Interrotte e poi riprese le ricerche Gabrielli: "A bordo forse clandestini"

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Per il capo della Protezione civile sulla Costa Concordia potrebbero esserci state persone non registrate. Ma Giampiedroni: “Impossibile”. Le operazioni per trovare i dispersi solo all’esterno dello scafo, che si è mosso fino a un centimetro l’ora. Identificata la donna a cui Schettino ha consegnato il computer

ISOLA DEL GIGLIO (Grosseto) – Un’altra interruzione nella notte, a causa dei movimenti dello scafo. Poi le ricerche dei dispersi sul relitto della Costa Concordia sono riprese, ma limitate alla parte emersa per motivi di sicurezza. I tecnici hanno calcolato che lo spostamento della nave, iniziato intorno all’una (Video 1), è stato di un massimo di un centimetro l’ora. All’isola del Giglio l’amministratore delegato di Costa Crociere Pierluigi Foschi, ha incontrato i parenti di alcuni dispersi. L’ad era accompagnato da tecnici di Fincantieri, che hanno valutato le possibilità di ancoraggio o rimozione del relitto. Dispersi e identificati. Nel fornire gli ultimi aggiornamenti sulla situazione, il commissario delegato all’emergenza Franco Gabrielli ha fatto presente che “a bordo di Costa Concordia potrebbero esserci stati clandestini”, cioé persone imbarcate senza essere registrate. Ma da quanto si è appreso finora, tutte le vittime del naufragio appartengono agli elenchi delle persone che erano a bordo, e al momento il lavoro autoptico ne ha escluso la presenza tra i morti. Anche Manrico Giampedroni, il capo commissario di bordo della Costa Concordia, recuperato 36 ore dopo il naufragio e che ha rischiato la vita per soccorrere i passeggeri, dichiara che la presenza di clandestini sulla nave è un’ipotesi “Impossibile. Sono tutti registrati e fotografati all’imbarco. E’ tutto elettronico”. Spiega Giampedroni: “Che vi siano clandestini o persone non registrate è impossibile – ha aggiunto -. Figuriamoci lavoratori al nero. Non scherziamo. La Costa è una compagnia seria, cose del genere non sono nemmeno da pensare”. Le vittime. Nel corso della conferenza stampa, il responsabile della Protezione civile ha confermato che le vittime accertate sono 13: otto sono state identificate (sono quattro francesi, un italiano, un ungherese, un tedesco e uno spagnolo) e quattro, tre uomini e due donne, non hanno ancora un nome. L’ultimo corpo recuperato è quello di una donna, a poppa del relitto della Concordia. In considerazione di questi aspetti, Gabrielli ha chiesto ai giornalisti di “astenersi da operazioni di sottrazione matematica” che “possono solo confondere ulteriormente le idee” perché “non abbiamo la certezza che le persone non identificate corrispondano all’elenco dei dispersi”. Gabrielli ha poi specificato che le ricerche si concentrano intorno al ponte 4. Per quanto riguarda le identificazioni, al Giglio è arrivato un pool speciale della polizia scientifica, da Roma, in grado di effettuare qualsiasi tipo di test specifico, tra cui quello del Dna su cadaveri irriconoscibili per l’avanzato stato di decomposizione. Gabrielli domani sarà in procura a Grosseto, per incontrare il pubblico ministero Francesco Verusio alle 13 e poi tornerà sull’isola del Giglio per il briefing con la stampa fissato per le 15. L’inchiesta. Sul fronte delle indagini, emergono particolari su quanto il comandante Francesco Schettino ha dichiarato al gip di Grosseto durante l’interrogatorio di garanzia. A cominciare dal fatto che, a suo dire, da due settimane la scatola nera non era più in grado di registrare 2 le comunicazioni tra gli ufficiali. Secondo Schettino, chi avrebbe dovuto risolvere il problema era stato informato. Se quanto affermato dal comandante della Costa Concordia fosse vero, la scatola nera sarebbe utile solo per ricostruire i dati di viaggio. Stando alle indiscrezioni, i pm di Grosseto stanno inoltre cercando il pc portatile che Schettino portò fuori dalla nave e che affidò a una ragazza bionda. Il pc di Schettino. Al momento il computer non è stato ancora recuperato, ma i pm hanno identificato la donna, un avvocato, anche se non è chiaro se della Costa Crociere oppure se un libero professionista, i cui rapporti con le parti in causa sono ancora da appurare. I pm vogliono esaminare il pc anche perché, considerando la fretta con cui è stato ‘passato di mano’ ipotizzano che possa contenere dati importanti. Intanto Costa Crociere ha smentito “categoricamente” le voci, circolate su alcuni media, secondo le quali la compagnia avrebbe ricevuto il personal computer del comandante Francesco Schettino. Verbali, Schettino: “Domnica mai in plancia”. “E’ una nostra amica comune che stava a bordo, era sbarcata dalla nave…”. Così il comandante Francesco Schettino parla di Domnica Cemortan nel verbale di interrogatorio del 17 gennaio davanti al gip di Grosseto quando gli viene chiesto di una signora rumena o moldava che era in plancia come riferito dall’hotel director Giampedroni. Cioè – chiede ancora il magistrato – faceva parte del personale Costa in altre occasioni? “Sì, sì faceva parte del personale Costa in altre occasioni – aggiunge Schettino – però stava fuori dalla porta, cioè non stava nella plancia, stava in retrovia; non è che stava sulla plancia dei comandi perché là non ci faccio entrare nessuno”. Quindi Giampedroni l’ha vista di sfuggita perché lui ha detto che era insieme a voi sulla plancia, insiste il pm. “Glielo può chiedere, non stava su, perché io non lascio venire nessuno; stava, credo, sulla soglia d’ingresso”. Verbali, Schettino: “Sono caduto sul tetto della lancia”. A riprova del fatto che sulla lancia è scivolato e non si è imbarcato volontariamente per scampare al naufragio della Costa Concordia, il comandante Francesco Schettino ricorda – nell’interrogatorio reso al gip – di essersi trovato, scivolando dal bordo della nave già inclinata, sul tettino della stessa lancia che lo ha portato in salvo sugli scogli. “Perché io poi stavo sulla tenda su della lancia, non è che mi sono imbarcato nella lancia; io sono caduto sul tetto della lancia, attenzione! Quindi – dice Schettino al gip e ai pm – se lei mi dice quanta gente ci stava dentro, non lo so neanche, perché poi sono arrivati al buio e sono scesi”. Schettino ricorda, inoltre, di essere accorso al ponte tre anche se avrebbe potuto rimanere sulla nave fino alla fine e fare “l’eroe che sono rimasto a bordo, ma la gente è morta sotto! Perché la mia preoccupazione erano le persone che stavano sulle lance di sinistra che non riuscivano ad essere espulsi”, cioè a distaccarsi dalla fiancata. Foschi su Schettino: “No comment”. Come risposta alla richiesta di un commento sulle parole del comandante Schettino che aveva riferito coma la pratica dell’inchino fosse richiesta dalla compagnia, l’ad di Costa Pierluigi Foschi dichiara: “Essendoci un’indagine della magistratura in corso non possiamo rilasciare informazioni. Continueremo a collaborare con la magistratura”. Dall’equipaggio arriva intanto una dichiarazione a favore di Schettino da Katia Keyvanian, responsabile del servizio clienti della Costa Concordia: “Ho visto il comandante davanti a me alle 23,45 mentre stava aiutando alcuni passeggeri a salire sulle scialuppe di salvataggio sul ponte 3 a prua”, ha dichiarato l’impiegata. Rischio ambientale. Altro fronte su cui è concentrata l’attenzione è quello ambientale. Gabrielli ha comunicato che al momento i test di tossicità delle acque intorno al relitto hanno dato “esiti negativi”, sebbene con una presenza di agenti inquinanti non legati ai carburanti, e che sono già allo studio le contromisure da adottare nel caso la situazione cambiasse. Ad ogni modo, ha aggiunto il capo della Protezione civile, “siamo pronti a raddoppiare il monitoraggio anti-inquinamento”. Ai tecnici regionali dell’Arpat si sono affiancati quelli dell’Ispra, l’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale. L’operazione di bunkeraggio della nave è iniziato con l’invio in mare di due blocchi di cemento da 54 tonnellate e di due enormi boe d’acciaio su una chiatta. Il comitato tecnico-scientifico, che si riunirà nel pomeriggio, potrebbe dare già stasera il via alle operazioni di estrazione del carburante dalle casse del relitto. Genova, corteo dei dipendenti Costa. Centinaia di dipendenti di Costa Crociere si sono radunati oggi a Genova 3 per una manifestazione pacifica in segno di cordoglio per le vittime del naufragio di Costa Concordia, ma anche in difesa dell’equipaggio e, più in generale, del buon nome della loro società. Molti i cartelli e gli striscioni su cui è scritto “L’equipaggio c’è”. Tra le persone in piazza, circa quattrocento, non mancano gli ufficiali in divisa. Bertolaso: “Mancata regia”. Per l’ex capo della Protezione Civile Guido Bertolaso, nella tragedia della Costa Concordia nelle prime ore è mancata la regia e quindi ci sono stati dei ritardi. Dice Bertolaso: “Gabrielli è stato nominato commissario per bonificare la nave ed evitare che ci sia, dopo il disastro umano e di immagine del nostro paese, un disastro ecologico. Prima Gabrielli non poteva intervenire perché i tecnici del ministero dell’Economia del governo Berlusconi guidati dal ministro dell’Economia protempore, appena io me ne sono andato, hanno imposto una norma che ingabbia il capo della Protezione civile che non si può più muovere come potevo fare io dopo un’emergenza. E quindi non è potuto andare lì e nessuno ha coordinato. Eroi ce ne sono stati tanti, i vigili del fuoco hanno fatto un lavoro straordinario, come la Guardia costiera e la Marina, la Guardia di finanza. Ma quando manca la regia, quando manca un attore di controllo si commettono gli errori, si ritarda” LA REPUBBLICA