Giglio Costa Cocncordia, procura indaga Capitaneria di Porto su ritardo nell´intervento e mistero sui radar. FOTO VIDEO

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Una nave fantasma. È questo che trova l’equipaggio della motovedetta «Atruzzi» della Finanza quando arriva per prima, alle 22.30 circa, sotto bordo della Concordia. Che qualcosa non stia andando per il verso giusto lo capiscono al volo: la nave è in balia delle onde con i motori spenti, vedono una persona terrorizzata che si sta calando da una biscaglina calata sul fianco destro della nave, altri passeggeri agitati affacciati alle balaustre. SCHETTINO-DE FALCOSCHETTINO-DE FALCO

Ma sui ponti regna il silenzio, dagli altoparlanti non si sentono annunci, nessun segnale di allarme. Con il megafono chiamano più volte il comandante e gli ufficiali di bordo ma, incredibilmente, non ricevono alcuna risposta. Cosa sta succedendo sulla Concordia?
Perché Schettino e i suoi uomini si rifiutano di rispondere?

Il dettaglio emerge dalla relazione delle Fiamme Gialle allegata agli atti dell’inchiesta ed è fondamentale per stabilire cosa accadde in quell’ora e 40 di misteriosi ritardi in cui, colpevolmente, non venne dato l’ordine di abbandono della nave. Pochi minuti prima dell’arrivo della motovedetta della Gdf, un ufficiale della Concordia era stato contattato dalla Capitaneria di Livorno che chiede insistentemente di sapere qual è la situazione a bordo.

Ma l’omertà è assoluta: «Ripeto, abbiamo un blackout e stiamo verificando». La frase viene ripetuta dall’ufficiale ben 4 volte, una parola d’ordine alla quale si attengono evidentemente tutti gli uomini della plancia. Eppure, ha raccontato Schettino a verbale, quella sera alle 22,05, chiamò a Genova il responsabile della sala operativa della Costa, Roberto Ferrarini, per informarlo «correttamente» di quanto stava succedendo: «Ho fatto un guaio. Ti sto dicendo la verità».

IL COMANDANTE DELLA CONCORDIA FRANCESCO SCHETTINOIL COMANDANTE DELLA CONCORDIA FRANCESCO SCHETTINO

Perché dunque se aveva detto la «verità» alla Costa non fece altrettanto con la Guardia Costiera e la Guardia di Finanza? Il sospetto degli investigatori è che Schettino ricevette disposizioni precise che gli impedirono di comunicare all’esterno la tragedia in atto. Una decisione della Società? O un’iniziativa individuale di Ferrarini? Solo il manager della Compagnia potrà chiarirlo quando verrà ascoltato dai pm.

I quali, in attesa di una decisione del tribunale del riesame sulla sorte di Schettino, hanno stabilito intanto di allargare le indagini sulle responsabilità nei ritardi di quella sera, a partire dalla gestione del sistema AIS, l’apparecchiatura di controllo satellitare delle rotte nel Mediterraneo.

Quando due giorni fa, a 7 miglia al largo dell’isola del Giglio, una nave mercantile è rimasta ferma per oltre 10 minuti, la Capitaneria di porto di Livorno si è allarmata subito mobilitando una motovedetta e scoprendo che era in avaria. «Merito del sistema AIS», spiegano in Capitaneria. E, probabilmente, merito anche dell’attenzione che, dopo la tragedia della Concordia, è scattata sulle coste italiane.

 

Ma prima? Come andarono effettivamente le cose la sera del 13 gennaio anche nelle Capitanerie, adesso è materia d’inchiesta. I magistrati hanno infatti deciso di acquisire agli atti l’articolo pubblicato venerdì da «La Stampa» che riferiva delle mancanze dei sistemi elettronici di ricognizione e di aprire un fascicolo dedicato alla questione. Non a caso, venerdì pomeriggio, esponenti del Comando Generale della Guardia Costiera si sono recati in Procura.

SCHETTINO TORNA A SORRENTOSCHETTINO TORNA A SORRENTO

I magistrati vogliono infatti capire come mai, 20 minuti dopo l’impatto della Concordia con gli scogli della «Scola», sul brogliaccio, alle ore 22 venne scritto che il controllo AIS segnalava «traffico marittimo regolare» e che solo 12 minuti dopo la nave venne individuata sugli schermi, arenata sulle secche di punta Lazzeretto, dove avvenne lo sbarco.

NAVE CONCORDIANAVE CONCORDIA

Inoltre perché, nonostante un sistema di rilevazione costato allo Stato due milioni di euro, ad avvertire la Capitaneria fu un carabiniere di terra, il brigadiere Formuso di Prato, contattato telefonicamente da una passeggera della nave. Infine come mai, a fronte di una spesa di 320 milioni di euro per un sistema integrato di rilevazione radar installato nelle Capitanerie dal 2009, il VTS (progetto Finmeccanica-Selex), che prevede allarmi precisi per gli sbandamenti di rotta come quelli seguiti dalla Concordia, ancora non sono nemmeno iniziati i collaudi.

LA COSTA SERENA PASSA ACCANTO AL RELITTO DELLA COSTA CONCORDIA DA LA STAMPALA COSTA SERENA PASSA ACCANTO AL RELITTO DELLA COSTA CONCORDIA DA LA STAMPA

Fonti della Capitaneria confermano: «Se almeno il VTS fosse stato in funzione, forse una tragedia come quella del Concordia non sarebbe accaduta. Il sistema AIS ci dà solo una rappresentazione grafica delle rotte ma non segnala falle o anomalie. Quando l’operatore controllò sullo schermo vide soltanto una nave quasi ferma davanti al Giglio: una circostanza normale per le navi da crociera. Chi pensa che in una Capitaneria si stia come su una torre di controllo del traffico aereo si sbaglia di grosso».