pur di vivere un amore che non può che tradursi nelle forme della vanità, il personaggio rinuncia a essere un corpo come Cristiano rinuncia ad avere un’anima. Esiste un vampirismo sotterraneo nel testo: attraverso la sua cultura e sensibilità, Cyrano si incarna nel rivale che a sua volta trova solo nella menzogna la sua identità. Un peso insopportabile, tanto che la morte del giovane sul campo di battaglia somiglia più a un suicidio che a un’impresa memorabile.  Rossana, credendo di conoscere il suo innamorato, si consacra a ciò che non esiste fino a fondersi con questa miraggio. Il fatto che,  in un racconto che nasce da esso, l’amore non abbia più consistenza di un’ombra, seduce e lascia nello spettatore l’inquietudine che si prova dinanzi a ciò che non si accetta, ma resta lì, nella sua crudele evidenza.

Gemma Criscuoli