Meta di Sorrento per Schettino e Costa Crociera agli insulti rispondono con i manifesti

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Ciriaco M. Viggiano Meta di Sorrento. Le polemiche scatenate dal naufragio della Costa Concordia davanti all’isola del Giglio alimentano lo scontro tra Meta e il resto d’Italia. Lo confermano le decine di email che negli ultimi giorni hanno inondato l’ufficio relazioni con il pubblico del Comune. Nel mirino ci sono i vertici dell’amministrazione comunale e gli abitanti della costiera, rei di aver difeso a spada tratta il loro concittadino nell’occhio del ciclone. Ad aprire la strada è stata una lettera anonima, spedita dall’ufficio postale di Padova: «Costa Concordia: al comando il solito terrone incapace». Una seconda lettera è firmata due volte, quasi a voler sottolineare la convinzione con cui viene veicolato il messaggio: «Siete la vergogna dell’Italia e del mondo – scrive Jean Carlo Nardi – Come avete il coraggio di difendere un codardo? Vi dovrebbero cancellare come città». Ma non finisce qui. Bersaglio delle invettive è soprattutto il sindaco, Paolo Trapani, criticato per la linea garantista seguita nelle decine di interviste rilasciate a tv e giornali di tutto il mondo: «Sono allibito per le parole del vostro sindaco – si legge in un’altra email – Come diceva il vostro mitico Totò De Curtis… ma mi faccia il piacere!». Parole che suscitano l’indignazione del primo cittadino: «Non accettiamo condanne senza processo, né per il comandante Schettino né per la nostra comunità – tuona Trapani – È inammissibile che l’immagine di un uomo sia distrutta prima che vengano accertate le sue responsabilità, così come non possiamo accettare che Meta diventi un covo di marinai codardi». A difendere la gloriosa tradizione marinaresca di Meta e dintorni ci ha pensato anche Giancarlo Antonetti, nel corso della conferenza sull’armo a vela latina, svoltasi ieri sera nelle Casina dei capitani: «La marineria sorrentina, vanto della nostra terra in tutto il mondo, non può restare macchiata a vita per un singolo episodio – ha detto Antonetti, attualmente il più anziano comandante della compagnia Tirrenia – Dobbiamo tutelare non solo l’immagine dei nostri marittimi, ma anche l’orgoglio e l’identità della costiera». Nel frattempo, continua la mobilitazione dei metesi a difesa del loro concittadino. Nel pomeriggio di ieri, sul lunotto posteriore di un’automobile parcheggiata nella strada adiacente all’abitazione di Francesco Schettino, è comparso un cartello con la scritta «Fiero di essere metese, cazzo». Un modo per rispondere alla pioggia di insulti che da ormai otto giorni sta cadendo sulla città, facendo il verso alla t-shirt messa in commercio da una ditta lombarda con l’ormai famosa frase che Gregorio De Falco, capitano della Guardia Costiera di Livorno, rivolse a Schettino mentre si consumava la tragedia del naufragio. Infine, anche i parlamentari di riferimento della costiera sono scesi in campo per avere chiarezza sui molti aspetti della tragedia ancora avvolti nel mistero. Il deputato Antonio Palagiano (Idv) ha presentato un’interpellanza urgente al ministro dell’ambiente Clini: «L’errore umano – osserva il parlamentare sorrentino – il dolo o la stupidità esistono ed esisteranno sempre e sono purtroppo inevitabili, nostro malgrado». «Ma nel caso della Concordia erano le conseguenze che non si dovevano verificare – si legge ancora nel documento – Chiedo ai ministri Clini e Passera come sia possibile che una nave passeggeri di ultimissima generazione, che risponde a tutti i criteri di sicurezza possibili ed immaginabili, possa adagiarsi su un lato e affondare, seminando panico e morte: evidentemente, oltre all’idiozia umana, vanno accertate anche altre possibili cause non ancora venute alla luce»