Piano Regionale di Gestione dei rifiuti Urbani.

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      A quasi 18 anni dalla dichiarazione dello stato di emergenza nella gestione dei rifiuti (11 febbraio 1994) finalmente la Regione Campania, spinta dal pericolo di una nuova condanna della Corte di Giustizia europea, ha approvato il Piano Regionale di Gestione dei Rifiuti Urbani. Lo sforzo titanico, come si conviene per tutte le grandi imprese, è stato accompagnato dai commenti esultanti di diversi rappresentanti della maggioranza a cui sfuggono, evidentemente, tutti i contenuti del documento votato.
      Tra le previsioni del Piano quella che risalta maggiormente, è l’assunzione di un obiettivo di raccolta differenziata (scenario B2 del PRGRU) il cui termine per il conseguimento è già scaduto (50% di RD al 31.12.2011 – L. 123/2008), invece di quello più “attuale” del 65% al 31.12.2012 previsto dalla normativa vigente (D.Lgs 152/2006). Da questa impostazione, ovviamente, ne deriva un fabbisogno impiantistico da dedicare allo smaltimento capace di trattare oltre 1.500.000 t/a delle 2.700.000 t/a di RSU prodotte annualmente in regione, corrispondente a oltre il 50% dei rifiuti. Su questi due ultimi aspetti del Piano è utile ricordare che la “gerarchia europea” della gestione dei rifiuti colloca lo smaltimento all’ultimo posto nelle operazioni di trattamento dei rifiuti e, pertanto, un Piano “sbilanciato” sullo smaltimento non può che essere in contrasto con la normativa europea. Inoltre, il D.Lgs. 205/2010 – di recepimento della Direttiva 2008/98 – ha introdotto nel nostro ordinamento il principio dell’”autosufficienza e prossimità impiantistica” per lo smaltimento dei rifiuti, all’opposto la Regione ha pianificato in modo centralizzato lo smaltimento mediante “termodistruzione”, prevedendo grandi impianti distanti dai luoghi di produzione dei rifiuti, finendo col disattendere quella che è la ratio del principio voluto dal legislatore europeo, vale a dire una sempre maggiore riduzione nella movimentazione dei rifiuti. Comprendo, però, che le previsioni del Piano per quel che riguarda il fabbisogno impiantistico da dedicare allo smaltimento risultano condizionate negativamente da quanto già decretato dal Governo Berlusconi negli ultimi tre anni. Infine, non si è tenuta nella giusta considerazione, sia la previsione di diminuzione della popolazione in Campania  con conseguente riduzione della produzione complessiva dei rifiuti sia le azioni da mettere in atto per la riduzione.
      Da quanto considerato affiora un Piano inadeguato a garantire livelli elevati di tutela ambientale e in contrasto con la normativa europea, pertanto difficilmente la Commissione europea – chiamata a decidere se deferire nuovamente l’Italia alla Corte di Giustizia europea – potrà valutarlo positivamente. Se questo è, penso ci sia ben poco da esultare!
 
                                                 avv. Gerardo Calabrese
                                                 Assessore all’Ambiente
                                                 Comune di Salerno 

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